Al cinema con Clint Eastwood. Dirty Harry, ti presento Sully


Confesso che avevo deciso di sorvolare, senza aeromobile, ritenevo lezioso aggiungere un altro verboso peana alla sequela di osanna che si innalzano da ogni dove. Quando si parla di un Padre del cinema, solo è consentito accomodarsi in sala e guardare, con entusiasmo da discepoli, con umiltà da apprendisti. Clint Eastwood, lo si metta agli atti, non è unto dal Signore, è proprio il Signore, quel dio del cinema che tante volte abbiamo ringraziato e tante altre ancora, spero, ringrazieremo, Clint è meraviglia, è stupore e tremori, è la semplicità della perfezione. Oh sì, fratelli, oh sì. C’è però che la mia testa è un popolo – un piccolo popolo – di sovversivi, e da giorni penso e ripenso ad un titolo che esprima concisamente il mio approccio luciferino alle eucaristie cinematografiche: oggi l’ho trovato, oppure è lui che ha trovato me, come potete leggere sopra. Fatto il titolo, la rece viene da sè. Sully. di Clint Eastwood.

2014 Los Angeles Film Festival - Closing Night Film Premiere Of Jersey Boys Featuring: Clint Eastwood Where: Los Angeles, California, United States When: 19 Jun 2014 Credit: Apega/WENN.com

Il film giunge a cavallo, non sull’onda, della Trumpmania, o della Trumpfobia, al tempo della Purga insomma, in concomitanza con le elezioni presidenziali che hanno segnato l’estinzione degli influencer. Nemmeno un voto è stato orientato da Lady Gaga, o da Madonna, o da George Clooney, o da Bob De Niro. Hilary Clinton rovinosamente sconfitta, con lei il jet set dei democrat, in specie la succursale di Hollywood. Eppure sembrava non ci fosse gara, un esercito di buoni sostenitori contro nessun cattivo, anzi due, uno un pò attempato e sparatutto, Steven Seagal, e poi un altro, tirato per la giacchetta in memoria dei suoi passati endorsement liberal: Clint, appunto. A risultato acquisito, i soliti farisei hanno cercato di aizzare le folle contro Clint (non contro Steven, che pare commiserato più che temuto), ma le chiacchiere si sono disperse nel vento. Clint ha alzato un sopracciglio, uno solo, ha serrato le labbra in un sorriso letale ed ha ringraziato, mentre Sully incassava 125 milioni di dollari al box office USA, il suo terzo miglior risultato di sempre, dietro American Sniper e Gran Torino. Tre titoli, tre grandi storie, la (ri)nascita di una Nazione nel nuovo millennio. Il crollo delle torri aveva infatti comportato il crollo delle visioni agiografiche, con la fabbrica dei sogni e dell’immaginario incapace di aggiornare il suo catalogo di eroi, specie alla sezione “eroi della porta accanto”. I tentativi dell’indie cinema, pur encomiabili, restavano sospesi tra uno sterile compiacimento autoreferenziale ed un capzioso quanto velleitario moralismo, mentre il cinema mainstream riversava sul pantheon dei cinefumettoni il suo senso di angoscia e di smarrimento. In questa forbice opprimente restava lo spazio per un recupero malinconico della compianta Guerra Fredda, oppure per riletture metaforiche di accadimenti minimali. Solo un cane sciolto, liberal, poteva permettersi l’audacia e la franchezza di raccontare quello che succede, facendo i nomi, mostrando i fatti, incurante di provocazioni o di autocensure da politically correct.

LAS VEGAS, NV - APRIL 22:  Recipient of the Fandango Fan Choice award for Favorite Film of 2014, 'American Sniper,' Clint Eastwood speaks onstage during CinemaCon and Warner Bros. Pictures Present ?The Legend of Cinema Luncheon: A Salute to Clint Eastwood? at Caesars Palace during CinemaCon, the official convention of the National Association of Theatre Owners, on April 22, 2015 in Las Vegas, Nevada.  (Photo by Alberto E. Rodriguez/Getty Images for CinemaCon)

Clint è il capobranco dei cani sciolti, ma è anche profondamente e originariamente liberal, e la sua ideologia si traduce in un solo comandamento: tutto è necessario. Tutto quanto accade nel cinema di Clint è necessario, non avrebbe potuto accadere diversamente. I personaggi prendono decisioni, lo fanno pensando a ciò che è necessario. Tutto quello che si vede, sia il colpo di un cecchino, o una sparatoria, o un incidente, deve essere visto, perchè è necessario. La necessità, più che una forza, è uno stato naturale, una legge preposta a tutte le successive concettualizzazioni. Sully è un film sulla necessità, lo è in maniera concisa e lampante. E’tratto da una storia vera, quindi necessariamente avvenuta, che poteva avere un grande impatto immaginifico, invece è finita presto nel tritamemorie dell’attualità. Sully non è un film sulle virtù di un uomo, è un film sulle condizioni che determinano la necessità: nello specifico, sul caso, sulle scelte. E sul tempo. A prima vista, e a prima lettura, si può infatti pensare che a Clint interessi il capitano Sully in quanto santo laico – liberal – che ha donato nuova vita ai fortunato passeggeri del suo aereo, compiendo un fortunato rito battista attraverso l’ammaraggio sul fiume Hudson. L’aereo, che plana come una grande cicogna sull’acqua, e che apre il suo ventre per partorire persone sane, galleggianti sugli scivoli e sulle sue ali, è effettivamente di grande impatto metaforico. L’evento traumatico e salvifico si inserisce tuttavia in una ordinata, quanto drammatica, successione di eventi (il decollo, l’impatto con gli uccelli, l’avaria dei motori, le procedure di emergenza), dai quali l’incidente (etimologicamente inteso) teleologicamente scaturisce. Ciò che lo orienta è il fattore umano ma non umanistico, il tempo, il divenire, è questo ciò che lo stesso Sully è chiamato a ricostruire nella brevissima – ma necessaria – fase processuale. Sully, il fattore umano, possiede il tempo, il capitale umano, compie la scelta più profittevole in relazione ai postulati di partenza, e ne è consapevole.

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Resta un interrogativo inquietante: se il dovere di un buon americano risiede nell’agire secondo necessità, da chi, o da cosa è determinata questa necessità? Da Dio o da Satana? Dal bene o dal male? Clint, intanto, alza un sopracciglio, uno solo, serra le labbra, e sorride. O forse ghigna.

 

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