Pop Up The Sunday, e la verve fashionista di Bari


C’era una volta il mercatino, c’erano una volta le bancarelle. Sembra passata un’eternità ed invece è solo un anno e mezzo, un lasso di tempo breve che però si è rivelato estremamente significativo: succede dopo ogni rivoluzione compiuta nella storia dell’umanità. O anche dopo ogni esplosione nucleare, o epidemia incurabile. C’era una volta il mercatino, dicevamo. Dalle mie parti consisteva in una serie di bancarelle illuminate, senza particolare cura nell’esposizione, spesso protette alla meglio da un gazebo. I mercatini che ci interessano maggiormente – che ci interessavano maggiormente – sono (erano) quelli organizzati in occasione di eventi musicali, concerti importanti o meno importanti, festival, cose del genere. Le linee guida erano semplicissime: uno dei ragazzi dell’organizzazione dell’evento si caricava sulle spalle questa croce. Ovvero si impegnava a ricevere adesioni, assegnare spazi, fornire gli espositori di attacco alla corrente elettrica. Una gran rottura di scatole, per la quale gli espositori giustamente pagavano un contributo spese simbolico (per essere precisi, stiamo parlando di una cifra che spesso, quasi sempre, non superava i dieci euro). Tutti a quei tempi – pensate un po’ quanto si era naif e poco europei! – ritenevano la presenza delle bancarelle una risorsa propria dell’evento, un qualcosa che rendeva l’evento migliore, più vivo, più luminoso. Erano tempi bui: parole come atelier, fashion designer, shopping cool erano tristemente lontane dal mondo sempliciotto del mercatino. Adesso, finalmente, quel mondo arroccato su se stesso sta scomparendo. Progresso, europa, futuro sono le nuove parole d’ordine. Area market, non più bancarelle.  La mia città è più vicina a Londra e Berlino, lontana anni luce da Santo Spirito, Bitonto, Grumo Appula e Palo Del Colle. L’entità responsabile di questo epocale balzo in avanti risponde al nome – cool, extremely cool – di Pop Up The Sunday.

mi drogo

Una strategia da subito vincente, che utilizza una comunicazione up to date, entusiasta e ricca di punti esclamativi: il debutto in società del Pop Up The Sunday è stato perfetto, ha riempito una sorta di vuoto istituzionale – quello, appunto, della domenica pomeriggio – e messo su un evento immediatamente riconoscibile, con musica indie di qualità indiscutibile, spazio food and drink accattivante, e il mercatino. Scusate, intendevo l’area market. Affluenza record, tutti contenti, crescita del brand assicurata. La campagna promozionale messa su dalla crew del Pop Up non si limita certo al passaparola sui social network: come sono essi stessi orgogliosi di evidenziare nei comunicati, del Pop Up parlano anche prestigiosi magazines come Elle. Abbiamo dato un’occhiata al sito della rivista, trovando un articolo che titola “Viaggio alla scoperta di una perla del sud. Che nasconde un’inaspettata verve fashionista, contemporanea e indipendente“.

elle

La perla è Bari, e sapere che questa città nasconde una verve fashionista ci riempie il cuore di gioia. Nell’articolo, dopo un lungo elenco di boutique monomarca, concept store, negozi di scarpe che alle grandi maison affiancano brand più giovani e hype, si parla effettivamente del Pop Up: è una strategia pubblicitaria prestigiosa e azzeccatissima, nonostante le malelingue blaterino il contrario. Questi trogloditi reazionari mugugnano, si chiedono cosa diavolo c’entri un mercatino di artigianato, dischi in vinile, abbigliamento vintage con quelle pagine. Sbagliano ovviamente, perchè il Pop Up si rivolge proprio a quel mondo, vuole entrarci in pompa magna e dalla porta principale, o perlomeno trasmettere la sensazione di farne parte. I soliti contestatori primitivi fanno notare che la partecipazione come espositori al Pop Up costa circa quattro volte in più (per uno spazio che è meno della metà) rispetto ai vetusti e sorpassati mercatini. Non considerano, gli stolti, che il prestigio ha un suo prezzo: mica tutti finiscono sulle gloriose pagine di Elle!

pop pop

Dopo questa fase di affermazione, promozione, successo e consolidamento del brand, succede qualcosa. Le malelingue, sempre loro, immaginano una riunione in cui si discute animosamente, fino alla decisione (unanime? a maggioranza? Non lo sappiamo, e del resto queste sono solo ipotesi maligne e pettegolezzi) di estendere il raggio d’azione, uscire dal ventre sicuro dell’evento organizzato “in casa”, esportare il Pop Up in selezionatissimi contesti altri (ovunque glielo permettano, secondo i nemici cattivi: a cominciare da un lido in provincia, dove la musica è oscena e arriva a sfiorare i balli di gruppo dei matrimoni) come lo splendido Locus Festival di Locorotondo – nella foto qui sotto, il mercatino adiacente al Locus di due anni fa, praticamente la preistoria, al quale si poteva partecipare gratis –

locus

o lo Sparks nel Parco Grotte di Putignano, che si tiene in questi giorni e che è giunto alla sua terza edizione (negli scorsi anni era possibile allestire una bancarella per dieci euro o poco più, ma si trattava ancora una volta di mercatini vecchi e per nulla europei, scivolati ormai nell’oblio). La prossima imminente tappa vedrà il Pop Up impegnato nell’ambito de L’Acqua In Testa, altro festival musicale locale dal respiro internazionale, e poi chissà, nel giro di pochi mesi il Pop Up potrebbe impossessarsi della sagra del calzone di cipolla di Acquaviva, rendendolo più fashionable ed eurocool. Ce lo auguriamo. Per ora, i pochi mesi di vita del Pop Up hanno già raggiunto uno scopo fondamentale, cioè quello di spronare gli altri organizzatori di eventi e mercatini, spingendoli a seguire l’esempio, cominciando però non dalle strategie promozionali ma dai costi di partecipazione per gli espositori, che negli ultimi mesi si sono alzati quasi ovunque. E’ un primo passo da applaudire, il resto verrà.

boycott

E pensare che c’è chi non vede di buon occhio questa benedetta inversione di tendenza. C’è chi giudica l’operato del Pop Up nocivo come una finestra pop up che si apre all’improvviso su un monitor rendendoti il lavoro impossibile. C’è chi crede che bisognerebbe

b o i c o t t a r e

boycott

il Pop Up The Sunday prima che diventi monopolio assoluto, prima che possa comprare ogni spazio disponibile per rivenderlo a peso d’oro ad artigiani collezionisti e fashion designer.

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Non date loro ascolto, e seguite gli amici del Pop Up nel loro trip. Arriveremo tutti insieme in un altrove europeo, moderno e fashion. Dove le bancarelle non esisteranno più, e al loro posto ci saranno solo stand curatissimi, pubblicizzatissimi e very cool-issimi, con banner incorporati e lucine intermittenti. Saranno larghi 15 centimetri e costeranno l’ira di Dio? Non è un problema, ne guadagneremo tutti in prestigio.

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Un pensiero su “Pop Up The Sunday, e la verve fashionista di Bari

  1. E ma gli eventi costano, il suolo pubblico anche, e la corrente elettrica?
    Oh ma vuoi mettere, noi siamo su ELLE e i poveracci no, noi siam cool&fashion.
    Poi ti capita di essere invitato ad eventi di grande richiamo e spessore e li si espone gratis, ma non sei su ELLE quindi no, proprio non si può.
    Lunga vita al Pop Up (chiamali fessi) e ai fashion designer crafter bla bla bla che si venderebbero un rene, la madre, la cuccia del cane e pure la ruota del criceto pur di vedere il loro nome stampato da qualche parte… Oh ragà: ELLE!!!!

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