The Nice Guys, Black e il divertentismo anni 70


Pendo, mi piego, sono incline al compromesso. Contravvengo, smentisco, ripiego. Avrei voluto sempre essere dicotomico, come da mio nome proprio, invece no, spesso mi trovo a scrivere di film che mi hanno meravigliato, deliziato, o anche solo fugacemente appagato, preferendo lasciare all’oblio quelle pellicole che mi hanno irritato, indignato, o semplicemente tediato. La prova è nelle pagine d’archivio annuali delle recensioni, pochi i giudizi tranchant, spesso riservati al cinema italiano, sul quale le chiacchiere scendono spontanee e copiose. Oggi però voglio spezzare questa malsana routine, voglio parlare di un film che è riuscito a deludermi ed irritarmi non poco, pur partendo da un’assenza totale di aspettative, buone o brutte che fossero. The Nice Guys, di Shane Black.

April 21, 2016 - The Nice Guys - Poster and cover for the official soundtrack that will be released by Lakeshore Recors on May 20, 2016

Questa sera, all’anfiteatro di Villapiana Lido, Roppn’Uddi, interpretato da: lo stesso attòr, del gladiatòr. Dall’altoparlante di un Apecar, una voce intrinsecamente calabrese, convinta, coriacea, annunciava la proiezione estiva del Robin Hood di R.Scott, fendendo la canicola e il deserto degradato di una mia remota estate parasibarita. L’attòr del gladiatòr è ovviamente Russell Crowe, che dall’ Avanti Cristo recita con il corpo e con la pancia – letteralmente -, senza mai eccellere nel fregolismo, non sa trasformarsi in altro da sé, o quantomeno nascondersi sotto una qualsivoglia maschera, e questo non sarebbe necessariamente un difetto. Accade però che lo sceneggiatore Anthony Bagarozzi, uno della compa di Black, aspiri ad essere un novello Charles Willeford (rsvp Miami Blues), e allo scopo lo travesta da bad boy irlandese, lo immagini come energumeno addetto ai pugnogramma, mazzate a domicilio per scopi creditizi o minatori, e qui cominciano i problemi, perché si vede che Russell non ci sta, vecchio australiano orgoglioso, così cerca di muoversi alla Nick Nolte ma finisce col sembrare un John Goodman fuori forma, il che è un ossimoro.

the nice guys 1

A fianco a lui c’è Ryan Gosling, il maniaco perfezionista più sadomasochista di questi anni, qui chiamato a strampalarsi, a gigioneggiare da bevuto e da fumato con il suo fisico asciutto ed il sorriso in perfetto amicco sotto il naso rifatto. R & R, Russel e Ryan, una coppia che scoppia, un matrimonio che non si è fatto, una chimica che non scatta. Credo sia questo il problema più grande di The Nice Guys, i protagonisti non si affiatano mai, c’è l’impegno ma non l’intesa naturale, e così l’empatia dello spettatore, che è indispensabile per il successo di un buddy movie, latita. Le cose peggiorano perché c’è un’intrusa nel copione, una lei, ragazzina odiosissima come tutte le baby prodigio, adolescente good looking e predestinata, tutta smorfie e faccine, pure lei australiana di nascita.

the nice guys 2

Rebus sic stantibus, il mio problema con the Nice Guys è essenzialmente un problema di casting, primariamente, secondariamente di contestualizzazione. E’ infatti una pellicola che sceglie di immergersi negli anni 70 con uno spirito gonzo-cool, palese la fascinazione per le auto dell’epoca, i vestiti, le capigliature, i giri di basso, le tette naturali (credo infatti di averne contate più di un paio, erano parecchi anni che non mi succedeva al cinema, ma potrebbe essere frutto di una proiezione della mia idea di anni 70), ma l’effetto “festa a tema” è sempre dietro l’angolo, l’aria che si respira è posticcia se non stantia, pare di essere in una boutique vintage a cielo aperto e non in un’altra dimensione spazio temporale. C’è poi un problema grande, grandissimo, con i dialoghi ed i tempi comici, aggravato dal solito doppiaggio da cinepanettone: le battute sembrano tirate, spesso precedute da azioni che puzzano di artificioso da miglia di distanza, a raschiare il fondo del barile intervengono anche 2/3 situazioni lisergiche (le allucinazioni, la nuotata nell’acquario, Nixon come l’Atalante) che non sono convincenti, perché fuori tempo e fuori dalle corde della regia e degli sceneggiatori.

the nice guys 3

Meriti ce ne sarebbero, intendiamoci: Black e Bagarozzi riescono a creare almeno due villains di assoluto rilievo, talmente fuori di testa da strappare risate a scena aperta, e le scene action sono davvero spettacolari, con un uso della profondità degli spazi in verticale che è una lezione magistrale. Gradevole anche il riferimento ironico all’attualità dello scandalo Volkswagen per le emissioni di scarico truccate, debitamente antichizzato e reso nella commistione tra porno d’antan, motori e industria nazionale che poi è il MacGuffin di tutto il film. Tutto questo mi sembra però troppo elucubrativo, troppo cerebrale, per un film che vorrebbe essere di schiaffazzi e risate e colli spezzati. Tanto vi dovevo, per amore di dicotomia.

Advertisements

Un pensiero su “The Nice Guys, Black e il divertentismo anni 70

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...