The Virgin Psychics. NonSonoSionSono


Cominciammo ad aggrottare parzialmente le sopracciglia e a preoccuparci, con la caciara inesplosa di Why don’t you play in hell?; cessammo di mugugnare, abbassando la guardia e ridendo come dementi davanti a All Esper Dayo! (ok, pensavamo, si è divertito a spernacchiare contro tutto e tutti: questa serie televisiva è anarco-punk, una provocazione divertentissima, ora sicuramente torna al suo cinema. Pensavamo, eravamo convinti); allarmi e preoccupazioni tornarono a tormentarci mentre scorrevano i titoli di coda di Tokyo Tribe, parzialmente rassicurati dalle sue stesse dichiarazioni: “sento di essermi forse già stancato di questa fase di follia light nel mio cinema“.

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E poi, pesante come un macigno in equilibrio sulle gengive, arrivò l’Anno della Delusione, il 2015. Prima Tag (che comunque è piaciuto molto alla mia metà) poi Shinjuku Swan (abbagliante e ipercinetico come Tokyo Tribe e Why don’t you play in hell?, ma ancora più innocuo e incapace di deflagrare), a deprimermi e costringermi a ripetere l’odiato mantra (odiato ma pericolosamente vicino alla realtà) “sembra la versione sbiadita di Takashi Miike sembra la versione sbiadita di Takashi Miike sembra la versione sbiadita di Takashi Miike”, pellicole che scorrono leggere, impalpabili, svuotate. Nella recensione di Tag, la mia metà ha ricordato che Fukushima ha influito sulla visione del mondo di Sion Sono, mutandola come solo certe radiazioni sanno fare. Plausibile, credibile, accettabile, penso.

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Poi ripenso, però: la catastrofe sismica e nucleare ha originato nel cinema del nostro, in tempo reale,  il dittico Himizu/Land Of Hope, stracarichi di caos del dolore e urgenza politica, diversi tra loro e diversi dai capolavori monumentali realizzati in precedenza, ma comunque organici alla sua storia filmica devastante e meravigliosa. La mutazione è avvenuta troppo tempo dopo, le radiazioni hanno covato troppo a lungo, per non destare sospetti. Sempre durante l’anno della Delusione, il famigerato 2015, sono nati Love & Peace e The Whispering Star, che non ho ancora avuto modo di vedere, e The Virgin Psychics, che trasforma in un lungometraggio la serie tv All Esper Dayo.

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Con gli stessi attori – capeggiati dal giovane feticcio Shota Sometani che sembra la caricatura di se stesso -, lo stesso intreccio e qualche variazione insignificante. Al cospetto della serie omonima ci siamo slogati le mascelle a furia di ridere, come ridevamo davanti ai film di Lino Banfi e Renzo Montagnani. Invece questo film non è solo inutile e sfilacciato: non fa neanche ridere. Cosa è successo in questi due-tre anni? Quello che è certo, è che a sostenere il lavoro del regista giapponese sono spuntati diversi produttori, i budget sono lievitati abbondantemente, i ritmi di lavoro pure. Se domani Hollywood dovesse chiamare Sion Sono a dirigere un cinecomic, non salteremmo sconvolti sulla sedia. Fino a non più di quattro-cinque anni fa sarebbe stata impensabile, oggi sarebbe naturale. E triste.

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Lungi da me l’idea di farne un discorso di tradimento politico, Sion Sono si è venduto, e puttanate del genere. La questione è molto più semplice: i suoi film ci scaldavano il cuore grattuggiandolo sul vetro arroventato, e non succede più da tempo. Non succederà più, ne sono certo. Oh!, quanto vorrei essere smentito…

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