Ghetto Italia. This land is my land


Caporale fa rima con scafista, almeno nel linguaggio dello sfruttamento. E sfruttamento fa rima con economia capitalista, nel 1950 come nel 2016. La parola scafista evoca scenari di disperazione e tragedie in serie, donne bambini e uomini che affondano lungo le rotte della migrazione, tante e in costante aumento, dopo aver riempito le tasche dei suddetti scafisti brutti e cattivi. Che sono però soltanto l’ultimo tassello di una organizzazione finanziaria (multinazionale, quindi criminale) gigantesca. Anche i caporali, in tutta Italia, lucrano sull’esercito sterminato di braccianti stranieri. Arrivano a mettere insieme cinque milioni di euro a stagione. Un bel business, una svolta di carriera notevole – molti di loro sono ex braccianti “promossi” – e della quale vantarsi. Poco più che briciole, in realtà, se paragonate al giro enorme di profitti generati grazie al loro lavoro, ma sopratutto grazie al lavoro dei braccianti. Profitti criminali, di imprese locali, nazionali e internazionali. Lavoro massacrante, sottopagato, sfruttato fino all’osso e in ogni minimo aspetto collaterale. Ghetto Italia è una mappa tracciata lungo tutto il territorio nazionale, una mappa i cui puntini da unire sono i ghetti nei quali vivono i braccianti. Una sorta di BadTripAdvisor.

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Sfruttamento intensivo dell’agricoltura = sfruttamento intensivo dei lavoratori, fino alla ghettizzazione: una necessità logistica, perchè dove vuoi che vadano dopo sedici ore di lavoro di fila? I braccianti, fannulloni pigri e inspiegabilmente senza molta energia in corpo, vengono accompagnati nelle loro abitazioni, dove consumano un pasto abbondante prima di coricarsi. Su richiesta possono avere una bottiglia d’acqua, i caporali forniscono anche l’energia elettrica necessaria a ricaricare i telefoni cellulari, e al mattino dopo il comodo servizio navetta li riaccompagna nei campi. Il listino prezzi non segue l’andamento delle stagioni turistiche, ma è ben dettagliato e preciso. Per dormire su un materasso buttato per terra si paga una media di quaranta miseri euro al mese, i bagni sono quasi ovunque realizzati con uno stile minimal – cioè si tratta di un buco nella terra -, i prezzi di carne (spesso marcia, a voler essere puntigliosi) frutta e verdura sono più alti del 20%/30% rispetto a quelli dei supermercati. Il trasporto da e per i campi costa solo 5 euro al giorno. Ricaricare il cellulare 50 centesimi. La doccia, nei pochi posti dove c’è, costa 1 euro.

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Tra i caporali e le grandi aziende agricole, c’è un livello intermedio che decide, per esempio, i prezzi stagionali degli agrumi, e di conseguenza decide se i braccianti dovranno essere pagati 15 o addirittura 20 euro all’ora. Una paga dalla quale occorre decurtare tutte le spese che abbiamo elencato poc’anzi. Se i prezzi tendono costantemente al ribasso, la conseguenza sarà – tra qualche anno – il raggiungimento del lavoro a costo zero. Il sogno erotico di ogni capitalista, e la parola fine al sistema agricolo italiano.

Gli autori di questo viaggio nei ghetti sono Leonardo Palmisano e Yvan Sagnet, che hanno ricevuto diverse minacce e intimidazioni. Significa che hanno sollevato un piccolo lembo di verità, ed è un motivo in più per leggere questo libro. Magari sorseggiando una spremuta d’arancia.

 

 

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Un pensiero su “Ghetto Italia. This land is my land

  1. Un libro che consiglio di leggere a TUTTI, specie a quelli che “eh ma agli stranieri danno TUTTO e noi NIENTE” …. Questo libro unito alla visione di “Fuocoammare” di Rosi lo renderei OBBLIGATORIO in tutte le scuole

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