Goodnight Mommy vince il Melies d’oro 2015


In principio fu il granturco, oppure in principio fu l’estate, scegliete voi. Curioso come la cinematografia dell’horror puerile, inteso come genere con protagonisti in età scolare o prescolare, si connoti per la contestualizzazione ambientale, bucolica ad esempio, o stagionale, estiva per esempio, e le esemplificazioni di ciò che andiamo asserendo  sono invero numerose ed immediate, basti pensare all’ininterrotta saga dei Children of the Corn, o a Stand By Me da cui molti derivano e che da molti è derivato, fino ad arrivare a film quali Io Non Ho Paura, che proprio di paura non sono, ma che si giovano sapientemente di quegli elementi strutturali, la connotazione agreste, o la stagionalità, entrambi a denominazione di origine controllata, radicati cioè nella tradizione letteraria anglosassone del Nuovo Mondo prima ancora che nel realismo magico da Apulia Film Commission. Il campo di granturco in estate, torrido non luogo, è infatti il simmetrico americano delll’europea selva, o bosco fittissimo, reso esso ancor più periglioso dalla stagione invernale. Usa vs Europe, summer vs winter, corn vs wood, le dicotomie, ma il cinema mescola e rimescola, compone e ricompone, sovente in modo duale. Ich Seh Ich Seh, di Severine Fiala e Veronika Franz.

goodnicht mommy 1

Che è meglio conosciuto come Goodnight Mommy, quasi a nascondere pudicamente le asperità dell’alemanno austriaco parlato e girato, più che ad omaggiare i propri natali. Comincia che due ragazzini gemelli o poco meno giocano nel grano, esplorano caverne nei boschi, si crogiolano in acque lacustri, poi si ritrovano in una splendida isolatissima magione di villeggiatura, soli quasi. A far loro compagnia, una collezione di viventi blatte malgasce mal riposte in vasetto, un gatto ramingo e, soprattutto, una donna wellsianamente bendata. Donna senza volto e inizialmente silente, da H.G.Wells appunto, ma con immediate associazioni di idee alla Piel Que Abito del buon Pedro, Sarà che in questo film, come nell’iberico, l’attenzione è maniacale verso la composizione degli spazi domestici, sarà che gli arredi ostentatamente artistici  sprigionano il medesimo sentore di troppa esegesi, troppo simbolismo. La donna defasciata sarebbe la madre dei due, tornata però tras-figurata da operazioni chirurgiche conseguenti ad incidente stradale, tanto che parrebbe mutata anche nel timbro di voce, negli atteggiamenti, nel modo in cui è madre senza che ci sia un padre.

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Così, nella casa molto carina, senza interferenza rilevante di agenti esterni , si guarda il progressivo degenerare di un legame ombelicale, il legame di sangue buono che esorbita in sangue avvelenato dai germi del dubbio, del rancore, della colpa. I due bambini, gli uni o il doppio degli uni, sottopongono la genitrice presunta ostile a successive degradanti prove di verità, fino al precipitare degli eventi, in una visione che da rarefatta e stilosa si fa anatomica e orrorifica. L’esibizione del martirio materno, va detto, raggiunge le vette di ciò che di più atroce si è visto nel corso di questo pregno 2015. Al contempo, a questo zenit in eyes wide shut si arriva col fiato grosso, non portati per mano ma costretti da Fiala-Franz in una direzione a senso unico, senza che la visione sia gravida di rivelazioni non etero indotte. Manca del tutto, cioè, la genesi e la piena maturità del perturbante, che negli intenti si vorrebbe affidata al Doppelganger o agli stilemi del racconto di (de)formazione, manca la sostanza dell’horror sotto una forma di foggia impeccabile e finissima.

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Veronika Franz è moglie collaboratrice di Ulrich Seidl, da Ulrich prende le distanze con una macchina da presa dinamica e multiforme invece della di lui inquadratura fissa teatrale o vontrieriana o pornografica che è lo stesso, ottenendo tuttavia un effetto di inquadratura fissa stantia che è antitesi del turbinio magniloquente raggiunto nel di lui cinema. La perfidia di questo giudizio, di cui siamo pienamente responsabili, è dovuta a lei a loro come cineasti tra i più maieuticamente cinici sovversivi e colti del Vecchio Continente, siamo certi pertanto del loro bieco apprezzamento.

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