The Childhood of a Leader, di B.Corbet. Il trionfo della volontà.


Nel giro di pochi mesi, tra il 2014 ed il 2015, sono stati girati 3 film concernenti la maternità, o la figlitudine: Ich Seh Ich Seh, Mommy e The Childhood of a Leader. I protagonisti sono maschi: bambini difficili, come si diceva un tempo, oppure adolescenti disturbati, come si diceva un altro tempo. La macchina da presa li segue nel loro microcosmo domestico: un ambiente selettivamente permeabile, in quanto si apre alla visione ma si chiude alla comprensione. Più che padroni in casa propria, queste piccole canaglie sono dei, o despoti, del loro mondo. Tra i titoli citati, il più sfrontatamente ideologico, il più carico di aspettative sarebbe quello più pomposo, The Childhood of a Leader.

Approcciamo l’opera con sguardo da sociologi, convinti di assistere ad un manifesto programmatico, su cause ed effetti universali della megalomania: ci troviamo invece davanti ad un bambino, efebico, che lancia pietre ai suoi parrocchiani. Idea gustosa e iconoclasta, non fosse che il regista afferma essergli scaturita da un racconto sul giovane Mussolini, che puerulo prendeva a pietrate i suoi sodali. LVI o no, sin dai primi fotogrammi precipitiamo in un abisso cerebrale, seguendo le evoluzioni di Prescott il lapidatore, le sue tumultuose, incoercibili manifestazioni di volontà. Figlio di un alto diplomatico americano, Prescott vive in una grande magione, poco fuori dall’abitato di Parigi, assieme ad una madre tormentata – una via di mezzo tra la moritura Carmen, da Il Labirinto del Fauno, e la Grace di The Others – e ad un manipolo di cameriere.

La Grande Guerra volge al termine, papà lavora febbrilmente ai trattati di Versailles e mamma lo ripudia, trincerando i suoi rifiuti sessuali dietro la più classica delle emicranie, covando al contempo altri interessi. Prescott è l’incompreso, un terzo incomodo in una No Man’s Land coniugale, allora trova rifugio tra le calde mammelle di una tata giunonica e nonnesca. I suoi giorni inquieti sembrano caratterizzati dai primi tormenti puberali: l’enigma dell’identità sessuale oscilla tra un capezzolo di donna, guardato inturgidirsi sotto la seta di una glauca camicia, ed il gusto provocatorio di girare nudo, o in mise da femminuccia. Prescott si impone, non teme punizioni, non crede nella preghiera, come lui stesso urla durante un importante banchetto. Prescott è bipolare, è plusdotato, è paranoico? Non si capisce, di certo è un avantpunk, ed il fascino perverso che sprigiona, il senso di indomita impunità, è effettivamente parente prossimo al carisma di un qualsiasi conducator del XX secolo. Sceneggia e dirige in modo maramaldo Brady Corbet, trentenne, già attore per Haneke e Von Trier, cui più volte strizza l’occhio Un film che rimane come un tatuaggio a forma di punto interrogativo, sugellato dalla stridente colonna sonora di Scott Walker.

[anche su Nocturno num.176 in edicola, e su Nocturno.it]

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