Pieles,il film che De la Iglesia non ha fatto.


Wir alle sind freaks è uno slogan perfetto. Siamo tutti mostri, più o meno consapevolmente, e dobbiamo gridarlo al mondo in tedesco, alla faccia dell’eugenetica e delle razze ariane. C’è tuttavia chi ha provato a cambiare verso, ad usare una lingua più dolce per rappresentare la nostra mostritudine, creando un ispanico mondo difforme di creature straordinarie, alle prese con eventi bizzarrissimi. Parlo di Alex De la Iglesia, un maestro, un padre, un fratello, oppure uno scienziato pazzo, un autore rifugio sempre capace di evocare l’altrove favolistico di Tod Browning. Questa volta Alex non dirige ma produce un film, e purtroppo il miracolo non si rinnova. Pieles, di Eduardo Casanova.

Casanova è un regista esordiente, già attore con Alex per La Chispa de la Vida: uno devoto, diligente ma anche tanto, tanto pretenzioso. A cominciare dall’uso dei colori pastello, carte da parati e suppellettili e cromie sul rosa e dintorni, come se fosse Wes Anderson ma con un po’ di fluo in più. A questo aggiunge le inquadrature fisse e centrali, così, subito subito, per rimarcare – anzi,  per evidenziare – il debito che il suo cinema in embrione ha con la lezione di Ulrich Seidl. Fissate le coordinate, ecco un bel pugno nello stomaco a la De la Iglesia, la storia di un pedofilo dolente, che per sfuggire ai sensi di colpa ed alla legge abusa di una prostituta bambina cieca, un pedofilo munifico, che dona alla poveretta una coppia di preziosi diamanti, da utilizzare come vista della mente in vece della non vista naturale. La dichiarazione di intenti è perciò palese, realizzare un’opera che si collochi dentro il suddetto triangolo autoriale per forzarlo fino a farlo diventare un quadrato autoriale, dove lo stesso Casanova dovrebbe diventare uno dei vertici bassi, e allora è tutto un tentativo di disturbo in cerca di visibilità e di attenzione. Venghino siori venghino, dopo la baby prostituta cieca ecco faccia di culo, una ragazza con un ano al posto della bocca, che non parla ma scoreggia, e mangia dal retro. Si affrettino siori, ecco faccia moscia, donna dal volto appeso che è oggetto di desiderio di sani e di sgorbi.

Non eschino dalla sala siori, è il turno della nana gravida, vedette di un programma tv per bambini, o di cicciabomba lesbicona, una obesa in crisi che si sollazza con la baby squillo di cui sopra, salvo tramare il furto della sue gioie per pagare il mutuo. Ancora, c’è da guardare il diversamente volontariamente abile, uno che si amputa le gambe perché la felicità è solo delle sirene marine, e ci sono altre dolenti storie di ordinaria stramberia. Una trama composta in racconti brevi come strisce a fumetti, intrecciati attraverso gli incontri e gli scontri dei personaggi. Il registro è monotòno, malinconia associata a romanticismo strutto (già visto quindi passato, non più struggente), il moralismo scorre latente e sovente emerge per stagliarsi nitido, nella scelta del fuori campo che sul più bello impedisce la visione delle oscenità che questi freaks subiscono o mettono in pratica. Casanova gioca infatti con carte truccate, dà ad intendere di voler aggredire lo spettatore ma invece lo vuole solo rassicurare, perché tutto il suo film è una costante, pedissequa, intollerabile ricerca della normalità, scambiata per bisogno di amore o di accettazione reciproca. Quanto di più distante, evidentemente, dal cinema di De la Iglesia, quanto di più antitetico dal cinema pornografico di Seidl, quanto di più microscopico rispetto ai viaggi pindarici di Wes Anderson.

Innegabile che Pieles sia un’opera curiosa, lo hanno pensato pure i capataz di Netflix che lo hanno messo in libreria, ma è come un barattolo di vetro sullo scaffale di una vecchia farmacia, dentro non c’è un feto in formaldeide, né un cobra in salamoia, ma solo acqua colorata, e sa pure di stantio.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...