Terra Formars, di Takashi Miike. Poi non dite che non ve l’avevo…


Il blogger non è un maestro, è un pusher al quale il cinetossico si rivolge con fiducia e apprensione. La definizione, chiara e veritiera come il bilancio di una public company, è di una mia amica virtuale, io mi sono limitato a limarla e riportarla qui. Spaccio commenti a costo zero, elucubrazioni corticali, giudizi viscerali. Lo faccio per voi, perché sappiate che siete quello che vedete. La mia è una missione di pece, non di pace. Così, all’apice del mio egocentrismo, con tutta la protervia di cui sono incapace, sono a somministrarvi una roba che mi è appena arrivata, una nuova visione sintetica di cui tutto ignorate, o poco sapete, ma è roba buona, garantisco io, anzi no, garantisce un mio amico. Takashi Miike. Terra Formars.

Che è un film del 2016, con poche e indolenti recensioni a suo carico. Voci sparute, dall’Italia come dal mondo, che non classificano l’opera ma la declassano a priori, come sempre più frequentemente sta succedendo alle opere del Maestro. Miike è un mistero gaudioso, non ci si capacità di come possa e voglia continuare ad essere così giulivamente prolifico, incurante di premi, dei soldoni, dei soloni, della distribuzione, delle esibizioni: l’autore esorbita, non trattiene, così facendo sovverte il sistema, che invece accumula, e ritiene. Solo per parlare degli ultimi anni: 3 film fatti nel 2012, 2 nel 2013, 2 nel 2014, 2 nel 2015, 2 nel 2016, 3 nel 2017. Terra Formars, 2016, è l’adattamento da un manga di un certo successo, ma questo non mi importa, perché non conoscevo il manga, non lo avrei conosciuto senza il film e continuerò ad ignorarlo in futuro. La storia: un gruppo di derelitti, rifiuti umani rifiutati a vario titolo dalla società, viene assemblato in equipaggio spaziale ad opera di un manager con il gusto dell’outfit, cioè di un cinico capitano di impresa che si veste in modo eccentrico/sgargiante. La gang (i vermi, li chiama il boss, perché nella vita strisciano in cerca di denaro) viene spedita su Marte, per debellare gli scarafaggi cresciuti e moltiplicatisi a seguito della colonizzazione vegetale del pianeta. Non di blatte si tratta, ma di giganteschi scarafaggi umanoidi, energumeni in corazza chitinosa, con occhioni a mandorla e mascelloni alla Darrin di Vita da Strega. Alla vista del primo scarafaggione si è indotti al riso, sarà questa la ragione per cui molti recensori hanno derubricato l’opera a “commedia sci-fi sgangherata”, a “divertissement senza capo né coda”.

Per intenderci, non sarebbe nemmeno un male, ove si trattasse di commedia o di divertissement, ad avercene opere così gigione, e soprattutto libere, nella fantascienza attuale. E’ che non è vero,: i teneri insetti mutanti sono dei killer, orribili perché privi di emozioni, e cominciano a fare mattanza dell’equipaggio, schiacciando corpi e vite in dolorosa sequenza. Terra Formars, un grand guignol futuristico, ed anche un po’cibernetico: detta così, sembra il verso dell’atroce canzone che ci tormenta da qualche mese e che ci meritiamo. Gli umani però sono super accessoriati, ciascuno di loro, alla bisogna, può inocularsi il dna di insetti formidabili e contrastare gli scarafaggiodi, e qui parte il divertimento, nel senso del grottesco, inimitabile gusto visionario di Miike. A mero titolo di esempio, ecco apparire l’uomo calabrone, l’uomo larva, la donna vespa, la donna mantide, eccoli combattere contro le legioni nemiche. Legioni, appunto, contro singoli (anti)eroi, un esercito capace anche di volare, o di organizzarsi in attacchi ad ondate, dei veri tsunami di scarafaggioidi, come onde oceaniche, che si abbattono sui mezzi motorizzati della spedizione. Si è su Marte, e la letteratura, i racconti scritti/guardati sul pianeta rosso sembrano essersi fatti Storia, in quanto, come per The Martian, occorre spostarsi da un punto all’altro del pianeta per salvarsi, cercando le vestigia di una precedente spedizione. L’impresa è titanica, perché gli insettazzi evolvono alla velocità della luce – evoluzione come capacità di comprensione e di adattamento, quindi intelligenza, prima che mutazione fisica – e vanificano gli sforzi, le competenze dei poveri astronauti mutabili. E’ tutto un complotto, essi non sono vermi in cerca di denaro difficile ma guinea pigs, cavie spedite al massacro dal ground control, per testare la forza dei mostri marziani, scientemente vendibili come arma di sterminio di massa, da importare sulla terra per la vendita al al governo giapponese o qualunque altro Stato (canaglia per definizione).

L’esito è incerto, forse non risolutivo, i colpi di scena abbondano e, quel che più conta, si resta travolti da 90 minuti di fantasia purissima. Terra Formars, dicevo, è un film uguale uguale al suo autore, libero quindi, capace di liberarsi persino del fumetto di origine come uno scarafaggioide, alla nascita, si libera del guscio dell’orrido uovo che lo contiene. La macchina da presa gira in moto circolare perpetuo intorno ai personaggi, come già nei 13 Assassins; le scene di lotta, concitate, ipercinetiche, trovano requie in interminabili interruzioni, vengono dilatate allo spasimo dai dialoghi tra i protagonisti, tra reminiscenze di miserie future e struggenti momenti di romanticismo. In Terra Formars c’è l’anarchia, c’è la follia cervantesca dei disperati, c’è la morte come rimozione o distruzione, poi c’è la palingenesi, che è solo illusione, perchè tutto si distrugge ancora e ancora. C’è tutto Miike, insomma, e ce n’è per tutti, io sono qui, al solito posto, mettetevi in fila che la vostra dose è pronta.

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