Jacques Tati in divvuddì, per la Ripley Home Video


Ecco i regali di Natale perfetti: i dvd che la Ripley Home Video ha messo sul mercato, ovvero quattro titoli di Jacques Tati. Oltre ai film i DVD contengono documentari, trailers, gallerie di immagini e brochure di immagini e testi.

Mon Oncle

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Gran Premio della giuria a Cannes nel 1958 e Oscar come miglior film straniero l’anno dopo. Rivedere oggi Mon Oncle, sessant’anni dopo l’uscita, è un esperienza che tutti dovrebbero vivere. Il passato – Buster Keaton, Charlie Chaplin – e il futuro – la fantascienza, Blake Edwards, i Monty Python – si scontrano, si incontrano, provocando scintille lussureggianti di visioni, fantasia, libertà e cinema eterno.

Playtime

Girato in 70mm (la sceneggiatura più piccola mai girata in 70mm), tutto in campi medi e lunghi, niente primi piani o camera a spalla. Dall’inizio lo sguardo è lasciato solo, senza guida, e inizia per forza di cosa a scrutare ogni angolo, con l’ansia di perdersi qualche dettaglio. Non è solo necessario vedere il film più volte, ma forse anche – parole del critico Noel Burch – vederlo da diverse angolazioni, cambiare posto ogni volta, per apprezzarlo interamente.

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Vorrei che il film iniziasse quando voi spettatori lascerete la sala.

 

Le Vacanze Di Monsieur Hulot

La prima apparizione di Monsieur Hulot, l’alieno che piomba nella nascente modernità, il suo sguardo che nasce già sovversivo e resta tale, con la costante capacità di stupirsi e la ferocia innocente di un bambino.

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“Le mie prime ricerche comiche risalgono all’epoca delle mie delusioni scolastiche. Ho avuto la fortuna di ritrovarmi spesso nell’angolo e da quella prospettiva i professori apparivano molto diversi: visti di faccia sembravano perfetti, di lato cominciavi a notare i calzini abbassati, le punte dei piedi a grattare i polpacci… qualcosa di molto diverso rispetto a gente impeccabile e corretta”.

 

Giorno Di Festa

locandina

Primo lungometraggio di Tati, girato nel 1947. Idee chiarissime fin da subito (sono gli attori che devono muoversi nell’inquadratura, non la macchina da presa) sull’importanza della prospettiva nell’uso dei campi lunghi, sulle inquadrature mai troppo ravvicinate per preservare la coralità democratica del suo sguardo, sul ruolo fondamentale che i suoni e i rumori hanno nel suo cinema.

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