L’Ultima Parola: La Vera Storia di Dalton Trumbo. (Fate attenzione: il vostro vicino è un comunista!)


Grande, grandissimo John Goodman. E’ lui a impersonare il produttore cinematografico Frank King (uno che oggi dirigerebbe la Asylum, probabilmente), un capitalista genuino (ex contrabbandiere quindi) e ignorantissimo che non esitò ad assumere Dalton Trumbo e i suoi amici finiti sulla lista nera maccartista. Quando un inviato della “associazione cinematografica per la tutela degli ideali americani” (ahahah!) osa entrare nel suo ufficio per intimidirlo, e spingerlo a licenziare le pericolose spie sovietiche, King/Goodman diventa una belva furiosa, agguanta una mazza da baseball e comincia a spaccare tutto urlando: “Non me ne frega un cazzo, io produco immondizia! Vuoi chiamarmi sinistroide sui tuoi giornali? Fai pure, la gente che guarda i miei film del cazzo non sa neanche leggere! Faccio questo lavoro per i soldi e la fica, ed entrambi cadono giù dagli alberi. Vuoi togliermi il lavoro? Fallo, e questa mazza sarà l’ultima cosa che vedrai, ti ammazzo di botte con questa mazza.”

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Prima un braccio, poi l’altro. Poi le gambe. Poi, ancora, l’agghiacciante, lenta, inesorabile scoperta dello stato del suo corpo. Cieco, muto, sordo, ma con i pensieri loud and clear che trasmettono la sua disperazione, l’angoscia, il terrore. Per parecchio tempo Dalton Trumbo per me è stato “solo” il regista di E Johnny prese il fucile, sapevo poco di lui, per anni ho immaginato che fosse una sorta di artista protopunk, un outsider militante, un regista geniale e senzatetto o quasi. La potenza e l’essenza underground di quel film ne erano responsabili, a me sembrava addirittura sbalorditivo che qualcuno avesse prodotto un lavoro simile.

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E invece Dalton Trumbo era un’uomo che “parlava da radicale e viveva da uomo ricco” come lo apostrofa il suo amico Arlen Hird, inesistente nella realtà, efficace simbolo in celluloide dei numerosi amici di Dalton finiti nella blacklist. Quarant’anni dopo l’ottimo Il Prestanome di Martin Ritt, e 25 dopo il soporifero Indiziato Di Reato di Irwin Winkler, il tema del maccartismo torna al cinema e lo fa con l’abito buono. Una produzione totalmente e genuinamente hollywoodiana, un soggetto (sia umano che cinematografico) ricchissimo, dal quale non era difficile attingere per creare un film ultraclassico, dignitoso, accessibile a chiunque e privo di malafede, revisionismi o eccessivi approfondimenti politici e giudiziari che lo avrebbero appesantito rendendolo innocuo e condannandolo all’oblio.

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Il marpione Jay Roach fa la cosa giusta, assemblando un prodotto di sicuro successo, divertente e coinvolgente, che ruota tutto attorno al suo protagonista incontrastato, il volto eterno di Walter White di Breaking Bad; è lui a vestire i panni (e a sfilarseli, pure) di Dalton Trumbo, e a correre (per quanto ce ne freghi) verso l’Oscar. Roach e lo sceneggiatore John McNamara fanno la cosa giustissima, usando le stesse identiche armi di Dalton Trumbo, confezionando cioè un prodotto d’intrattenimento pop e mainstream – piegando la realtà, semplificando e inventando personaggi di contorno – per raccontare una storia e schierarsi nella maniera più schietta e sincera possibile dalla parte giusta.

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Bryan Cranston è passato dalla produzione propria di metanfetamina all’assunzione di benzedrina, necessaria per restare sveglio il più possibile e lavorare su tre, quattro sceneggiature contemporaneamente e consegnarle – con falsi nomi o prestanomi – il più presto possibile, venderle a un decimo delle sue tariffe abituali (abituali prima che l’ombra della HCUA oscurasse il suo preziosissimo lavoro) e vederle trasformate al cinema in film di genere, di serie B e C, low e ultralow budget, ma per noi fondamentali per la storia del cinema tutta e potenti, sovversivi: in qualche modo ognuno di questi film racconta della persecuzione di Trumbo e compagni(a) e delle tremende conseguenze morali, professionali e umane subito dagli Hollywood Ten.

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Scriverò almeno un film all’anno con i King Brothers, per mia scelta e con orgoglio. E cercherò di renderlo il miglior film che io sia capace di creare.

Dalton Trumbo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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