Star Wars: Il Risveglio della Forza. Vi meritate J.J.Abrams?


La sospensione dell’incredulità è un valore assoluto, non il valore assoluto. Serve un contratto sociale, o individuale, un negozio sempre rinnovato tra spettatore e regista affinché un film si configuri come una visione veritiera e corretta, true and fair view diciamo, mutuando il principio dai bassifondi della ragioneria e portandolo a nuova vita. La fiducia infatti è una faccenda diversa dalla fede, la curiosità una parente lontana dell’interesse, ma fiducia, fede, curiosità e interesse trovano sintesi in una sola parola, credibilità, che può essere un biglietto da visita in fieri, o per converso  un’ultima carta, un all-in da giocare quando il baratro è oramai prossimo. Elucubrazioni sparse le mie, per significarvi che questo Star Wars è una vergogna, e J.J. Abrams è il peggiore degli impostori.

star wars

I sospetti erano già fortissimi, con i cani e i vigilantes agli accessi, gli obblighi di riservatezza, il controllo marziale sulle lingue, la schedatura dei fruitori alle anteprime sparse per il pianeta. Succedeva che la Disney, memore del suo passato reazionario e maccartista, si adoperava per debellare il passaparola virale, comunque forte di un fomento spontaneo come un plebiscito, un’isteria armata e mascherata alimentata da stolidi e prezzolati buontemponi, non ultimo Barack Facce Ride Obama. Tutti questi no comment, tutta sta sequela di achtung si erano già visti negli anni plumbei del Cavaliere Oscuro e dell’edonismo nolaniano, anche allora si erano rivelati presagi infausti, solo che nel caso dell’uomo pipistrello si voleva occultare la deriva autoriale di un prodotto giunto oltre le soglie di ogni più ragionevole saturazione, nel caso del Risveglio della Forza l’intento è un inganno di portata planetaria. Il settimo episodio della saga cui non si vuole staccare la spina, atteso come la fine o l’inizio del mondo,  dura infatti venti minuti appena, il tempo per apprezzare la sola vera idea di sceneggiatura, uno stormtrooper che diserta, Spartaco Nero che spezza le catene del Primo Ordine, si toglie la maschera bianca e sotto è, appunto, nero, afroamericano, per di più pacioccone e combinaguai. Che l’universo dei blockbuster si stesse dewaspizzando era acclarato, qui però la multirazionalità taglia come un boomerang, non si capisce infatti perché sia un nero a doversi liberare della crudele schiavitù interstellare, per giunta in funzione di un ruolo narrativo che per tutti i rimanenti superflui 114 minuti lo vedrà gregario, apolide,c omunque  funzionale alla parabola dell’eroe bianco. Eroina, certo, virginale e asessuata, con inspiegabili e inspiegate capacità di learning by doing, che con il suo agire è uno spregio all’anima più profonda dell’opera di Lucas, alla spiritualità insita nel tirocinio Jedi.

Ecco, Il Risveglio della Forza non è un film spirituale, non concepisce l’emozione, rimuove ogni suggestione, ha l’obiettivo di apparecchiare il già visto e il già immaginato, trascinandosi tra trovate e personaggi molli come metaboliti, scarti di lavorazione, materiale di repertorio. Icone pop come Han Solo e Leia tumulate desacralizzate e mostrate senza pudore, all’apice della putrefazione, cattivi in maschera così asettici ed anonimi da essere costretti a dismettere travestimenti in cambio di un qualche simulacro di espressione, parricidi consumati con l’ansia furtiva di una sveltina, sia mai gli spettatori siano portati a soffrire o a provare emozione. Tutta la visione è anempatica, anaffettiva, l’intento non è colpire o soddisfare un target di appassionati, ma sfiorare quanti più target possibili, in un’età compresa tra i 3 e i 100 anni, in logica pay per view. Abrahams è un ruffiano, mica ci pensa a Frank Herbert e a tutto quello che originò i film di Lucas, lui pensa – o è costretto a pensare – ai Guardiani della Galassia, a Wall-E, a District 9, al Signore degli Anelli, a Harry Potter, a Indipendence Day, pensa anche a tutto lo sci-fi seriale che ammorba i nostri piccoli schermi, dimostra di essere un misero clone di Spielberg, nemmeno troppo evoluto.

E guardare Oscar Isaac, uno dei volti del cinema del nuovo millennio, ridotto ad ammiccare e a gigioneggiare come un Will Smith qualunque, beh, più che una vergogna, è un crimine, da vendicare in singolar tenzone, ma a mani nude, chè le spade laser non funzionano più come una volta.

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11 pensieri su “Star Wars: Il Risveglio della Forza. Vi meritate J.J.Abrams?

  1. Non voglio criticare una tua lettura, ma cercare di capire alcune differenze molto grosse presenti nelle due trilogie e in quest’ultimo film.
    Parli di incredibile learning by do della nuova eroina.
    Perché Anakin, che incomincia l’addestramento da moccioso, dopo anni e anni si fa battere da Obi Wan (forse il lato oscuro è meno forte della luce?) mentre Luke, dopo appena quattro anni di pratica Jedi arriva a battere Vader?
    Anakin sempre seguito da un maestro.
    Luke il primo lo perde a metà film e il secondo gli da due dritte su Dagobah.
    Certe speculazioni a volte non fan bene e certamente la sospensione che richiede questo film non è cosa da poco, ma lo stesso Lucas ha creato un po di confusione e discrepanze in questo spirituale e mistico tirocinio Jedi.

    • verissimo, ma qui il tirocinio è ridotto all’osso, da autodidatta della Forza, e non ho visto alcun mentore. Sembra uscire rafforzato il concetto di predestinazione a prescindere dalla consapevolezza, mentre la consapevolezza era alla base della lezione Herbertiana prima ancora che Lucasiana

      • Mi viene in mente Han in Episodio VII, quando salva Lando, sparando alla cieca…manifestazione della forza?
        Analogia con l’addestramento Jedi? (Luke, sul Millennium, quando riceve una delle prime lezioni da Obi Wan).
        Di certo Han Non ha avuto alcuna dritta.
        La cosa è comunque interessante.

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