The Assassin, di Hou Hsiao-Hsien


Nie Yinniang è una killer letale, addestrata da una suora ad eliminare funzionari corrotti. Quando esita ad uccidere un padre di fronte ai suoi figli – comportamento gravissimo per un’assassina – le viene ordinato di ammazzare suo cugino, il governatore dissidente di una provincia dell’impero, al quale Nie Yinniang è molto legata.

this-alternate-poster-for-hou-hsiao-hsiens-the-assassin-currently-playing-at-tiff-bell-lightbox-was

Le storie di arti marziali sono sempre state le letture preferite del maestro Hou Hsiao-hsien, e la leggenda di Nie Yinniang era destinata da tempo a diventare film. Più che dai wuxia cinesi, il suo lavoro è stato influenzato dai samurai-movie giapponesi: nessuno sfida la gravità e vola in giro per il set, chè il realismo assoluto è una delle colonne portanti di tutto il cinema di Hou Hsiao-hsien (e anche della novella dalla quale origina la storia). Se tecnicamente è ascrivibile al genere wuxia, The Assassin è ben piantato per terra, e concede molto poco alle platee internazionali: giusto il minimo indispensabile per recepire la grandezza della sua opera.

精精兒個人海報

Mentre i movimenti di macchina sono quelli di un occhio lentissimo e guardingo, mai superficiale, le scene action sono veloci e molto fisiche – ognuna girata con una tecnica (uno sguardo) differente – e taglienti come le lame che la protagonista (la splendida Shu Qi, che con Millennium Mambo conquistò un posto fisso nel cinema di HSS) maneggia con suprema maestria e malcelata riluttanza: quel che importa raccontare al maestro sono i suoi punti deboli, i suoi conflitti interni e i suoi sentimenti, rappresentati continuamente dalle foglie e dai rami mossi dal vento, dalla luce tremolante delle candele, dalla nebbia e dai drappi di seta che separano gli ambienti delle dimore, un simbolismo punteggiato e sottolineato dal suono dei tamburi in sottofondo, potente come il battito di un cuore. Quando il maestro indugia su quadretti di vita domestica apparentemente banale, o confusi intrighi politici e cospirazioni, riesce per magia a farci percepire lo sguardo furtivo di Nie Yinniang, uno sguardo emozionato e malinconico, un’anima divisa in due, in un film farcito da continui richiami ai temi del doppio e delle immagini nello specchio. Al consueto realismo si accompagna una magnificenza visiva che ha del magico, e dell’immaginifico, senza precedenti nel cinema di Hou Hsiao-hsien, capace di spingersi fino in Mongolia per trovar le location più adatte a conferire al suo film tale bellezza.

[Anche su Nocturno num.167, in edicola]

nocturno-167

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...