Una questione d’istinto: ALL’ASSALTO. Le radici del RAP in italiano


E’ il 1990 a Roma, a Piazza del Popolo la manifestazione sindacale volge al termine. Sul palco fa irruzione un gruppo di studenti col volto coperto, si schierano come un servizio d’ordine del ’77, parte una base musicale incalzante e ossessiva, e per qualche minuto microfono e potere sono nelle mani e nelle rime di Onda Rosse Posse. Batti il tuo tempo. Batti il tuo tempo per fottere il potere.  Una bomba lirica e ritmica, Militant A e Castro X incendiano la folla. E nella folla un guaglione, arrivato insieme ad altri da Napoli per boicottare, contestare, sabotare e lanciare bulloni contro i leader sindacali, è colpito dalla potenza di questo blitz musicale. Lui, cresciuto con il rock, il metal, e comunque con le chitarre e i capelloni, resta folgorato, proprio come Joe Strummer restò folgorato davanti ad una esibizione live dei Sex Pistols, e decide immediatamente che quella era la strada giusta, che si poteva e doveva fare così. Il guaglione era ‘O Zulu, che racconta questa storia, tra le tante storie, nel documentario di Paolo Fazzini All’Assalto – Le Radici del Rap in Italiano.

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Anche se il 1977 era passato da un pezzo gli slogan del movimento erano legati a doppio filo con il linguaggio dell’autonomia, e la liberazione dei detenuti politici – residuato della lotta armata – era ancora uno degli argomenti ricorrenti nelle assemblee. Serviva un mezzo nuovo per fare musica militante (le lagne cantautorali su chitarra acustica avevano fatto il loro tempo), le università erano occupate e il rap era perfetto, dirompente, accessibile, democratico. Le “posse” italiane nascono per questo motivo, oltre che per reagire al clima di tensione costante, come a Bologna, dove le scorribande della Uno Bianca finiranno per influenzare il testo, e la risonanza, di Stop Al Panico. Roma e Bologna, quindi. E Milano. Ma non solo, le spore rilasciate da Onda Rossa Posse attecchiscono subito in ogni angolo dello stivale, anche in Abruzzo dove si fanno strada – oltre all’esplosivo Lou X – le Menti Criminali: una posse formata da A.N.D., Larsen e Faz, ovvero Paolo Fazzini che ha diretto All’Assalto. Abbiamo avuto il piacere di rivolgergli qualche domanda.

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Il documentario inizia con un accenno a dei cortometraggi horror da te diretti, che per quanto amatoriali e improbabili, hanno avuto un seguito notevole, a cominciare dalle rime di Psicopatico, un brano che mette insieme le tue due passioni, cioè il rap e il cinema del terrore. Poi è arrivato Mad In Italy – titolo geniale – il tuo lungometraggio girato interamente ad Ascoli Piceno.

In quegli anni per me, A.N.D. e Larsen vedere film horror e ascoltare dischi  rap, girare corti e realizzare i primi brani delle Menti erano attività che svolgevamo contemporaneamente, quindi è stato inevitabile che andassero a contaminarsi: nei corti horror inserivamo brani hip hop e nelle nostre canzoni inserivamo riferimenti cinematografici. Era naturalissimo. L’apice è stato il brano Psicopatico, inserito nell’album Provincia di piombo, ma ancora prima avevamo registrato “Faz è risorto” reperibile nel nostro primo demo pubblicato, Compromessi. Tutte queste passioni ce le siamo portati dietro. Personalmente ho continuato le attività di regista e autore, quindi quando mi è capitato di poter girare il mio lungometraggio Mad in Italy ho voluto rifarmi un po’ al mio background. Altrettanto naturalmente è nata l’idea di realizzare un mixtape che mescolasse la colonna sonora del film con sonorità hip hop. Così alcuni gruppi hanno realizzato dei brani ispirati alle vicende del film. Da qui è possibile scaricare gratuitamente il mixtape:

https://www.jamendo.com/album/97894/mad-in-italy-mixtape

e chi volesse invece la copia fisica del cd non deve fare altro che richiederlo a noi.

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Quali sono le tue visioni recenti preferite?

Le uscite dei film in Italia si sono ridotte notevolmente nel corso degli anni…ormai le cose più interessanti le reperisco quasi esclusivamente in dvd o blu ray di importazione perché sono film che non trovano distribuzione ufficiale da noi. Il mio stesso film Mad in Italy è paradossalmente uscito in dvd negli Stati Uniti e non in Italia. Mi piacciono molto le serie televisive e non solo americane, anche in Europa abbiamo produzioni molto interessanti, basta pensare all’inglese Black Mirror. Ma ci sono moltissimi altri esempi. A me continua a piacere un cinema indipendente forse non perfetto, non luccicante, a volte difettoso in certi meccanismi, ma che comunque osi rischiare. Un film come A girl walks home alone at night non passa inosservato, per quanto abbia dei difetti: un film diretto da una regista iraniana, girato in bianco e nero che sembra un horror ma senza una goccia di sangue, con metafore sociali piuttosto complesse merita, secondo me, una visione.

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La vampira in chador è piaciuta molto anche a noi, e abbiamo adorato Black Mirror. Chi, invece, ritieni sia più dannoso: Checco Zalone o Muccino?

Non saprei, non ho mai visto i loro film, solo distrattamente qualche sequenza…non mi interessano. Il cinema è anche mercato quindi loro vendono un prodotto che la gente acquista. Punto. L’uscita dei loro film mi sembra che venga vissuta un po’ come una partita di calcio, un festival di Sanremo, una serata in discoteca…insomma, come un evento conglomerante. Non so se sia dannoso, ma sicuramente non è benefico per l’industria del cinema, come invece molti critici affermano. E’ benefico solo per le tasche di chi guadagna con quei prodotti.

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In parte per i luoghi in cui nascono e proliferano – che sono praticamente gli stessi – e in parte per l’attitudine politica che, con le dovute differenze, è sempre rivolta contro il potere, il punk-hardcore e il rap in Italia hanno avuto punti in comune, radici comuni, e spesso anche i volti dei musicisti in comune. Quale pezzo punk cita il brano Paranaja delle tue Menti Criminali?

Il brano da cui abbiamo preso ispirazione per il ritornello di Paranaja è Naja de merda del gruppo punk romano Bloody Riot. Lo abbiamo scritto nel momento in cui i nostri due dj erano partiti per svolgere l’allora obbligatorio servizio militare. Una piccola curiosità: al termine del brano si sente una tromba che suona Il silenzio, note che in caserma scandivano il termine della giornata. Quei suoni sono stati direttamente registrati dal nostro dj con un registratore portatile proprio all’interno della caserma.

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Quanto tempo ci hai messo a raccogliere i filmati, le registrazioni e tutto il preziosissimo materiale che compone il film? La gestazione è stata più o meno lunga per Mad In Italy?

Mad in italy è un lungometraggio di finzione mentre All’assalto un documentario, due prodotti diversissimi con diversissimi modi di produzione. Mad in Italy è stato realizzato nel corso di 2 anni circa perché ha coinvolto diverse fasi di riprese e parecchie persone che ci hanno lavorato. Per terminare All’assalto ho impiegato circa 3 anni ma i tempi lunghi sono caratteristica dei prodotti realizzati in maniera completamente indipendente. In questo caso non volevo mettermi fretta e volevo un po’ di tempo per riflettere tra una fase e l’altra.

Hai incontrato difficoltà nel coinvolgere i protagonisti, qualcuno si è rifiutato di partecipare?

Diverse persone che ho contattato erano un po’ restie a parlare di quegli anni e di quelle situazioni ma poi, riallacciando i contatti, chiacchierando di nuovo, ricordandosi del gruppo di cui facevo parte, si sono lasciati andare a hanno condiviso ricordi e materiali. Non potrei mai ringraziarli abbastanza per la fiducia che mi hanno concesso.

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A cominciare dal titolo, e finendo con i contenuti, è evidente che la pensiamo allo stesso modo sull’importanza di  Militant A e delle sue esperienze prima con Onda Rossa Posse e poi con Assalti Frontali. Nel 2016 Assalti continua a esistere, tra l’altro. Due anni dopo lo spartiacque Sangue Misto (il disco che segna il passaggio ad una nuova era e che significativamente chiude il tuo viaggio), Assalti Frontali realizza, con la preziosa collaborazione dei Brutopop e la produzione di Don Zientara, Conflitto. Una strada ancora una volta nuova e originale, e per me uno dei migliori dischi in assoluto di tutti i tempi. Se fosse stato realizzato da un gruppo americano, credo che avrebbe avuto ben altra risonanza. Che ne pensi di Conflitto? Preferisci il rap non contaminato?

Personalmente ho sempre preferito il rap non contaminato ma ci sono stati dei gruppi che hanno realizzato del crossover che mi è piaciuto…penso agli Urban dance squad, ai Rage against the machine e ovviamente i geniali Beastie Boys…Conflitto è un album che si è andato a inserire in quell’ondata di inevitabile contaminazione dei generi che ha coinvolto molti gruppi. Il risultato degli Assalti frontali è stato innegabilmente di qualità ed è stato molto bello assistere anche ai live di quel tour. Energia allo stato puro.

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Numero zero, All’assalto. E’ casuale l’uscita ravvicinata di queste due creature in qualche modo imparentate anche dai comuni legami con il punk, e dalle intenzioni giustamente storicizzanti nei confronti di un fenomeno ricco e stratificato come il rap in Italia? Che ne pensi di Numero Zero? L’hai visto a lavorazione ultimata o durante?

Credo sia del tutto casuale, ma non è casuale il desiderio di raccontare cosa sia successo e cosa sta succedendo nell’ambito dell’hip hop nel nostro paese. Ai titoli che tu citi aggiungerei anche Street Opera, e Il Cerchio, documentario sulla break dance italiana anche questo di recentissima produzione. Mentre realizzavo All’assalto non sapevo cosa stessero facendo gli altri e probabilmente gli altri non sapevano di me. Ci siamo scoperti reciprocamente solo quando eravamo in postproduzione e quindi le voci iniziavano un po’ a circolare. Sfortunatamente però non sono riuscito a vedere Numero Zero, ma credo che abbia un’anima completamente diversa.

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Assalti Frontali, 99 Posse, Sud Sound System, L.H.P., Il Generale, Sa Razza, Menti Criminali, Cuba Cabbal, disegnano con le loro testimonianze una mappa dettagliata, mentre si alternano immagini di esibizioni live rarissime e i puntuali interventi di chi, come il giornalista Alberto Piccinini, battezzò con un articolo sul Manifesto la nascita del fenomeno. Il documentario di Fazzini ricorda anche l’eterna polemica Major si/Major no, l’esperimento di totale autogestione della produzione e vendita della Cordata, i dissidi tra le crew di Roma e Bologna – dissidi che comunque non mettevano in discussione le radici comuni. E poi la musica: i primi approcci più amatoriali eppure più variegati, quando i campionamenti non erano assolutamente limitati all’universo della black music; si campionava di tutto, dal progressive al punk, magari procedendo a tentoni ma con l’entusiasmo a mille. E nella musica, nelle rime, ci finiva inevitabilmente la vita di strada, il mondo, le tragedie piccole e grandi. Che finivano per modellare e trasformare lo spirito stesso dei dischi. Emblematico il caso di Terra Di Nessuno, il primo LP di rap italiano, realizzato da – si, ancora loro – Assalti Frontali. Alla prevedibile furia ribelle, in quel disco si aggiunge il cupo riecheggiare della guerra del golfo, e la poesia del dolore, nelle bellissime rime che in almeno tre dei pezzi dell’album omaggiano Paola, aka Cheeky P, morta in un incidente stradale a soli 22 anni, proprio mentre il disco nasceva.

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C’è tutto questo e molto altro, dentro All’Assalto. Non è solo una storia di rap.

 

 

 

 

 

 

 

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