Love, di Gaspar Noé.


Compulsione: impulso alla ripetizione involontaria di un comportamento irrazionale che affonda le sue radici nell’inconscio. Capitalismo ludico libidico, compulsivo: ideologia fondata sulla ricerca del piacere nevrotico in quanto prescindente dall’appagamento. Capitalismo ludico libidico, compulsivo, via Internet:  ideologia fondata sul piacere della ricerca ripetuta irrazionalmente all’infinito. La ricerca, che è per definizione preliminare al conseguimento dell’oggetto/dell’obiettivo, assume definitivamente in Rete la sostanza e la forma del ricercato annullandone di fatto la funzione. Specie in termini di sesso e di visione, l’infinita accessibilità a video e immagini free on demand on line ha annullato la pornografia in quanto racconto per fasi, dal nadir allo zenit, dalla quiete all’orgasmo, dal preliminare al copulare.  Il sesso in Rete è ricerca clinica di un singolo determinato atto, scevra da qualsivoglia affabulazione o  narrazione. Tutta una vita passata su Google attraverso Google, e solo questo ho capito, che non è più tempo di preliminari. Al cinema invece c’è Love, di Gaspar Noé.

Love 1

Che è un film provocatorio, scandaloso, eclatante in quanto reazionario, perbenista, irrilevante. La promessa sarebbe di sovvertire la visione e la fruizione odierna del sesso portandolo via dai piccolissimi schermi per ricondurlo al grande schermo, circondato da una narrazione strutturata, ripreso con un occhio declamatamente autoriale. Il risultato è una tragedia, anzi, un melodramma amoroso, come lo ha definito l’istrionico regista argentino francese di cultura e d’adozione, e questo è stato il suo unico momento di sincerità. Quando invece ha affermato che Love è pornografia in 3D, nessuna sincerità: Love è necrofilia bidimensionale, né più, né meno, morti viventi che si accoppiano, prolificano, si lasciano, imbolsiscono, si fanno, si cercano, non si ammazzano perché già lo sono, morti. Putrefacentisi sono  i corpi degli attori di carne, magnifici, turgidissimi capi di bestiame in esposizione: il dettaglio hardcore del singolo pezzo di carne è una volta sola, la ripresa endoscopica culminante nella famigerata eiaculazione in 3D. Una schizzata alquanto telefonata questa, tutt’altro fu il coito con l’anguria nella pornochantada Vereda Tropical del tropicalista Joaquim de Andrade. La storia di Love poi, la storia d’Amore, è una microstoria, un triangolino.

Love 2

Lui bell’e dotato, sempre all’erta sempre pronto all’azione, membro adepto del suo membro che francamente strappa esclamazioni ammirate. Lei, la prima lei, moretta occhialuta come una sexy secretary, docile e abilissima nello one to one e one to many. Lei, l’altra lei, bionda eburnea eccellente nella missionaria, meno appariscente ma pelvicamente dignitosa. Anatomie analitiche, zoom ginecologici evitati per un pelo anzi per parecchi peli pubici, riprese senza esclusione di colpi, della quaglia o del leone che siano. Eccitazione e orgasmi non simulati, stimolanti voyeurismi ma asettici incapaci di suscitare pathos. Si credeva  di atterrare nei paraggi del regno di Von Trier, si è invece nelle lande desolate di Reygadas, di Japon e Batalla en el Cielo specialmente, il sesso come rituale funebre disperato disperante, depredato però della rozzezza animale e servito in patina di dubbia classe. E grondante moralismo, che è ancor più grave. Maratone di accoppiamenti furiosi in duplice e triplice assetto, che Noé imputa impunemente all’assunzione di droghe, perversioni da Cronaca Vera che nemmeno il più retrivo piccolo borghese sa più secernere, un senso di dolo e di colpa che permea e domina ogni azione, ogni erezione. Sesso, corpi in (im)moto orizzontale, mentre immoti verticali alle pareti campeggiano i soliti poster, Salò o M di Dusseldorf, o Nascita di una Nazione o Kubrick, sembra incredibile che all’oggi qualcuno nasconda dietro il tazebao dell’ovvio la vana ricerca dell’originalità. Ovunque miasma di membro maschile, anche nell’idea di storia, nella visione di cinema: è il lui che si accoppia con l’una o con l’altra, il lui è che piange e fotte e piange, le lei sono docili giumente, ed anche l’epifania del transessuale, il momento che potrebbe desublimare il maschio represso, si riduce ad una gag da avanspettacolo.

love 3

Si potrebbe salvare, dicevamo, la splendida cornice, le luci, gli ambienti claustro che ricordano il neonoir di Nik Vinding Refn, la costruzione nolaniana ad incastri regressivi, le musiche, ma sono tutti elementi accessori questi, preliminari, che dicevamo nin si usano più, e il film Love resta, nella sua interezza, non un coito interrotto, ma un coito mancato.

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