Hollywood uncredited: we need to talk about Trumbo. Part I


Hollywood is to celebrate another Stalinist screenwriter. The Blaze, punto di riferimento degli ultraconservatori, così titolava in occasione dell’uscita in sala di Trumbo. Con lo stesso garbo, la seguitissima opinionista Ann Coulter attaccava il protagonista Bryan Cranston (“From Meth Cook to Hitler Apologist”). Per converso, il democrat-issimo Huffington Post usciva con un editoriale altrettanto moderato, Anti-Communist Mythomaniacs and Dalton Trumbo, in cui i Blazers erano più volte definiti “vespacce”, e Coulter etichettata come “vespa regina”. A seguire il progressivo scadere del dibattito di quei giorni, si arriva quasi ad apprezzare l’eloquio raffinato di Salvini o Gasparri. Meglio astenersi. Il fatto rilevante è che l’affaire Trumbo sia ancora capace di rimestare nel ventre molle della società americana, di scatenare la consueta paranoia nazionale, di risvegliare un furor ideologico da operetta. A leggere i commenti agli articoli anti-Trumbo usciti su siti di destra in questi mesi, sembra di vivere nel 1948. L’eminente Conservapedia, enciclopedia onnicomprensiva on line dei cattolici integralisti, ci informa che fu uno sceneggiatore, comunista, membro della Hollywood Ten: la famigerata lista di proscrizione – registi e sceneggiatori condannati e oscurati, in quanto antiamericani, dall’accolita del senatore McCarthy – che fu anche una sorta di associazione di categoria, megafono capace di denunciare ai media mondiali l’attentato ai diritti costituzionali, di pensiero, voto, associazione, impunemente perpetrato nella patria dell’Occidente libero.

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Questo è il punto saliente, a scanso di equivoci: l’editto bulgaro con rilevanza penale subito da quegli artisti fu solo indirettamente provocato dalla loro attività creativa, direttamente invece dall’affiliazione al partito comunista americano, con annessa presunta attività di propaganda e proselitismo. Conservapedia ci illumina sul tema, scrivendo che prima degli Hollywood Ten e della Blacklist ci sarebbe stata una ben più empia Red List, avallata dal partito comunista e della quale Trumbo era fautore, che ostracizzava a Hollywood lo sviluppo di film di stampo anticomunista o antistalinista. Folklore revisionista a parte, vero è che nella Hollywood degli anni 30 e 40 Trumbo, iscritto realmente al partito comunista, aveva acquisito un potere enorme: era lo sceneggiatore più talentuoso e pagato, scriveva sull’Hollywood Reporter editoriali in cui condannava l’avidità della majors e l’abusata tirannia dei registi (“un film è delle maestranze che ci lavorano, non dei registi”), dirigeva la rivista dello Screen Writer’s Guild, associazione di categoria degli sceneggiatori. Sotto la sua guida, lo Screen Writer sostenne la mozione condotta da James Mc Cain (La Fiamma del Peccato) circa la necessità di collettivizzare il lavoro di scrittura attraverso un’authority nazionale, una SIAE corporativa, un kolkhoz creativo, che dovesse vedere e provvedere per tutti: “(… )ogni scrittore professionista avrebbe dovuto rimettere i diritti d’autore all’authority, che a sua volta avrebbe venduto gli stessi alle società editrici/produttrici, redistribuendo i ricavi tra gli associati” (Tim Palmer, in Side of the Angels: Dalton Trumbo, the Hollywood Trade Press, and the Blacklist). Già questo basterebbe per lanciare Trumbo nel firmamento delle icone comuniste di tutti i tempi ( e fu sicuramente la scintilla che fece esplodere il fuoco di fila della HUAC); aggiungiamoci poi che nel 1939 pubblicò Johnny Got His Gun, il suo romanzo più famoso e grande apologo pacifista. Dopo Pearl Harbour, però, gli USA entrano in guerra e Trumbo, d’accordo con gli editori, ne interrompe le ristampe in attesa della fine del conflitto.

Deep Hollywood

Nel 1944, curiosamente, fu lui ad agire da “delatore”: aveva ricevuto una serie di lettere di simpatizzanti nazisti che gli chiedevano copie del libro ed un suo intervento diretto contro la discesa in campo degli Stati Uniti. Denunciò la cosa al FBI che mandò due agenti a casa Trumbo. E gli agenti si disinteressarono completamente delle lettere, per indagare piuttosto su di lui. Come invece scrive l’eminente Arthur Eckstein, professore di storia americana dell’Università del Maryland e illustre Trumbologo da noi direttamente interpellato,  “Trumbo spontaneamente denunciò al FBI queste persone come disertori, pacifisti (!), antisemiti” (The Hollywood Ten in History and Memory”, A. Eckstein). He named names, per dirla con Eckstein, fece la spia, rovinò vite, reputazioni, famiglie. Il puzzo di revisionismo è sospetto, a dir poco. E certamente he didn’t name names anni dopo innanzi a Parnell ed alla Inquisizione maccartista, rifiutando di rivelare i suoi rapporti con il partito e l’elenco dei suoi iscritti/associati, appellandosi legittimamente al primo emendamento. Dalton Trumbo era quindi un esempio nitido, rarissimo, di intellettuale americano organico al socialismo sovietico? Neanche per idea: negli anni successivi fu espulso in quanto antistalinista, avendo criticato aspramente le posizioni antisemite e razziste del leader Biberman. Erano gli anni in cui Trumbo, costretto a lavorare come sceneggiatore sotto pseudonimo, pagato quanto uno stagista, “pensava che coloro i quali avevano fatti i nomi, e coloro che si erano rifiutati, erano allo stesso modo vittime di una situazione sconveniente, la Guerra Fredda. Nello stesso periodo rivelava di aver tenuto sempre, ben nascosta, una collezione segreta di autori proibiti dal partito comunista, a riprova della sua posizione critica e non ortodossa. L’assunto che anche i carnefici fossero vittime era ben difficile da sostenere, e non fu infatti la posizione degli altri della Hollywood ten” (A.Eckstein). Anche qui, che sia vera per intero o no la dichiarazione, sembra di captare lo stesso tono delle dichiarazioni dei post-fascisti italiani quando tentano di snaturare il significato del 25 aprile.

trumbo anime

Si è parlato di una Deep Hollywood, o di una Lost Hollywood, con riferimento agli anni in cui Trumbo ha lavorato da sceneggiatore di contrabbando, uncredited o sotto falso nome; si è ipotizzato che senza gli inquisitori la storia del cinema avrebbe preso direzioni diverse, ancor più radiose. Elucubrazioni, pippe mentali, che disconoscono il vero driver del cinema commerciale di quegli anni e di sempre, cioè le majors e le case di produzione, per le quali gli sceneggiatori, a centinaia, erano un bene fungibile da inserire in catena di montaggio, con ben poco margine di autonomia di scrittura. Paradossalmente , è stata una benedizione che Trumbo abbia agito nell’ombra, esplorando negli anni della latitanza nominale (1947/1960) la gamma completa dei generi, gangster movie, noir, sci fi, western, camuffando da prodotti minori opere ad elevatissimo coefficiente di sovversione, sempre seminali per il cinema a venire, spesso ancor oggi insuperate.

trumbo red

Trumbo Uncredited

Mezzo minuto dopo l’interrogatorio subito da Trumbo ad opera della Commissione sulla Attività Anti Americane (HUAC), si fanno vivi i King Brothers, con la stessa tempestività dei venditori di ombrelli alle prime gocce di pioggia. Dopo un’onesta carriera nel contrabbando, si buttarono a capofitto nella produzione cinematografica: una volta tastatone il successo – e i guadagni – decisero di proseguire da indipendenti. Se diventarono in poco tempo i sovrani assoluti del cinema di serie B, il merito fu proprio di Dalton Trumbo, al quale si rivolsero non certo per affinità politiche: da blacklisted, il cachet dello scrittore si abbassò di molto. La decennale collaborazione fu (forse) inaugurata – prima ancora che da La Sanguinaria – da Violenza (1947), ufficialmente scritto soltanto da Daniel Fuchs, l’autore del racconto da cui è tratto. Barry Sullivan è Shubunka, un gangster con la faccia sfregiata e gli occhi da bimbo implorante. Il suo piccolo regno è Neptune Beach (una sorta di versione distopica di Coney Island), il suo pavido partner possiede una gelateria che è anche la location di gran parte del film, con una galleria di avventori e lavoranti molto accurata. Geloso fino alla paranoia della sua donna, per la quale spende tutti i suoi guadagni, Shubunka perde di vista gli affari e non si accorge che un clan rivale sta per spodestarlo. Finirà ovviamente male, sotto la pioggia battente, solo e rassegnato. In questo film sono tutti traditori di tutti, regna un cinismo incontrastato sin dalle prime battute in voice-over di Shubunka: “Non sono un ipocrita. So che tutto quello che ho fatto è marcio e viscido.  So cosa pensa la gente di me. Che differenza fa? Cosa me ne importa? Ho una cicatrice, si. Capita di farsi male, quando lotti per uscire dalle fogne”. Sono indizi rivelatori della mano di D.T.? Forse si, forse no. Dall’interrogatorio di Trumbo all’uscita del film passa poco più di un mese, forse troppo poco per scrivere un film; forse no, conoscendo i ritmi di lavoro di Dalton. Il mistero resta.

[Dossier completo su Nocturno, num.159, ora in edicola]

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