El Club, di Pablo Larrain. Bergoglio contro i malefici Zurdos


Uh, com’è difficile restare calmi quando i bimbi crescono ed i preti imbiancano. Vi confesso di aver peccato di superbia, per Carnevale avrei voluto travestirmi da Pseudo Simon Wiesenthal, per dare la caccia, non ai nazi imboscati, ma ai preti intruppati, quelli criminali, quelli stupratori, pedofili, maniaci, impettiti, impuniti, trasferiti. Ho cominciato a raccogliere materiale, circoscrivendo il periodo agli ultimi 30 anni,  ma l’impresa si è rivelata da subito titanica, centinaia di migliaia i casi accertati nel mondo intero, senza distinzione di sesso razza lingua o classe sociale, perchè i buoni pastori calano cristianamente la verga sul gregge tutto, pecore nere e pecore bianche, pecorine, pecorelle. Ero oramai prossimo allo scoramento, poi, su un quotidiano cileno, mi è apparso Bergoglio, la pope-star del cordoglio, e il suo anatema mi ha indicato la “retto” via. Zurdos!, ha tuonato il Gesuita. Non credete agli Zurdos, ai mancini, ai sinistrorsi, ai comunisti insomma, cileni e internazionali, che diffondono sui media pettegolezzi sulla Chiesa infetta e sul marciume dei suoi ministri. El Club, di Pablo Larrain, Orso d’Argento alla 65ma Berlinale.

el club

Che  avrebbe meritato un titolo italiano esegetico e traslitterante, avrebbe potuto chiamarsi, chissà, Quattro Sacerdoti e Un Foro Anale. Un film straordinario, girato da un regista straordinario, Pablo Larrain, 39 anni, maestro, genio, di cui per doveroso fine divulgativo continuo a citare la misconosciuta Profugos, dacchè la trilogia di Pinochet è già negli occhi di tutti. El Club è un film di genere, un Pretish, un Vatican holocaust movie appunto, come il coevo celebratissimo Spotlight. Mentre il film confratello hollywoodiano si traveste da inchiesta giornalistica e disvela i rapporti tra media, comunità, chiesa e potere, il sudamericano sceglie una strada più intimista, una visione claustrofobica che ricorda da vicino la cifra e le vette di Ulrich Seidl. Differenze di linguaggio e di stile per la medesima ipotesi accusatoria: la pedofilia non è semplicemente tollerata dalla chiesa cattolica, è perpetrata, favorita, legittimata, è un modo per l’esercizio di potere.

THECLUB--620x330 (1)

Il club di cui al titolo, fuori di metafora, è una casina sul mare in un paesello cileno, ove quattro bonari ottuagenari vivono a pensione, dedicandosi all’allevamento di un levriero da corsa. Sono essi sacerdoti negletti, interdetti al contatto con il mondo e all’esercizio delle funzioni ecclesiali, accuditi da una sorella dis-ordinata nei voti e nella mente, dalla moralità alquanto opinabile. Sono nascosti al mondo ma liberi, perché il club non è un carcere, è un buen retiro, per illanguidirsi nel rimpianto senza mai essere sfiorati dal rimorso. L’ordine costituto viene sconvolto dall’avvento di uno strano figuro, un mendicante,  un orco, un freak, che dalla strada declama pedissequo e monotòno gli stupri subiti per anni, parola per parola, parola di dio. Sul sangue suicida rosso di vergogna -, e sul rischio che la notizia voli di bocca in bocca – viene ad indagare un giovane gesuita, bello, barbuto, elegante, sportivo, la nuova chiesa contro la vecchia, e il film diventa un legal thriller, noi la giuria, lui l’accusatore, contro i vecchiacci bastardi che non chinano la testa, accusano loro e lui diventa l’accusato, loro sono il giusto, gli amici del dittatore incontrato da Wojtyla, loro, in fin dei conti, hanno eseguito gli ordini, praticare e tramandare pratiche sessuali criminose, ma necessarie. Condivise.

wojtyla-pinochet

La visione apparecchiata da Larrain è schietta, fuor di metafora,  l’occhio resta fisso sul paesaggio dei volti e la tensione dei lineamenti, la pietà scolora in ironia, il cinismo attizza la suspense. Cinico, che in greco significa canino, proprio del cane, il levriero appunto, ennesima vittima sacrificale, innocente perché nei testi sacri dell’universo mondo si immolano innocenti, gli innocenti sono proprio un succulento pallino per gli dei, innocenti come l’orchetto verboso con la sindrome di Tourette, mandato alla mattanza  per mano dei fedeli catechizzati a dovere. Potrebbe finire tutto a schifìo, come un film danese, come un film di Vinterberg, invece questo è un film cileno, ed è di Larrain, la beffa ai perdonisti deve essere grandiosa, universale, serve quindi un nuovo equilibrio, un nuovo status quo, dove vittime e carnefici vivano insieme, dentro quattro mura accoglienti, lontano dal mondo e dal clamore dei media, tra tentazioni e psicofarmaci. Parola del Signore.

club-855x570

Ad inizio del post si è parlato delle avventure di Bergoglio contro i malefici Zurdos: qui uno degli articoli originali, per chiunque voglia saperne di più. Non bastasse, qui la mappa dei casi di pedofilia nella sola Italia. Non bastasse ancora, qui la notizia sugli scandali interni alla Commissione Pontificia sui reati di pedofilia. Qui, ancora, le presunte omissioni di Bergoglio nel suo periodo argentino. Dulcis in fundo, dulcis in retro, nelle Norme de Gravioribus Delictis, diffuse dalla Santa Sede nel 2010, all’articolo 6 la pedofilia  è definita “Delitto contro il costume”: Padre Lombardi, all’epoca interpellato, ebbe modo di precisare “che “trattandosi di norme interne all’ordinamento canonico, di competenza cioè della Chiesa, non trattano l’argomento della denuncia alle autorità civili”.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...