Animali Notturni: dikotomiko intervista Tom Ford


“Nocturnal Animals è un racconto pedagogico, un ammonimento sulle conseguenze dei compromessi che si accettano nella vita, sulle conseguenze delle nostre scelte e delle nostre decisioni. In una cultura sempre più usa e getta in cui tutto, compresi i rapporti umani, può essere così facilmente gettato via, questa è una storia di lealtà, dedizione e di amore. Si tratta di una storia sull’isolamento che sentiamo tutti, e sull’importanza di valorizzare le connessioni personali, le relazioni che ci sostengono. Nocturnal Animals costruisce ponti tra i personaggi principali, al contempo chiudendo le vie di contatto tra loro.”

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Per la seconda volta sei sul grande schermo, da regista e da sceneggiatore: in quale ruolo dobbiamo guardarti?

La scrittura è una delle parti del cinema che amo di più. E’ un processo del tutto personale, è il film come esiste solo nella mia mente, nella sua forma più perfetta. Prima di scrivere, inizio a raccogliere immagini che si riferiscono ai personaggi e ai loro mondi. Cerco immagini di interni, luoghi, persone reali che abitano i mondi dei personaggi che sto creando. Quando poi scrivo, spesso riporto i dettagli che sono emersi da quelle immagini. I mondi dei personaggi di Nocturnal Animals mi sono del tutto familiari. Sono cresciuto in Texas e New Mexico, è stato facile scrivere la parte della storia che si svolge nel Texas occidentale, e mi è consueto anche il mondo, un po’ rarefatto, che Susan abita a Los Angeles.

Nocturnal Animals nasce da Tony and Susan, un romanzo di Austin Wright, un viaggio allucinante nella forma di monologo interiore. Come questo può diventare un film?

Ho dovuto rappresentare scene della vita di Susan per trasmettere i pensieri espressi nel libro, occorreva visualizzarle  in modo da capire cosa Susan pensava senza ricorrere ad una fastidiosa voce fuori campo per tutta la durata del film. Inoltre, il tema di fondo del romanzo di Edward è volutamente vago, ho sentito la necessità di enfatizzarlo perché fosse chiaro sullo schermo.  Su un piano pratico, l’ambientazione del libro è stato riportata ai giorni nostri, in parte perché il libro è stato scritto nel primi anni ’90, prima che si diffondesse l’uso dei telefoni cellulari. Il tipo di crimine tracciato nel libro non sarebbe credibile  nel mondo di oggi, se la storia non fosse ambientata in un luogo non servito da celle telefoniche, perciò ho scelto di ambientare  la storia in West Texas – la storia originale si svolge nel Nord-est -, dove in alcuni zone è plausibile questa mancanza di copertura. E’anche una parte del mondo che conosco bene, e mi ispiro al vecchio adagio: scrivere su ciò che si conosce.

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Nel tuo film, la Susan del romanzo ha le magnifiche sembianze di Amy Adams

Ho scelto Amy per la sua straordinaria capacità di trasmettere emozioni senza parlare, solo con la mimica del viso e degli occhi. Amy è davvero una grande attrice. C’è qualcosa nei suoi occhi che sembra puro, sincero. Volevo che il personaggio di Susan fosse capace di suscitare empatia. Sarebbe molto facile odiare Susan perché, come dice nel film, lei ‘ha tutto’, eppure lei è infelice. Lei ha scelto un percorso nella vita che è opposto alla sua vera natura. Lei è in un certo senso vittima della sua educazione e di ciò che la nostra cultura spesso impone alle donne. Per gran parte del film il personaggio di Susan legge e reagisce in silenzio a quello che ha letto. Qui è la grandezza di Amy, che arriva a rappresentare il dolore di Susan in modo coinvolgente, senza grandi gesti o parole. La sua interpretazione di Susan è sottile e sfumata, ed è stato per molti versi il ruolo più difficile.

Tony – ma anche Edward -, invece, è un altro top player di Hollywood, Jake Gillenhall

Su un piano pratico, è stato difficile trovare due attori di chiara fama che potessero interpretare credibilmente i medesimi personaggi a 20 e a 40 anni. Jake e Amy hanno questa grande capacità, e i loro sottili cambiamenti negli atteggiamenti e nei modi di discorrere sono magistrali. Sono stato attratto da Jake perché ammiro quanto e come si mette in gioco nelle sue interpretazioni. Questo è stato un ruolo difficile ed emotivamente impegnativo. Sentivo che Jake avrebbe fatto un  lavoro brillante e certamente non mi ha deluso. Uno dei temi del film che mi interessava era l’esplorazione della mascolinità nella nostra cultura. Tony e Edward non possiedono i tratti stereotipati della mascolinità, tuttavia alla fine dominano entrambi. Da ragazzo, in Texas, ero l’opposto di tutto quello che era considerato classicamente maschile, e ho sofferto per questo.

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Il cast dei non protagonisti è davvero un dream team, a cominciare dal mai troppo apprezzato Michael Shannon

Nel film, i ruoli cruciali del tenente Bobby Andes e Ray Marcus, che sembrerebbero rappresentare i diversi estremi della legge, sono interpretati da Michael Shannon e dall’inglese Aaron Taylor-Johnson. Ho scelto entrambi per loro versatilità, perché spariscono letteralmente sotto i personaggi che interpretano da diverse epoche e nazionalità – tanto che gli spettatori spesso non ricordano dove hanno visto quelli attori prima d’ora.

 

[Anche su Nocturno num.167, in edicola]

 

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