Nothing Lasts Forever, il film perduto con Bill Murray e Dan Aykroyd


Questa storia inizia nel 1975, con la nascita del Saturday Night Live: Tom Schiller entra subito a far parte della squadra di creativi e per undici anni scrive e dirige sketch e cortometraggi, nei quali appare gente del calibro di John Belushi e Bill Murray, tra gli altri. Il suo stile visionario è apprezzato da molti, anche alla MGM che lo mette sotto contratto per scrivere e dirigere il film Nothing Lasts Forever. Erano gli anni di flop commerciali clamorosi, primo tra tutti I Cancelli Del Cielo di Michael Cimino: tirava una brutta aria alla MGM, i dirigenti andavano e venivano, tutti erano presi da mille problemi e nessuno pensava a quello che stava succedendo sul set di Schiller, che ebbe quindi la possibilità di terminare le riprese in assoluta libertà, senza influenze e condizionamenti da parte della produzione. Negli uffici della major ci si accorse troppo tardi di aver involontariamente finanziato un film “d’autore” e anti-commerciale, e le cose peggiorarono dopo un test screening disastroso a Seattle. La MGM decide di accantonare la pellicola in magazzino e lasciarla lì a prendere polvere, anche perché nel film erano inseriti diversi spezzoni di film storici, e le questioni di copyright avrebbero alleggerito ulteriormente il già scarno portafogli della MGM. Portafogli esangue, ottusità pingue: consuetudine voleva, e forse vuole ancora oggi, che le sceneggiature commissionate dalle major venissero esaminate alla ricerca di errori ed incongruenze, oltre alle già citate grane di copyright. Una delle note, che a distanza di anni Schiller ricorda ridendo, recitava testualmente: “Un bus non può volare”. E pensare che Dan Aykroyd,  John Belushi e Bill Murray si erano tutti detti pubblicamente entusiasti dello script. Già, Belushi. Doveva esserci anche lui nel film, che avrebbe dovuto e potuto essere un festacchione in puro stile Saturday Night Live. Che era poi quello che si aspettavano alla MGM, un film che sfruttasse il successo del SNL, le facce del SNL, realizzato in stile SNL, che portasse un bel po’ di dollari nelle loro casse. E invece l’umore sul set fu quello di un funerale, chè John Belushi morì un mese prima dell’inizio delle riprese.  Cambiando per sempre la percezione di uno dei corti girati da Schiller per il SNL, Don’t Look Back In Anger, nel quale un Belushi novantenne si reca al cimitero a visitare le tombe dei suoi amici e colleghi, compresi Chevy Chase e Dan Aykroyd, e tra le tombe ricoperte di neve declama “tutti pensavano che sarei stato io il primo ad andarmene”.

1984, Nothing Lasts Forever

Niente dura per sempre, non la memoria, non l’oblio. La realtà è un fuoco fatuo, come di un fantasma, o di uno spirito, come di uno spirito del tempo. Lo Zeitgeist, proprio lui. C’è un’epoca, una sola, in cui lo spirito del tempo è stato il tempo medesimo, parlo ovviamente degli anni 80, nello specifico del ritorno al futuro nel 1984. Non il film epocale, pure pregnante di Zemeckis, ma un film subliminale, mai uscito, mai distribuito, che tuttavia, se fosse uscito, a detta dei suoi titolari lo avrebbe fatto nel 1984, pur essendo stato girato nel 1982. Nothing Lasts Forever il titolo, dissotterrato dai cinetombaroli a 30 anni e passa dalla sua dipartita, 30 anni che ne hanno alimentato un culto ostinato e a ben guardare esagerato. Opera prima e unica di Tom Schiller, la pellicola che si credeva estinta ha continuato a circolare rabberciata come una reliquia, in strane versioni captate – rippate, è il termine tecnico –  da remoti passaggi televisivi ai limiti della clandestinità, in primis sulla tv inglese. Versioni bipolari, con o senza scene di nudo, con o senza il visto di censura, come si trattasse di un film normale e non invisibile, con l’ulteriore mistero della durata, essendo la versione censurata, quindi tagliata, più lunga di circa 180 secondi rispetto all’uncut. Curiosità, stranezze che arricchiscono il racconto di una favola semplice semplice.

 

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Miracolo a Manhattan

Nothing lasts forever è la storia surreale di un ragazzo per bene, tal Adam Beckett (Zach “Gremlins” Galligan) che vuole diventare artista. Adam vive in una Manhattan futuribile, resa enclave inaccessibile all’arte dalle esigenze del business e da uno sciopero perpetuo pluriennale dei trasporti. Il test di accesso a questa sezione aurea del Nuovo Mondo è un test artistico figurativo, il disegno di una modella nuda e procace, ma il nostro fallisce, riesce a raffigurarne solo il nero silvicolo triangolo del desiderio, sì che il pelo florido era un must degli anni 80, quindi da artista velleitario si trova precipitato a dirigere il traffico in un caotico tunnel sotterraneo. Qui incontra una sensualissima sedicente artista, tedesca di nascita, che lo inizia ai rudimenti concettuali del dadaismo e lo conduce per club psichedelici ed avanguardie postmoderne. E’ una transizione breve però, le buone azioni e l’animo caritatevole, prima ancora che talentuoso, di Adam gli attirano le simpatie di una setta di intellettuali magici travestiti da homeless, che gli indicano la via per ascendere al Paradiso della Quinta Strada. Il giovane speranzoso si trova così assieme ad una combriccola di anziani ante Cocoon (1985), catapultato in un torpedone in viaggio verso la luna. L’allunaggio è anch’esso asservito al business, vale il sillogismo allitterante Manhattan – Money – Moon, e Adam con gli altri dovrebbe dedicarsi a fare spese presso la locale base commerciale in modalità duty free, ma contravviene allo shopping per seguire la profezia e trovare l’amore di Eloi, una bella lunatica dai tratti orientali. Cacciato per la sua mancata propensione al consumo, precipitato sulla Terra, Adam ritrova il suo mentore straccione, che gli apre le porte della Carnegie Hall per il suo unico, definitivo trionfo pianistico, poi vivrà felice contento, con la sua bella Eloi discesa dal cielo.

Saturday Night Blob

Nothing Lasts Forever è la traduzione filmica della logorrea che ha sempre caratterizzato i Saturday Night Livers, è come un flusso di coscienza tra cameo di artisti e attori di ogni epoca, dai giovani Bill Murray e Dan Aykroyd ai gloriosi Sam Joffe (Ultimatum alla terra), Imogene Coca, Eddie Fisher. Tante gag tenute insieme dalla smodata, esibita passione del televisivo Schiller per la settima arte. Il film parte infatti con un sogno tumultuosoche ricorda i Powell-Pressburger(Adam alla Carnegie che inganna il pubblico con un pianoforte che suona da solo, e viene perciò linciato), scorre tra evocazioni di Frank Capra e brandelli di Bunuel ed Eisenstein, attraversa il Griffith di Birth of the Nation ed Intolerance,  arriva al Melies di Voyage dans la Lune aggiornato con un tocco de Il Pianeta Proibito di McLeod Wilcox. Un pasticciaccio ma non brutto, girato in parte in bianco e nero, in parte a colori, pieno di atmosfera e vitalità, che riesce miracolosamente, forse per opera dello Spirito (del Tempo) Santo, ad anticipare il Gilliam di Brazil e de La Leggenda del Santo Bevitore, pure quasi ad eguagliare i fasti di Mel Brooks all’apice del suo periodo aureo. Visto oggi, mostra similitudini inusitate con il senso di Hail Caesar! Dei Fratelli Cohen, pur non condividendone la grammatica filmica.

Sequel

E la storia continua trent’anni dopo, durante i quali Nothing Lasts Forever è diventato oggetto di culto, comparendo fugacemente ad alcuni festival, di notte nelle tv europee, su youtube. E in parecchie versioni pirata, veri bootleg ricavati proprio dalle trasmissioni in televisione, ricercato e idolatrato quanto un Cocksucker Blues. E l’eroe di questa storia è Bill Murray, che in occasione di una retrospettiva in suo onore tenuta nell’aprile del 2004 alla Brooklyn Academy of Music, ha preteso che venisse proiettato Nothing Lasts Forever, insistendo fino alla vittoria per ottenere una copia del film dalla Warner Bros che ne detiene i diritti. Nel ruolo del “cattivo” Murray risulta credibilissimo, anche a causa del lutto in corso per la perdita del suo amico Belushi: in queI periodo era rancoroso, ostile, scostante. I critici presenti sono andati tutti in estasi, scrivendone poi in termini entusiastici. Così la bomba si innescò, seguirono altre proiezioni e vide la luce anche un libro di Michael Streeter dal titolo Nothing Lost Forever, dedicato a tutta la carriera dietro la macchina da presa di Schiller (che come il protagonista Adam Beckett aveva sempre voluto diventare un artista, e da adolescente, dopo aver visto i film di Truffaut e di Fellini, aveva deciso di diventare regista. Anzi, di diventare un “regista straniero”).  Ma nonostante tutto questo, oltre alla fama e ai premi che negli anni son piovuti addosso a Bill Murray, il film resta inedito: un’uscita in home video è classificata come “probabile”, “in programma”, o “imminente” da troppi anni.  E se è vero che Schiller  si è sempre dichiarato orgoglioso dello stato di “tesoro dell’underground” raggiunto e conservato dal suo film nel corso degli anni e dei decenni, non sarà di certo contrariato da una eventuale release in dvd e bluray. All’epoca si dichiarava hippie, nemico acerrimo della pubblicità. E ha finito per diventare un regista di spot – ne ha diretti più di 500 – anche abbastanza entusiasta. Nel gennaio del 2015, per la prima volta e ovviamente nel cuore della notte, il film è stato trasmesso negli Stati Uniti da TCM Underground. La responsabile della programmazione, Millie DeChirico, ha dichiarato di non aver mai sentito parlare del film perduto finché non ha saputo che fosse disponibile per la programmazione, e che – incredibile! – non ci fosse alcun problema di licenze per mandarlo in onda. La frase chiave del film recita più o meno: “riuscirai ad ottenere quello che desideri, ma non come te lo aspetti” e potrebbe rivelarsi ancora una volta profetica, stavolta non in senso cimiteriale.

 

[in edicola su Nocturno num.170, Febbraio 2017]

 

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