Mermaid, le sirene di Stephen Chow battono tutti i record di incassi!


L’uomo-polpo. Dico, l’uomo-polpo. Un rasta cinese con i capelli come tentacoli, e tentacoli veri al posto delle gambe. Lo avevate mai visto? Io no, e francamente non lo avevo nemmeno immaginato, di più, non avrei mai saputo immaginarlo così, come questo uomo-polpo, protagonista tra i protagonisti di Mermaid, di Stephen Chow, il film più visto di sempre in Cina, 550 milioni di dollari incassati, il più grande incasso mondiale di tutti i tempi per una produzione non americana, e tanti saluti a George Lucas, a Stan Lee, a John Lasseter. Do you know Stephen Chow?

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Chow è semplicemente un genio, o forse un divino mestierante, attore, regista, sceneggiatore e produttore, tutto in uno.  Fecondo e attivissimo sin dagli anni ’80, interpreta e gira tragedie, action, commedie, e nella commedia sviluppa il suo stile peculiare, il “moy len tau”, che in cantonese può essere tradotto come “il nove viene dopo l’otto, ma l’otto non ha nulla a che fare con il nove”: un gioco di parole per intendere la commedia dell’assurdo (rif. wikipedia). Pensate a Shaolin Soccer, a Kung Fusion, a Journey to The West: Conquering the Demons se potete o sapete, pensateci e avrete chiara la cifra di un guascone che crea mondi tutti da ridere, governati da leggi loro proprie e popolati da faune umane al di là di ogni plausibile senso del grottesco.

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Chow vuole che lo spettatore muoia dalle risate, lo vuole con tutte le sue forze, non accetta compromessi e non bada a spese pur di raggiungere il suo obiettivo. Mermaid, dunque, un racconto fantastico ispirato alla solita vecchia storia della Sirenetta di Hans Christian Andersen. Accade che un neo miliardario cantonese, puttaniere spregiudicato e cafone come da canovaccio, si appropri di una riserva naturale per fini edilizi, spopolandola della originale fauna submarina tramite il ricorso ad inquinamento acustico, come la storia delle trivelle e delle balene nel Mare Adriatico insomma. Capita però che i suoi disegni minaccino non ordinari capodogli, ma una fitta colonia di sirene e tritoni, capeggiati dall’uomo-polpo di cui sopra, allora questi armano la più sensuale di loro – attrice esordiente, scelta in un casting cui hanno partecipato 120.000 ragazze –  per ucciderlo a tradimento con veleno letale.

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L’anfibia però ha il cuore tenero e si innamora, ricambiata, del palazzinaro, che in fondo non è cattivo, solo inconsapevole, del resto è cresciuto con la cultura della ricchezza a tutti i costi, del denaro come unico valore di vita, nessuno gli ha spiegato le conseguenze dell’amore. Malvagio a sua insaputa quindi, capitalista 2.0, manipolato da un’avidissima virago, in latex e tacchi a spillo, femmina rampante e spregiudicata. E’ lei l’altra nel triangolo umanittico sentimentale, la nemica che scatena il conflitto finale, con la mattanza dei tritoni ad opera di una milizia paramilitare e con il giovane riccastro, pentito, trafitto da colpi d’arpione come un San Sebastiano al Bagno. L’epilogo però, come l’incipit, come tutto il corpus dell’opera, non è pessimista, non è doloroso, è semplicemente, romaticamente assurdo, e nella testa rimane una canzone in cantonese, epica, epocale, da un vecchio film di Bruce Lee che è il mito di Stephen Chow.

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90 minuti di fantasmagoria per un blockbuster straordinario, commerciale fino al midollo però originale, capace anche di blandire le entusiastiche masse d’oltre Muraglia con messaggi ecologici e sociali, quegli stessi che l’Occidente riserva oramai al mero cinema di animazione, rendendoli innocui. Attraverso la favola, Chow parla forte e chiaro: lo schermo del cinema è grande, è grandissimo, davanti allo schermo ogni spettatore è bambino, e vuole, deve perdersi in un racconto che gli strappi le lacrime – di gioia, di allegria, di tristezza – e gli tolga il fiato, come strozzato da un tentacolo dell’uomo-polpo.

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2 pensieri su “Mermaid, le sirene di Stephen Chow battono tutti i record di incassi!

  1. Pingback: Cinema degli Abissi: The Mermaid (Mei ren yu) | ilgiornodeglizombi

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