Playtime. Benvenuti a Tativille


Non mi dispiace affatto che Playtime non abbia incassato abbastanza soldi: io resto, e voglio restare, sempre precario come un esordiente. Mi sento giovane, come uno studente, ogni volta che inizio un nuovo film. Non ho la necessità di accumulare soldi per le banche, non mi ammazzerò per il mancato pagamento di una rata del mutuo. Io faccio film.

Un film, certo. Ma un film nel quale ad ogni spettatore è concessa la possibilità di abitare. Una enorme, post-moderna, democraticissima casa popolare in grado di ospitare chiunque, capace di offrire a ciascuno angolazioni, prospettive, visioni e suoni differenti.

playtime

Le immagini sono progettate in maniera che, dopo aver visto il film due o tre volte, non mi appartiene più ed inizia ad essere il vostro film. Riconoscerete i personaggi, vi saranno familiari, e non saprete più chi ha diretto il film. Playtime non appartiene a nessuno. E non intendo dire che sia stato facile realizzarlo. I confini della telecamera sono i confini di quello che vedono i vostri occhi. Non realizzo primissimi piani o carrellate per mostrarvi che bravo regista io sia. Io voglio che il vostro sguardo vi porti ad una condizione tale da arrivare all’inaugurazione del ristorante, e sentire di essere davvero lì quella sera.

Girato in 70mm (la sceneggiatura più piccola mai girata in 70mm), tutto in campi medi e lunghi, niente primi piani o camera a spalla. Dall’inizio lo sguardo è lasciato solo, senza guida, e inizia per forza di cosa a scrutare ogni angolo, con l’ansia di perdersi qualche dettaglio. Non è solo necessario vedere il film più volte, ma forse anche – parole del critico Noel Burch – vederlo da diverse angolazioni, cambiare posto ogni volta, per apprezzarlo interamente.

playtime2

Vorrei che il film iniziasse quando voi spettatori lascerete la sala.

Tati è ancora una volta Hulot, o meglio il suo fantasma: si sposta, entra ed esce da Tativille e dal visibile,  cerca di confondersi – proprio lui che è inconfondibile anche nella ripresa a campo lunghissimo – ma è sempre lui a meravigliarsi più degli altri, ad essere più umano dell’umano. E’ facile ritrovare le spore in libera uscita di Playtime: sono ben visibili in Hollywood Party di Blake Edwards e The Terminal di Spielberg, tanto per fare due esempi nobili.

playtime3

Per la Ripley’s Home Video è uscito il film restaurato, in DVD, con l’aggiunta del documentario Like Home.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...