Animali Fantastici e Dove Trovarli. New York is magic.


Quando vado al cinema con D. sono pregno di pazienza, lungimiranza, benevolenza paterna. D. vive l’esuberanza dei suoi 7 anni in modo frenetico, i suoi occhi incamerano schegge di immaginario che si assemblano in modo imprevedibile, una sorta di Tetris in cui non c’è logica, o errore, ma infinite possibilità. Forte anche di alcune necessarie visioni domestiche – Scontro tra Titani, Edward Mani di Forbice, Truman Show, Spartacus -, D. ha superato di slancio la fase Marvel bambocciona, ripudiando presto gli Avengers ed ogni gadget ad essi connesso. Ha al contempo maturato una certa insofferenza per l’ipertrofia da Star Wars, sviluppando pure una pregiudiziale laica per il cinema di animazione dominante: ha visto Zootropolis di recente, o Pets – Vita da Animali, o Alla Ricerca di Dory, poi li ha espulsi attraverso la sua memoria volatile. Questa volta però è diverso, abbiamo visto un film che lo ha toccato, che lo accompagnerà – anche suo malgrado, considerate le leggi del franchise – verso l’esplosione dell’adolescenza. Animali Fantastici e Come Trovarli, di David Yates.

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Che ha un obiettivo precipuo, e cioè dimostrare che un altro immaginario è possibile, altro dalla contemporaneità rutilante dei supereroi, altro anche dal postgotico dell’affine Harry Potter, altro che sia comunque riconoscibile come verosimilmente accaduto, o accadibile, e non si perda nel limbo della mitologia classica o nel discontinuuum spazio temporale di una fiaba. Questo altro è New York, alla immediata vigilia della Grande Depressione, la metropoli di cemento e rotaie, un punto zero che pulsa di elementi riconoscibili, il denaro innanzitutto. E’una banca, infatti, il teatro del vero cominciamento delle azioni, gli eventi si innescano a causa della brama di soldi di un animaletto fantastico, ma anche per la necessità di soldi di un umano qualsiasi, Jakob il bolso bonaccione. Che, in sintesi, è come parlare ai bambini della magia del miracolo americano. Il che non significa che tutto gira intorno al denaro, significa che il denaro è quello che caratterizza una dimensione storica, sociale, politica perdurante nel presente di chi guarda. Nello specifico, dal denaro derivano profondissime dicotomie, ci sono i magnati dei media ed i loro loschi interessi politici, ci sono i poveracci e la loro occulta, obscura voglia di ribellione.

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In mezzo a queste forze contrastanti si colloca un composito universo, non visto perché consapevolmente celato o abilmente mascherato. Parlo della genìa dei maghi chiaramente, la loro centrale operativa che è come un grattacielo di Wall Street passato attraverso la visione di Brazil – è, Gilliam, una delle prossime visioni che propugnerò a D. – la straordinarietà dei poteri ridotta all’ordinario dalla burocrazia e dalla vita quotidiana. La magia è la normalità, a New York. La città brulica e pulsa nella totalità delle sue dimensioni, Central Park diventa una suggestione di ghiaccio neve e grotteschi pericoli, un’immensità circoscrivibile in una valigia di cartone. New York, il viaggio ideale per tutti i sognatori. Il contesto è definito perfettamente, minuzioso anche l’insieme delle relazioni sociali tra i molteplici personaggi, è questo in definitiva che rende il transfert riuscito, immediato e crossgenerazionale. D. entra in quel mondo attraverso un drago che vola, io invece attraverso la porta di un nightclub per elfi fuorilegge. Una volta entrati, tutti e due ci ritroviamo ad avere deja vu, pensiamo a Ghostbusters (quello nuovo, visto al cinema insieme), agli X-Men, allo Spiderman di Raimi (visione domestica), non pensiamo alla Gotham del Cavaliere Oscuro perchè quella Gotham, pur figlia del medesimo scenografo demiurgo, è disumanizzata, questa New York è iperumanizzata, c’è odio, compassione, tradimento, dolore, c’è empatia e panteismo, e se succede qualcosa di brutto, tipo una forza prepotente e imprevista che sgretola interi edifici (come contro Boeing contro un grattacielo, penserete voi perfidamente), niente paura, basta una benevola bacchetta magica a ricostruire tutto, ed ad obliviare, pure, in un baleno.

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Ci siamo divertiti insieme, io e D., abbiamo sofferto tanto, abbiamo respirato un’aria nuova nella polvere della vecchia Underground della Grande Mela, non un’aria originale, ma nuova, fresca, vivida. Ci è venuta voglia di andare ancora al cinema, più spesso, ancora più spesso, perché al cinema tutto può accadere, e se anche tutto fosse già accaduto, noi vogliamo stare lì a guardare. Insieme.

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4 pensieri su “Animali Fantastici e Dove Trovarli. New York is magic.

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