Victoria, di Sebastian Schipper. Il film meraviglia del 2015


La classifica era quasi pronta, i migliori film del 2015, dieci e non più di dieci, una scelta ponderata, sempre sofferta, il cappello su un altro anno di meraviglie ed entusiasmi. Ancora qualche posizione da verificare, comunque si, il podio era bell’e cristallizzato, lo miravo e rimiravo compiaciuto, roba buona, verdetti largamente condivisibili, post da dare in pasto ai posteri. Poi, la sera del 14 dicembre, ancora il divino paranoico, Lui, il Dio del Cinema, si presentava  a me nemmeno evocato, mi spalancava gli occhi e mi squarciava il cuore. Un miracolo, un prodigio, un film che balza di slancio tra i migliori tre del 2015, forse tra i migliori di sempre. Victoria, di Sebastian Schipper.

victoria2

Il cinema tedesco, avanguardia libera e radicale dell’Europa nel vecchio millennio, attraversa in questi anni una crisi strutturale più che congiunturale. Nel 2014 sono stati prodotti e distribuiti 73 film, nel 2007 erano 122, che è grosso modo la cifra della produzione italiana dell’anno passato. 73 film sono un’inezia per un mercato che ha sviluppato un fatturato di 980 milioni di euro (vs. 575 mln€ dell’Italia), eppure detengono una quota di mercato considerevole, pari al 26,7% del totale (vs 27,7% Italia sul mercato nazionale). 8 titoli tedeschi  – tra essi  Der Medicus, Vaterfreuden, Fack Ju Göhte – hanno superato il milione di biglietti staccati, segno di un apprezzamento nazionale e popolare consolidato, tuttavia tra essi manca lo special one, un prodotto di portata e spessore internazionale, capace di parlare al mondo in modo differente rispetto al verbo logoro di Wenders o al clamore rinculante di Von Donnersmarck. Manca, per meglio dire mancava, perché appunto Victoria è giunto nel 2015 come una benedizione, cominciando il suo cursus honorum da Berlino (Orso d’Argento 2015), passando per Melbourne e San Diego, ricevendo consensi plebiscitari come osanna al Toronto International Film Festival: Victoria is filmmaking at its boldest and bravest. It’s not to be missed, hanno scritto estasiati i critici canadesi. La cifra del prodigio di cui anch’io sono testimone e consapevole nunzio passa primariamente dalla tecnica adoperata da Schipper, un genio, un Maestro, un folle, che ha girato un film di 138 minuti in one shot. Un unico piano sequenza, nudo e crudo, vero e senza soluzione di continuità, mica quell’artificio stiloso di Inarritu, mica quella giostra mortifera di Gaspar Noé.

victoria_3

Il linguaggio filmico evoca una distopia metropolitana alla Refn nel periodo dei Pusher: una notte allucinante nella vita di Victoria, twenty-something spagnola emigrata a Berlino, da quando lei balla da sola in un techno club in Kreuzberg a quando conosce e si accompagna ad un quartetto di Berliner indigeni avvinazzati, all’apparenza bruti ma forse buoni, calorosi nel freddo di una città spettrale. Sono le quattro e tutto va bene, forse ci scappa anche il flirt con Sonne il guascone, ma questo è un thriller cupissimo,  non – o non solo – una commedia romantica, ed ecco spalancarsi la porta dell’inferno,  una rapina che i compari devono compiere all’alba ed in cui la coinvolgono, dapprima a sua insaputa, poi come complice benevola, infine come leader carismatica. Mentre il cielo sopra Berlino si rischiara, la gang rapina, festeggia nel techno club dell’inizio, ad attenderla fuori die Polizei: inseguimenti, sparatorie, fuga, sangue, tensione, sangue ancora. Ed un neonato, un orrore anche solo pensarlo, utilizzato come ostaggio inerme per continuare la fuga verso il sole del giorno, verso la fine o il nuovo inizio. La macchina da presa non si ferma mai, non perde mai il filo della visione, 138 minuti di inquadrature significanti e pregnanti, un’opera divina,  un alchimia diabolica. Victoria non parla tedesco, solo inglese o spagnolo, ed io la guardo straniata mentre gli sprovveduti  delinquenti  latrano nel loro  idioma alieno, poi guardo attraverso gli occhi di ciascuno di loro, Sonne appunto, poi il pavido Blinker, il dannatissmo Boxer, Fuss lo stonato, ricordo i loro nomi ancora oggi e li ricorderò per tanto tempo ancora. Scene di interni, salite verticali, riprese statiche o in movimento, dentro e fuori le auto, dentro e fuori la follia dell’insospettata piega degli eventi, una storia superba che mozza il fiato, al servizio della quale è la tecnica prodigiosa e non viceversa, qualcuno ha scritto che la tecnica virtuosissima di Schipper immerge e non distrae, è questo il cinema, è questa la grande illusione.

Victoria poster

 

One shot, two hours, total triumph, ha titolato il britannico The Guardian. No one believed Sebastian Schipper could make Victoria in one take, ha scritto Indiewire. The punk rock, single-take cinematic triumph of the year, secondo the Daily Beast. Questo, per tutti noi, per tutti voi, è Victoria, questo è il cinema che abbiamo negli occhi, sia lodato il Dio del Cinema. Sempre sia lodato.

Advertisements

2 pensieri su “Victoria, di Sebastian Schipper. Il film meraviglia del 2015

  1. Pingback: Victoria – Sebastian Schipper (2015) – lacrime nella pioggia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...