Trainspotting T2 – Il Giorno Del Giudizio.


Nel 1996 mi drogavo anch’io, anche se in scala 1:1000 rispetto a Mark e compagnia bella. Screamedelica dei Primal Scream era l’unico disco non-totalmente rock che riuscivo ad ascoltare. E ad amare. A parte loro, non sopportavo qualsiasi cosa fosse anche vagamente dance, compresi Underworld e New Order. In quello stesso anno i Primal Scream realizzarono una sorta di anti-inno nazionale per la squadra di calcio del loro paese, la Scozia, in occasione degli Europei. E lo realizzarono in collaborazione con Irvine Welsh. Sitting there waiting for the inevitable shutout that never fucking comes. Era proprio la voce di Welsh a biascicare splendidi sproloqui riguardanti la Scozia, sopra un beat abbastanza dimenticabile dello Scream Team. Insomma, amavo e amo i Primal Scream, e la loro presenza nella colonna sonora di Trainspotting fu uno dei motivi per i quali mi infiltrai nell’orda di stonati che invase le sale. Trainspotting è una boiata. Sotto il livello delle commedie nostrane con Alvaro Vitali. Tutti mi volevano uccidere nel 1996, ero l’unico a dissentire dal coro di esaltazione generale. E per di più, i Primal Scream c’erano, si. Ma per pochi secondi. Dopo vent’anni mi ritrovo in un’orda molto più piccola e finta, sono troppo giovani (e hanno troppi risvoltini): il primo Trainspotting l’avranno visto quest’anno. Il seguito di Trainspotting è molto migliore del primo, ed io non fumo uno spinello da tre anni.

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Anche la sceneggiatura di T2 è firmata da John Hodge, che quindi è invecchiato di 20 anni come me e come i protagonisti. E si vede. Conta solo il passato nelle vite dei quattro balordi, che fanno cose e vedono gente soltanto perchè non sono ancora morti. Ognuno di loro è consapevole di vivere una vita di merda, ed è una consapevolezza che fa incazzare ancora di più (Begbie), che spinge a tornare sui luoghi della gioventù (Mark),  o a pippare coca e ricattare i clienti di una prostituta fingendo di credere che a contare siano solo i soldi (Sick Boy) o più lucidamente a tentare di farla finita (Spud).

 

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Ed è ovviamente Spud a far battere il cuore di un film che – ancora una volta grande Danny Boyle – non c’è, per il semplice motivo che non c’è più vita per quei quattro. Se T2 non rappresenta alla perfezione lo spirito del suo tempo come ha scritto mezzo mondo a proposito del suo predecessore, è perchè questo tempo spirito non ne ha. Viviamo in un decennio nato morto, e questo film ne è pienamente consapevole. Boyle ha scelto di escluderlo dalla contemporaneità, e si rivolge esclusivamente a chi ha visto Trainspotting vent’anni fa. Anche a chi l’ha detestato, come me.

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Sarebbe stata meglio un’overdose nel 1996, allora. Ma l’overdose non c’è stata per nessuno. Perchè? Per lo stesso motivo per il quale le cose succedono o non succedono, le vite cominciano oppure finiscono. Il caso. Non è un caso, invece, se ai mercatini di dischi in vinile i ventenni di oggi cercano gli LP di My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain e Sonic Youth. Che cazzo dovrebbero cercare, i Daft Punk?

 

 

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