Complimenti Per La Festa. Ci meritiamo i Marlene Kuntz


Catartica l’ho scoperto su una musicassetta. Ne ricordo ancora la copertina, creata in casa con i titoli scritti a penna e il ritaglio di una foto presa da un giornale. Me la spedì un’amica da Pordenone, con la quale scambiavamo musica, parole, passioni. Quella cassetta ha avuto una vita breve e intensa, l’ho consumata fino a distruggerla. E quando poi ho acquistato il cd, ha subito la stessa sorte. Certo, ha vissuto molti più anni, ma alla fine anche il cd era completamente rovinato e inascoltabile, saltava su ogni lettore. Migliaia e migliaia di ascolti. E’ stata vibrante epifania, rumore e poesia a trafiggere il cuore e il cervello, una sequenza impressionante di canzoni fragorose. Un disco che domani, 22 anni dopo la sua uscita, ascolterò ancora con lo stesso totale coinvolgimento. Due anni fa i Marlene Kuntz hanno calcato, per l’ennesima volta, i palchi di tutta Italia per festeggiarne il ventesimo compleanno. Sebastiano Luca Insinga ha seguito la band per tutto il tour, il risultato è un documentario passato anche nelle sale cinematografiche: Complimenti Per La Festa.

mk uno

Lascia che ti vomiti un’onda di parole, Ma Ma Marlene è la migliore!

Nato anche grazie ad una riuscitissima campagna di crowfunding, il diario di viaggio dei Marlene in tour è arricchito da immagini e storie che tornano indietro nel tempo, e raccontano la genesi della band. Non ci stupisce affatto sentirli rievocare un concerto in una birreria, quando il gestore disse “ragazzi, vi pago lo stesso, ma smettete di suonare. Andatevene.”

E’ tutta rigidità, è tutta rigidità, se metto F sai, si che lo sai, che cosa fa?

Cinque, sei, sette, non so quante volte ho visto i Marlene dal vivo, di più forse. E ogni volta emerge sempre, anche ora che siamo invecchiati noi e loro, uno strano desiderio che è quasi sessuale, è più che sessuale forse, ed è quello di ascoltare, ancora una volta, Sonica. Cristiano nel film dice di voler suonare anche a sessanta, settanta anni, sempre. Augurandosi che a settant’anni magari il pubblico non gli chieda di tuffarsi sulla batteria e di spaccare tutto. O di suonare Sonica, ancora una volta.

mk due

Fragori nella mente, rumori dolori, lampi tuoni e saette, schianti di latte, fragori e albori di guerre universali

Il racconto corale evidenzia giustamente la fortunata e casuale serie di eventi e incontri, di ripescaggi e persone decisive che hanno tracciato la strada che ha portato alla nascita di Catartica, ma la parola chiave è: disciplina. I Marlene Kuntz si sono fatti un mazzo così per mesi e mesi, provando ogni sera fino alle due di notte.

Intanto l’aria intorno è più nebbia che altro, l’aria è più nebbia che altro

Ai primi concerti sferraglianti la gente assistiva con gli occhi sgranati, il sound era qualcosa di pazzesco, sexy e oltraggioso, alieno per la provincia di Cuneo come per tutte le province italiane.

Il modo è giusto son sicuro: schiacciare contro questo muro, pressare schiacciare il tuo muso contro questo muro

Le parole di Federico Fiumani, Federico Guglielmi, Alberto Campo aiutano a tracciare il quadro delle aspettative che si crearono attorno al disco, e poi due ex-CCCP ricordano il loro ruolo, fondamentale, per la nascita e il successo: Gianni Maroccolo e Giovanni Lindo Ferretti.

Forse, sicuro, è il bene più radioso che c’è. Lieve svenire per sempre persi dentro di noi

Ed è confortante sentire come, anche per personaggi del loro calibro, l’ascolto di Catartica è stato tanto importante, terapeutico nel vero senso della parola, visto che Ferretti lo ascoltò a ripetizione durante la sua convalescenza: era appena uscito dall’ospedale, stava tornando pian piano a vivere.

Mi mancano le piogge di petali, il dio-amore e tutto il resto davvero!

Fu anche la prima uscita discografica del neonato Consorzio Produttori Indipendenti, e non poteva esserci debutto migliore: dopo i Marlene vennero Yo Yo Mundi, Santo Niente, Marco Parente e tanti altri, i novanta sono stati anni fertili per il rock italiano, e cantato in italiano.

Io sono fuori di testa? Si sono fuori di testa! Hai mica visto volare il mio teschio, signore? Perché ho perso la testa

Chè le parole sono importanti, e molto spesso i testi rovinano la musica delle rockband italiane. Con i MK succede l’opposto, i testi sono talmente belli, ricercati, lirici, da attrarre ascoltatori insospettabili: capita di incrociare ragazzi che dicono di ascoltare poca musica italiana, fondamentalmente De Andrè e Marlene Kuntz.

mk tre

Ho l’universo in fiamme che mi lacera, le gambe rollano e non c’è da ridere

Certo, sentire Cristiano Godano che canticchia Zucchero nel backstage fa accapponare la pelle. Ma è un solo un attimo, smette subito.

Resto solo io con la gioia che mi do, resto solo e corre via quello che non ho

“Mica facile suonare insieme per più di vent’anni”, dice il chitarrista Riccardo Tesio. “E’ un rapporto molto intimo, il nostro. Siamo più che fratelli.”

Scopo coi giorni a venire ma non vengo mai

Complimenti Per La Festa dura troppo poco, alla fine ne vogliamo ancora, avremmo voluto ripercorrere tutta la loro storia. Ma il film nasce con un intento preciso e lo svolge per bene, stop.

Staccala tu la mala mela,  lei non sarà mai stolta così da cadere giù

Senza cercare trovate ingegnose o arzigogoli registici, Insinga – che ha studiato i documentari rock degli anni sessanta e settanta – fa la cosa giusta, mostrandoci i membri, passati e presenti, dei Marlene Kuntz per come sono davvero.

Secondo: ci sedemmo a due a due sbagliando le accoppiate

Quella dei MK è una storia seria e lunghissima, che continua ancora oggi, fiera e viva. E’ appena uscito il loro nuovo, decimo disco, e non è affatto male.

mk quattro

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