La Sciamana, di Andrzej Zulawski


Se togli ad un cosmonauta la sua attrezzatura, morirà in un paio di minuti. Se togli ad uno sciamano ogni cosa, lo sciamano sopravviverà.” (Michael, il cosmonauta a sua insaputa). Un dito indice femminile scorre lungo una vetrina colma di pietanze pronte e invitanti, mentre la sua voce commenta “bleah” ripetutamente, scartando ogni piatto, finchè i suoi occhi non vedono quello che stava cercando. Allora ordina entusiasta “cervello!” (e gelato alla fragola, così, tanto per depistare. E leccare). Inizia così La Sciamana: dito, voce, bocca e lingua appartengono alla protagonista, soprannominata “l’italiana”.

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Ciao Divina, io sono il mozzo e puzzo come la mia sbobba

Femmina giovane bella e irrequieta, qualche tratto in comune con Beatrice Dalle/Betty Blue. Un ruolo affidato da Zulawski alla diciottenne Iwona Petry, alla sua prima esperienza nel cinema, che alla fine delle riprese scappò in India dopo aver incassato il suo compenso. La stampa accusò il regista di averla maltrattata spingendola ad un esaurimento nervoso, di averla picchiata e costretta a girare scene di sesso non simulato, e a subire torture psicologiche inenarrabili. Due anni dopo l’uscita del film, la Petry rilasciò un’intervista nella quale dichiarò di essere uscita sconvolta dall’esperienza, completamente perduta. Ora però sono serena, mi sento arricchita e più aperta verso la vita”. Tornò a studiare, e oggi è una scrittrice che non ha il minimo interesse a recitare ancora.

Ho l’occhio lesto (solo questo!) perde bave e non si arresta. No. No. No

Mentre attende il suo cervello impiattato, si muove frenetica, scalpita impaziente, pronta a scattare. E scatta, inizia a correre e non finirà più per tutto il film, imprimendo il ritmo del suo passo alla pellicola. Un passo nervoso, irregolare, allergico all’ordine e alla compostezza, che comunque traccia una linea circolare che troverà conclusione e compimento – nuovo inizio? – nel maestoso, orrorifico, finale antropofago. Varsavia è fredda e vuota, ostile. Come quindici anni prima Berlino in Possession. L’italiana corre, dribblando e schivando i maschi che incrocia, tutti birilli allupati che bramano il suo corpo giovane e sensuale, evita mani che si allungano per ghermirla, occhi che la fissano, ghigni bavosi e battutine spinte, per strada, nei treni, nei sotterranei della metropolitana. E’ la dimostrazione lampante della genuina ossessione di Zulawski per le donne, che non è affatto misoginia. Se il regista polacco infierisce in ogni modo e con la massima crudeltà sui suoi personaggi femminili, lo fa perchè ne riconosce l’eterno potere e la superiorità indiscutibile nei confronti dei maschietti, ridotti a figurine viscide e irrecuperabili come gli ostacoli che l’italiana schiva di continuo, durante la sua corsa febbricitante nel bel mezzo di una società patriarcale come quella polacca, che negli anni novanta aveva smarrito i suoi nemici storici e politici e spostato il mirino sul sesso femminile, armata a dovere dalla scatenata destra cattolica.

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Guarda che ballo

E’ il riscaldamento, la guerra dei sessi sta per iniziare. Ed inizia subito, con il primo incontro tra l’italiana e l’antropologo. Michael, un uomo di mezza età affascinante e razionale, che poche ore dopo sarà ossessionato dalla riesumazione del corpo di uno sciamano praticamente intatto, risalente a tremila anni addietro. Il corpo è ricoperto di tatuaggi dal significato mistico, il retro del cranio è spaccato e manca una parte del cervello: non a causa di una morte violenta, ma per un anziano rito pagano nel quale, dopo la morte, il cranio è aperto per liberare il potente spirito dello sciamano. Michael rompe il protocollo, tocca il corpo, comunica con esso, instaura – o crede di instaurare – un legame psichico con lo sciamano. La mummia gli parla, confidando a Michael di essere morto per mano di una donna. E lo mette in guardia, sentenziando che farà la stessa fine.

mi trovi bello?

Al primo incontro Michael è il maschio alfa arrogante e stupratore, lei la vittima inerme, ma dopo qualche minuto, mentre la penetrazione violenta continua, lo sguardo della ragazza smette di comunicare dolore e paura, e rivela la realtà, cioè che quella che sta iniziando in quel momento è una storia di possessione e sottomissione, certo. Ma è lei che possiede lui.

Vorrei leccare quello che piace a te

Lui, debole, vittima predestinata e ignara, che cerca in uno sprazzo di disperata lucidità e paura di passare la maledizione ad un suo collega, offrendogli invano il corpo della ragazza – “prenditela, scopatela” – oppure insultandola, “sei una macchina, pensi solo a mangiare dormire e scopare”. Lui, che ha il volto affermato di uno dei più famosi e pagati attori polacchi, Boguslaw Linda, ma non può che scomparire ogni volta che la Petry entra in scena, con la sua febbre erotica ed una interpretazione mozzafiato, che la elevano dal nulla allo stesso livello delle altre muse di Zulawski, Isabelle Adjani e Sophie Marceau.

la sciamana

Che te ne pare di come striscio?

Lei, femmina archetipica, predatrice sessuale, strega, sciamana, demone e divinità, possiede lui, aspirante sciamano, in realtà semplice cosmonauta destinato a soccombere senza la sua attrezzatura, ovvero le sue certezze scientifiche e razionali, messe in crisi dall’ineluttabile attrazione del corpo dell’italiana. Una creatura ostile ad ogni manifestazione del cristianesimo, dalle croci alle suore, all’abito talare. Che fa fatica a muoversi in maniera ordinata, emette suoni isterici, versi infantili, esclama e mugugna.

Tigre di carta! Io sarò fuoco se scaglierai quel dardo contro di me

Bacia appassionatamente una vetrina come se fosse un pene eretto ed enorme, mangia con le mani cibo per gatti, carne cruda, topi finiti nel tritacarne. I loro incontri sessuali si susseguono e si fanno sempre più avidi, rituali erotici e violenti; i due sono uniti da un filo sottile e indistruttibile, qualcosa di carnale e ancestrale, misterioso ed invisibile, messo in scena da Zulawski con le sembianze di un filo di saliva che resta appeso tra le due bocche, durante un bacio umidissimo e animalesco, feroce e satanico, dopo che lei gli ha sputato in bocca per poi leccarlo. Non ne ha mai abbastanza, la sua energia è inesauribile, e sottolineata dalla musica che si sente ogni qualvolta i corpi si avvinghiano e si sfregano (i movimenti del corpo della Sciamana durante gli amplessi sono spasmi fuori controllo, come se fosse in uno stato di trance indotto da un rito voodoo), sempre uguale, marziale come un esercito inarrestabile in marcia, cadenzata e pomposa, tribale e travolgente. Gli orgasmi sono per lei benzina sul fuoco, mentre sul volto di Michael ogni eiaculazione lascia un’espressione di estasi religiosa definitiva che lo annichilisce facendolo precipitare man mano nella disperazione: la sua vita cessa di avere senso e nemmeno la mummia ha più risposte per lui.

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Io sarò cenere su cenere cenere su cenere cenere su cenere cenere su cenere
Io sarò

Quello che è o sembra amor fou, almeno in partenza, si rivela una illusione inesorabilmente fatale, magica e demoniaca. Capace di spazzare via ogni morale, ogni residuo di volontà o scelta, l’unica cosa che conta è la soddisfazione della fame atavica della sciamana, che può essere placata in una sola maniera, e tale maniera non prevede la sopravvivenza del maschio.

Tricorno sfonda Donna-Piera

Chi cerca di intromettersi tra i due, muore di morte violenta. Prima di incontrarsi, erano entrambi fidanzati. Dopo, nessuno dei due prova più piacere fisico ed attrazione nei confronti dei loro partner: la compagna di Michael paga con la vita il suo tentativo di emulare la sciamana.

La cameriera tuba con la vagina

Ultimo tango a Varsavia. Così fu subito soprannominato il film in Polonia, grazie anche alle voci secondo le quali le scene di sesso erano reali e non simulate. Critica e pubblico condannarono La Sciamana al fallimento, obbedendo ai diktat della chiesa cattolica polacca, potente almeno quanto la censura dello scomparso regime comunista, e colma di rabbia bavosa verso La Sciamana: una rabbia giustificata, crediamo sia sacrosanto farsi dei nemici tramite la realizzazione di un film, sopratutto se questo nemico è la chiesa cattolica o qualsiasi altra chiesa. Il regime comunista era crollato da anni, abbastanza da ricordare con nostalgia i finanziamenti statali al cinema. All’epoca si riusciva a girare solo con capitali privati, e per attirare gli investitori era obbligatorio produrre commedie idiote, noiose biografie o film che criticavano il passato regime. Dalla censura politica a quella finanziaria, insomma, rafforzata dalla repressione cattolica. Zulawski dovette battere cassa in Francia e Svizzera, e il ritmo tarantolato e isterico della Sciamana – sia della donna che del film, che poi sono la stessa cosa – è certo causato ed ispirato, almeno in parte, anche dalle incerte, malsane, traballanti condizioni ambientali in cui versava la Polonia (nella quale Zulawski non lavorava dal 1976) a metà degli anni novanta.

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Culo squassato sembra vera

La sciamana irrompe ovunque prepotente, seminuda e a gambe aperte. La sciamana disprezza sia la scienza che le religioni organizzate. La sciamana è spietata e farà a pezzi ogni convinzione e dogma. Ma è buona, e concede il suo corpo ad un imbranato pretendente, perchè è in grado di riconoscere la sincerità dei sentimenti, e premia il ragazzo pur non provando per lui assolutamente nulla.

e si strofina il vello nella latrina

Con la massima naturalezza va a lavorare in un’acciaieria, groviglio rovente di architettura e temperatura infernale per eccellenza.

Io che son bimbo, io non intendo

In meno di un anno escono La Sciamana, Crash di David Cronenberg (la storia si ripete:quindici anni prima Possession si ritrovò vicino a Brood – La Covata Malefica, e non solo cronologicamente), Lost Highway di David Lynch. Tre film che hanno il corpo al centro del loro discorso – non i personaggi, non la sceneggiatura – e i limiti che il corpo può raggiungere. Nel caso di Zulawski, i limiti più estremi permettono di scivolare in un altrove ignoto, forse magico e mistico, sicuramente – almeno a livello di percezione sensoriale – libero.

ma piange forte il mio cuore: sai perche’?

La sceneggiatura è firmata da Manuela Gretkowska, un’autrice (cattolica!) abituata a dare scandalo, in precedenza respinta dalla televisione pubblica, perchè giudicata pornografica e oltraggiosa dei valori cristiani.

Non ti so scopare

Non ti so scopare

Non ti so scopare

Non ti so scopare

Pochissimi giorni prima della (scarsa e travagliata) distribuzione nelle sale polacche del film, in Italia usciva il secondo disco dei Marlene Kuntz, Il Vile, nel quale spicca Cenere, brano incandescente e furioso, sbilenco ed isterico, come un incubo erotico di Bataille (sempre idealmente molto presente nelle scene di sesso di Zulawski): è stato degnissimo accompagnamento per la stesura di questo articolo, e secondo noi sarebbe stata la colonna sonora perfetta anche per La Sciamana.

[DA NOCTURNO, NUM.161, IN EDICOLA]

 

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Un pensiero su “La Sciamana, di Andrzej Zulawski

  1. Non conoscevo, me lo recupero.
    Fantastico e azzecatissimo intervallare la recensione con Cenere dei Marlene KUntz (rivisti e fotografati live lo scorso anno a Prato per il tour di conclusione del ventennale di Catartica)

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