Wonder Woman, in bluray per Warner


Una boccata di aria pura, un racconto scevro di tormento, di nodi, di complessità. Epos del supereroe, mitologia alla maniera americana, un minestrone gustosissimo, un melting pot di Storia e di storielle. Il nostro presente, perso dietro alla nevrosi da aggiornamento continuo, sembra aver rimosso definitivamente l’anacronismo, come fosse il peggiore dei mali, come fosse richiesto a tutti uno sforzo costante di allineamento e introiezione. La (de)formazione continua è diventata, non so dirvi quando, un criterio per valutare la qualità di un qualsiasi prodotto, dell’arte o dei mestieri. Wonder Woman, semplicemente, se ne frega. Degli aggiornamenti, della veridicità, della consecutio temporum, dei dati statistici, dell’incredulità, dell’unità dell’opera. Wonder Woman regna, amici miei. Perché è libera da tutto ed è prima di tutto, forte di una inconsapevolezza che è innocenza primigenia.

 

Wonder Woman è l’Emile dei supereroi, la prova provata che l’importante è l’azione, al diavolo la reazione conseguente. Comincia dalla possibilità di un’isola in mezzo all’Egeo, popolata dalle Amazzoni che tutti avremmo voluto essere, o avere. Isola che non c’è, avvolta da nebbia, una skull island con valorose semidee al posto dei mostrazzi preistorici: il riferimento non è casuale, anche il Kong dell’annata in corso è opera intrinsecamente archeologica, palingenetica e mitopoietica. Diana si chiama lei, è l’eletta, figlia di parto divino, e guarda il mondo dal suo oblò, finchè imprevisto giunge il trauma, che non è Ares, no, non è la guerra di cui parla la mamma Ippolita, il trauma è Cronos, è il tempo, la crescita, la formazione, gli ormoni.

L’ingresso fisico di un uomo – una spia, un soldato – nel suo orizzonte circoscritto coincide con una nascita di Diana in quanto donna, ed una rinascita dell’uomo in questione, strappato all’annegamento nelle acque profonde e riemerso a nuova vita. Il film ci mostra la superdonna che entra in scivolata nel mondo umano al tempo del primo conflitto mondiale. La Grande Guerra è la Madre, o il Padre, di tutte le guerre. Non c’è giustizia, non c’è valore, non c’è trionfo. Essa è negazione che annulla luoghi e persone: non a caso, la visione più bella del film è WW che erompe dalla trincea e si scaglia all’arma bianca contro i nemici, per la conquista della contingente No Man’s Land, un non luogo appunto, un luogo negato e annullato.

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