Ex-Machina, Oscar per gli effetti speciali, è un plagio. Abbiamo le prove.


A pensare bene, si potrebbe ritenere che esista un immaginario collettivo che determini singolari analogie di rappresentazione, in intervalli di tempo limitato. A pensare così così, si potrebbe considerare la potestà del tempo contingente sulle tematiche, parlando allora non più di scopiazzamento, ma di libera ispirazione. A pensare male, si dovrebbe sospettare che la mole di film prodotta nei medesimi intervalli di tempo, di fama e distribuzione altamente variabile, costituisca un serbatoio inesauribile di plagio per i mestieranti più scafati e astuti. What We Do in the Shadows ad esempio, il film australiano pluripremiato nel 2015: originale, esilarante, magistrale. Una mera copia di Vampires invece, uscito nel 2010. E adesso Ex-Machina, del nuovo profeta Alex Garland, uno che quando gli passavano le versioni di latino in classe aveva l’accortezza di cambiare le parole, come ha fatto qui, nei confronti di Uncanny, senza nemmeno ringraziare Matthew Leutwyler.

uncanny

Argomento di entrambi i film è l’intelligenza artificiale, quindi più che di plagio è corretto parlare di clonazione dell’uno verso l’altro. L’accusa è forte, difficilmente sostenibile se si si considera la tempistica della distribuzione, con Ex-Machina che ha visto la luce delle sale nel 2015, prima dell’uscita, direttamente in Home Video, di Uncanny. Va invece considerata la tempitica di lavorazione: da IMDB apprendiamo:”Uncanny was actually shot August 2012 – 3 years before Ex-Machina was released, but was stuck in post production due to its small budget. ” Questo è il primo indizio.

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Considerando la sceneggiatura, entrambi i film sono ambientati in un non luogo claustrofobico (il laboratorio), hanno 3 protagonisti principali, due uomini e una donna, si sviluppano nel medesimo arco temporale (1 settimana), attorno alle stesse faccende (il test di Turing). In entrambi i film si assiste ad un conflitto tra intelligenze naturali ed artificiali, innescato da una forte, ambigua, mutevole tensione sessuale. La sceneggiatura è pertanto il secondo indizio.

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Il terzo indizio invece, minimo come un dettaglio, è la vera pistola fumante in mano a Garland: Caleb è il nome del protagonista di Ex-Machina, ma è anche il nome della persona cui telefona la protagonista di Uncanny, per raccontargli dell’esperienza che andrà a vivere. Caleb, non John Smith, non proprio un nome comune.

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Tre indizi sono già una prova, poi Garland ha l’accortezza di virare sul glamour e sul celebrale, mentre Leutwyler sceglie l’organico ed il viscerale, con risultati assai più intriganti. Se non ci credete ancora, cliccate qui ed ascoltate, in Podcast, il nostro intervento sul tema delle intelligenze artificiali, perchè noi sappiamo quello che vediamo.

cooper hugmented

 

 

 

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