Non Dimenticare. Ci meritiamo Francesco Tota.


Riuscire ad essere noiosi, prolissi, finti, retorici ed inutili anche con un cortometraggio della durata di pochi minuti non è da tutti, ci vuole un talento speciale. Ma anche in questa categoria gli italiani riescono a primeggiare: ci è capitato diverse volte di assistere a rassegne e concorsi, durante i quali abbondavano dialoghi incredibilmente supponenti, carrellate e panoramiche interminabili, zoom e primi piani che sembravano durare ore e assolutamente privi di senso. Esistono eccezioni, ovviamente. E quando ci capitano davanti agli occhi, festeggiamo.

LOCANDINA DEFINITIVA jpeg

 

Spesso – per non dire sempre – sono realizzate da appassionati di cinema, studenti, aspiranti filmakers o registi affermati che hanno in comune una cosa molto semplice: non pretendono di svelare i misteri del mondo attraverso drammi esistenzialisti spaccapalle, si limitano invece a cercare di raccontare una storia, usando i colori del giallo, del nero, del rosso. Utilizzando i codici dei generi: thriller, horror, noir, giallo. Rielaborando, anche, passioni che risalgono all’infanzia, come i cartoni animati giapponesi (a proposito, andate a guardarvi se non l’avete già fatto, Basette di Gabriele Mainetti: il suo cinema era già tutto lì, sei anni prima di Jeeg Robot). Tra altri sei anni, forse, ci ritroveremo ad usare le stesse parole a proposito di un auspicabile primo lungometraggio di Francesco Tota, autore del corto Non Dimenticare.

bionda

 

Una scrittura semplice, chiara e solida, senza fronzoli. La stesura dello script di un corto dovrebbe esserlo sempre, per funzionare. E Non Dimenticare funziona: si regge sui forti pilastri archetipici del thriller, con il marito geloso e debole di cuore, la moglie bella e frustrata, la loro casa/prigione. Una prigione dalla quale lei vuole fuggire, una prigione nella quale invece fa irruzione la violenza. E’ home invasion, quindi, anche. Una scena fisica e brutale, ripresa da una telecamera a spalla nervosa e puntuale, durante la quale emergono prepotenti i dettagli (devil is in the details, è risaputo), in una valanga di omaggi e citazioni che sono al posto giusto, sinceri torbidi e feticistici: passamontagna e guanti di pelle, innanzitutto, ma non solo. Gli altri scopriteli con i vostri occhi, il film è interamente visibile su youtube e qui sotto, dura poco più di un quarto d’ora, e no. Non vi annoierete.

Prima della scena madre, il film inizia benissimo: con la prima inquadratura è già pedinamento, l’occhio segue una donna bionda. Il rumore prodotto dai suoi tacchi sul marciapiede crea tensione, nonostante siamo in pieno giorno con i rumori di fondo del centro città. L’occhio della telecamera si trasforma poi in occhio umano, volto, corpo, e quando raggiunge la donna la tensione si scioglie: sembra di guardare un giallo/horror italiano degli anni settanta, di quelli che iniziano con un falso allarme.

marito

Non Dimenticare utilizza i suoni e la musica, sia quella originale realizzata da Andrea Guzzo, avvolgente come una spirale viziosa, che la canzone omonima, come fosse punteggiatura del racconto, e del corto ha solo la durata. Questo è cinema, già adulto e definito, nonostante la giovane età del regista. Applausi.

 

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