Krigen, il film danese in corsa per l’Oscar 2016


L’armadillo è un animale bizzarro, sembra disegnato da George Lucas, o da Moebius. La sua corazza non lo protegge dai veicoli rombanti sfracellanti nelle assolate e polverose strade del Texas, ma in molti sono disposti a giurare che possegga straordinari poteri rimbalzanti, sarebbe capace di deviare le pallottole o addirittura rispedirle verso il punto esatto da cui provengono. Le sue budella poi, se maneggiate incautamente, sono capaci di trasmettere all’uomo, pensate un po’, la lebbra. Premesse malauguranti, eppure il maggiore Anders Stæhr Storrud, a capo del contingente danese in Afghanistan, chiamò Armadillo la base che i suoi andavano costruendo, in zona talebana, in onore della mascotte – un armadillo, appunto – che portava seco e da cui era inseparabile. Il maggiore morì ammazzato 3 mesi prima che i lavori fossero ultimati, e il nome zoofilo fu dismesso, per ritornare come titolo del documentario danese premiatissimo a Cannes nel 2010. Questo invece è Krigen, di Tobias Lindholm

A WAR

Che è il candidato danese all’Oscar 2016 e sarebbe pure, lo dico con facile ironia, concorrente particolarmente agguerrito, non fosse che in competizione c’è Il figlio di Saul, davanti al quale si può soltanto genuflettersi e sgranare gli occhi. Alla regia c’è Lindholm, già sceneggiatore per Vinterberg (Submarino) e poi autore del pregevolissmo Kapringen – Il Riscatto, film partito in sordina ma poi affermatosi in tutto il mondo grazie alla potenza ed alla precisione chirurgica della sceneggiatura, imperniata sulla tragicità dei rapporti di forza, o dei giochi di ruolo, delle strategie no win che vengono ad instaurarsi in caso di eventi imprevedibili e traumatici. Kapringen, amici miei, è l’unico film che mi ha portato a solidarizzare con un Direttore delle Risorse Umane, a comprenderne l’angoscia, l’intrinseco filantropismo, a disvelare la ferale inadeguatezza insita nell’abusato concetto di leadership.

a war 4

Si parla di rapporti umani in contesti critici anche qui, in Krigen, dove il titolo privo di articolo determinativo o indeterminativo già mira a spostare la questione dal particolare all’universale. Claus è il comandante operativo di un contingente danese in Afghanistan, umanamente affranto e tormentato da mille legittime contraddizioni, circa l’inutilità dell’intervento cosiddetto di pace, o la lontananza forzata dalla famigliola nella placida e pacifica Danimarca, oppure dalla caducità dei suoi soldati che saltano sulle mine allegramente dilaniati. I riferimenti filmici sono precisi, c’è Hurtlocker e Redacted, non potrebbe essere altrimenti visto che Bigelow e De Palma sono gli unici ad aver fatto vero cinema embedded su questa invisibile (per noi), permanente guerra al terrore. C’è invero anche un Danish Sniper nel film, che farebbe pensare alla lezione di Eastwood, ma va considerato invece alla lettera, come occhio che guarda un nemico così lontano da sembrare surreale, o invisibile. L’invisibile ovunque, hanno scritto i Wu Ming a proposito del primo conflitto mondiale, la definizione è universale, vale per tutte le guerre. Lindholm si mette a raccontare una storia semplice, universale, classica, costruendo personaggi così banalmente solidi e concreti da catturare il massimo interesse, nella massima, ambigua empatia. La prima parte è dentro la sporca guerra, in quasi POV, fino all’azione in cui il comandante, sotto il fuoco nemico di incerta provenienza, ordina il bombardamento a tappeto di una zona abitata. La seconda parte, in quasi Hollywood, è la corte marziale,con un processo intentato all’eroe de guera per lo spropositato numero di vittime civili in quell’azione.

a war 2

Qui sta lo zenit del film, nella discussione di pura filosofia teoretica su quei morti, se vadano considerati innocenti o colpevoli sulla base della denunciata presenza, da verificare, di forze nemiche  tra le donne e i bambini deceduti. Occorre pertanto che il contingente intero testimoni o suffraghi la mendace affermazione del suo leader, che affermi sotto giuramento di avere effettivamente visto, guardato, un terrorista nell’atto di compiere azioni ostili. Lindholm quindi vola altissimo, si interroga sulla potenza della visione e sulla ipocrisia dello sguardo, incapace oggi di determinare causa ed effetti dell’orrore perché costretto alla cecità dietro il muro sbrecciato delle convenienze, colpevole perché dolosamente inconsapevole.

a-war 3

Krigen è come un armadillo, corazzato, apparentemente innocuo, potenzialmente mortifero. E’ anche, fino al midollo, un film danese, quindi aria buona, fresca, coraggiosa. Ci auguriamo che, presto o tardi, qualche italico audacissimo regista giri Lince, sulle eroiche invisibili gesta dei nostri militi pacifondai in Terre d’Oriente.

Annunci

2 pensieri su “Krigen, il film danese in corsa per l’Oscar 2016

  1. Wow! Voglio vedere questo film !! Ho visto un altro film diretto da Tobias Lindholm – Kapringen (il film è meraviglioso). Grazie mille!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...