Nina Forever. Quello che le donne non dicono.


A volte Il cinema di genere strizza l’occhio al cinema sui generi, e quando accade i risultati sono sorprendenti. Penso alla zombie comedy, un filone oggi abusatissimo al cinema ed in tv, nella sua variante più ilare, cioè la Dead Girlfriend Zombie Comedy, territorio esplorato pure da un mostro come Joe Dante. Qualcuno, nel regno Unito, ha avuto la felice idea di innestare nella DGZC i tratti salienti dell’home invasion e di mescolare il tutto con aggiunta di sesso, dramma e humor nero, anzi nerissimo. Nina Forever, primo lungometraggio dei fratelli Ben e Chris Blaine.

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Chi vi scrive è un rosicone, nell’accezione anterenziana del termine: il sottoscritto è infatti solito recriminare sulle infinite vite possibili lasciate alle spalle, sugli universi alternativi preclusigli da traumatiche interruzioni di relazioni scellerate. Ogni storia che ho avuto è una tomba nella memoria, e pensarci ogni tanto è come andare al cimitero e portare fiori freschi alla morta di turno. Nina Forever parte forse da questo assunto ma lo sviluppa in modo sorprendentemente originale: c’è una ragazza di 19 anni, Holly, nata crocerossina,  aspirante infermiera,  sepolcrale come Cristina Ricci, sensuale come Scarlett Johansson, che si invaghisce di Rob, un tipo menagramo con aspirazioni suicide, lo corteggia e ci finisce a letto. Accade però che al culmine dell’amplesso il letto si metta a grondare sangue, generando dal suo interno – molle insacchettate? Lattice? Schiuma poliuretanica? – il cadavere dinoccolato di Nina, la ex girlfriend, morta in incidente di moto con lui alla guida. Nina accampa pretese di possesso sulla vita il corpo e gli spazi domestici del ragazzo, ma è anche evanescente, perché al fare del giorno sparisce, lasciando su lenzuola e pareti i quintali di plasma versati. Ci sarebbe da chiamare un esorcista, invece Holly agisce come tutte le donne del mondo reale quando cominciano una nuova relazione: entra in competizione con la morta, decisa a sopraffarla per sottrarle il dominio del maschio imbelle. Comincia quindi con la captatio benevolentiae verso la de cuius, marchiandosi con un tatoo commemorativo del suo nome per l’eternità, ma i risultati non sono quelli sperati. Si lancia allora in pratiche erotiche estreme, un threesome in cui si cimenta con il petting all’unghiuto cadavere mentre Rob la monta. Niente, lei c’è.

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Dismesse le armi negoziali, Holly passa allora alle maniere forti: si insedia d’imperio nella casa della fu coppia, donde l’home invasion di cui all’inizio, e lavora alacremente per cancellare – nel senso fisico del termine – ogni sua più remota traccia, dalle suppellettili, agli indumenti, alle foto, alla disposizione dei mobili.  Questo peggiora le cose, il cadavere è sempre lì, 24h, in verboso agguato, pronto ad apparire polemicamente ad ogni tentativo  di copula. Non si arrende, convinta che l’origine del male sia nel comportamento di quell’automa del suo fidanzato lo accompagna a cena dai genitori della morta, con i quali il rapporto è rimasto vivo, e va in crisi isterica perché a suo dire la mamma di Nina stravedrebbe di affetto lubrico per Rob. Crisi isterica falsa, inganno paranoide ovviamente, il classico modus operandi per azzerare qualsiasi anelito maschile al libero arbitrio nelle relazioni sociali. Nina continua ad esserci sempre. Nina forever. Holly passa quindi alle armi non convenzionali, costringe il menagramo all’amplesso sulla tomba di Nina, ed ecco che lei sguscia fuori dalla lapide! I due infelici si mettono in viaggio per vendere la preziosa collezione di incunaboli di Nina, ultime vestigia della morta, e zac, Nina appare anche in trasferta, anche in motel! Tutto ha un limite, anche gli ormoni, e alla fine il bromuro si impadronisce di Holly, che afflitta colpevolizza a morte il povero menagramo, lo lascia e si affretta a cercare un nuovo chiodo per scacciare il vecchio, chiaramente va sul velluto e pesca nell’ambiente di lavoro, ma sul più bello, quando tutto dovrebbe essere alle sue spalle, ecco il colpo di scena, che potete intuire anche senza spoiler, ed è allora che mi arriva la rivelazione, sul gioco delle parti, sulle relazioni tra i sessi, sulle reciproche ossessioni.

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Nina Forever è un film dalle molteplici anime, scritto in punta di penna, girato con un gusto vivido della carnalità e dei corpi. Costituisce un dittico ideale con The Diary of a Tenneage Girl, nell’esplorazione disincantata e grottesca dell’universo puberale femminile, e come per il film di Marielle Heller ci regala un nuovo, giovane, peccaminoso colpo di fulmine, Abigail Hardingham, premiata ai British Independent Film Awards. Love u, Abi.

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