The Neon Fetish, parte III: Italia si, Italia no, Italia Fetish


Lucia/Charlotte Rampling in divisa nazista con le bretelle a coprirle i capezzoli: è d’obbligo iniziare con questa immagine, tra le più forti e indelebili dell’intera storia del cinema italiano. Un’immagine spesso richiamata alla memoria – oltre che da troppi film – da ben più innocue sfilate di moda chic, che poi altro non sono che un teatrale incoraggiamento all’eterno fetish dell’abito o dell’accessorio. Subito dopo Il portiere di notte viene il Felliniano Casanova che fa sesso con una bambola meccanica, una scena ipnotica, morbosa e potentissima. Al terzo posto potrebbe piazzarsi Bianca di Nanni Moretti, ricchissimo di connotati fetish: sia il film che il protagonista Michele rappresentano una sorta di campionario di ossessioni e feticci, dallo schedario di tutte le coppie conosciute al feticismo per le scarpe, dal vasetto gigante di Nutella al liceo intitolato a “Marilyn Monroe”. E sono tantissime anche le citazioni cinefile, Hitchcock innanzitutto ma anche Truffaut, che nel contesto surreale e grottesco (di quello che alla lunga è il miglior film di Moretti) finiscono per cristallizzarsi, guardacaso, proprio in feticci.

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Ora però scendiamo dal podio, allontaniamoci dai riflettori del mainstream e imbocchiamo sentieri secondari e impervi, immergiamoci nell’underground. Travestiamoci da marinai, da drag queen, da ufficiali nazisti con tacchi a spillo, ricopriamo ogni centimetro del nostro corpo di latex perchè altrimenti al Decadence non ci fanno entrare. Decadence non è un luogo: le pareti che demilitano il club estremo nel quale sottoculture alternative che riguardano la musica, le arti visive ed espressive si mescolano e crescono di continuo, mutano di continuo anch’esse – partite da Bologna 11 anni fa – e non sono il confine assoluto tra dentro e fuori, tra due vite ben separate.

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Come testimoniano i tatuaggi del logo del Decadence impressi sulla pelle degli avventori, stiamo parlando di una sorta di piccola Roissy italiana (le locations d’altronde sono spesso ville storiche e castelli). Giovanni Aloi ha realizzato il documentario Pan Play Decadence nel 2013 con lo scopo principale di distruggere gli stereotipi che dipingono i seguaci delle pratiche fetish/bdsm come persone fuori dal mondo.

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Il film è quindi una sorta di confessione collettiva – sicuramente non mancheranno, tra gli spettatori, amici parenti e colleghi di lavoro che scopriranno i “segreti” di persone che “credevano normali” – che addirittura lascia ai margini le immagini del clubbing vero e proprio (poche ma dotate di fascino e potenza irresistibile, tocca intrufolarsi prima o poi), concentrandosi sull’abbattimento delle barriere tra pubblico e privato del giocatore di hockey, della trans cinquantenne ancora innamorata dell’uomo con il quale ebbe una relazione vent’anni fa, dell’insegnante sadomasochista e di tanti altri protagonisti appassionati di body art, body modification, bondage etc..

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Prodotto da Carlo Valentine, ideatore e direttore artistico di Decadence, il film ha girato festival e rassegne riscuotendo successo ed enorme interesse ovunque. Risale al 2011 Sex Equo, di Werther Germondari e Maria Laura Spagnoli: una raccolta di corti a tema sessuale, nei quali la componente fetish è prepotente, gioiosa e genuina. E’ doveroso citare almeno “L’amore e’ nell’aria” ovvero la storia di Mario e della sua passione per le bambole gonfiabili. Una passione frustrata dalle sue misere condizioni economiche: possiede – in tutti i sensi – solo un grosso pesce salvagente, molto meno sexy della bambola Felliniana.

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Un suo amico ricco colleziona invece tante bambole costose, soldatesse, infermiere, poliziotte. Una si rompe, e Mario la salva dal cestino dei rifiuti, portandola a casa sua dove l’anziana madre provvede a rimetterla in sesto. Sex Equo avrà un seguito, dal titolo Sex Novo, anch’esso strutturato come il primo. Alcuni frammenti, come “Buon Compleanno” (nel quale il protagonista viene punito per la prima volta proprio durante la sua festa!) e “Smack” (piccola – solo nella durata – storia di dominatrix) hanno già circolato per diversi fetish festival europei. Chiuderei ricordando – anzi rivedendo – Manuela Moreno nella sua performance al tg2 del 31 gennaio in prima serata: il suo prosperoso busto apparve fasciato da un aderentissimo vestito in latex, con l’auditel – e non solo l’auditel – che si impennò vertiginosamente.

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Le ovazioni riecheggiarono da capo a coda (tacco a spillo) dello stivale, e la repubblica salutò il primo tg fetish della storia.

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