Okja. Il Porco (G)Rosso di Bong Joon-ho e Netflix


Un maiale gigantesco, imparentato con le bestiole che popolano l’universo di Hayao Miyazaki, ed una ragazzina orfana, preadolescente, sono cresciuti insieme in mezzo alla natura, lontani dalle città caotiche e vicinissimi a mille classici della tradizione letteraria e cinematografica. I cattivi vogliono privare la ragazzina del suo unico e gigantesco amico, ma arriva in suo aiuto addirittura l’Animal Liberation Front. Okja è un film schierato – dalla parte giusta – ed è un film commovente, girato alla grandissima, sempre in movimento, stiloso ed elegante. Alcune scene rasentano la perfezione, prima tra tutte l’incursione di Okja in un centro commerciale. Non avevamo il minimo dubbio: con Bong Joon-ho alla regia, il cinema è cinema con la C maiuscola. Anche se fruito attraverso laptop e smartphone. Se volete realizzare qualcosa di strano, ha detto in un’intervista Bong, Netflix è il posto giusto.

 

L’unica Trinità che veneriamo da queste parti è quella del cinema coreano. Al centro c’è un occhio divino nato dalla fusione dei tre punti di vista sul mondo e sul cinema: i tre vertici del triangolo sono occupati dal maestro Park Chan-wook (ribadiamolo, il miglior cineasta vivente, insieme a PTA), da Kim Jee-woon e da Bong Joon-ho. Tre autori che sono anche tre amici, che si scambiano continuamente consigli e pareri sulle loro creazioni. Se i primi due hanno di recente generato due preziosissime gemme che hanno in comune un approccio politico e legato alla storia del loro paese, Bong Joon-ho prosegue apparentemente per la sua strada, ovvero un cinema dal cuore anticapitalista, e altrettanto sostanzialmente un cinema universale e spettacolare.

Okja è stato prodotto da Netflix, e non è un particolare di poco conto: rappresenta l’inizio di una nuova era nella storia della Streaming Queen, che alza il tiro e sfida Hollywood, lanciando un irresistibile canto delle sirene non tanto al pubblico, quanto all’esercito di autori che non vanno d’accordo con gli Studios tradizionali. Netflix – l’ha confermato anche Bong – garantisce totale libertà creativa, non esercita pressioni di alcun tipo, non pone limiti all’utilizzo di lingue che non siano l’inglese. Sulla carta è una dichiarazione d’intenti eccitante e promettente. In pratica, però, Okja – che è il massimo risultato ottenuto finora da Netflix in materia di lungometraggi – è un’opera semplice e lineare, per grandi e piccini, fruibile da chiunque e in ogni angolo del pianeta. Nonostante l’ambiguo divieto ai minori di 14 anni, che consiglierei – se ne avessi i titoli e l’autorità – a tutti i genitori di ignorare, chè i minori di 14 anni devono sapere e conoscere anche le cose orribili di questo mondo, e se dopo la visione decidessero di non mangiare più bistecche non sarebbe un dramma.

Anche noi, nel nostro antro sotterraneo buio e freddo, non possiamo non affermare che Okja sia un gran film. Lo è, senza se e quasi senza ma. Rispetto ai precedenti lavori di Bong, però, è il meno gran film di tutti. Snowpiercer, Mother, The Host, Memories Of Murder e Barking Dogs Never Bite hanno tutti qualcosa in più di Okja, che sarà senza dubbio il più visto dei suoi film, chè con Netflix si parte da un centinaio di milioni di spettatori di default, e se ne aggiungeranno altri, di milioni. Successo garantito. Garantita è anche l’occasione, per i dirigenti di Netflix, di riempirsi la bocca con frasi come “nessuno studio si sarebbe accollato il rischio di una produzione del genere, con un regista coreano e pochissime parole pronunciate in lingua inglese”.

Il prossimo film di Bong Joon-ho si intitolerà Parasite, e dovrebbe trattarsi di una produzione totalmente coreana. Preghiamo la sacra Trinità che si tratti di un horror.

 

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2 pensieri su “Okja. Il Porco (G)Rosso di Bong Joon-ho e Netflix

  1. Visto ieri, condivido totalmente anche se mi mancano da vedere Memories of murder, Mother, e l’ultimo che hai citato ( troppo lungo ), ma prima o poi rimedierò. Personalmente l’unico dubbio che ho è: non so se mi commuove di più … vabbè lasciamo perdere, mi vengono in mente i miei cani che furono e non ce la faccio.
    Forse un’altra volta.
    Un saluto.

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