Il Ragazzo Invisibile: Seconda Generazione. In lode di Gabriele Salvatores


Sono un blogger d’onore, uno di parola. Di parole forse, troppe, o troppo poche, dipende dall’argomento. Oggi l’argomento è vivo, è sentito. E’ politico, addirittura ideologico. La molla scatta alla cassa del multisala X, nel bel mezzo di un pomeriggio feriale. Chiedo alla gentilissima cassiera di assegnarmi un posto centrale, sesta fila a partire dallo schermo, non una più indietro. Non c’è problema, dice lei, divertita, trasecolata, la sala è vuota per intero, dice lei, nessuno sta andando a vedere quel film, che è già alla seconda – temo ultima – settimana di programmazione. In barba ai trasecolamenti, ai sarcasmi, ai vituperi, scopro di avere una missione da compiere. Io ho una missione da compiere, tutti noi abbiamo una missione  da compiere: salvare Salvatores. Il Ragazzo Invisibile, Seconda Generazione.

Sono stato un convinto sostenitore del progetto fin dal primo capitolo: ne ho apprezzato il senso, l’ambientazione, il tentativo di sviluppare il tema del non visibile attraverso tre dimensioni: provincia distopica, adolescenza inquieta, famiglia non convenzionale. Ragionandoci su, a 2 anni di distanza, mi accorgo che il non visibile sposa il concetto di limite, di linea di confine della visione: Trieste, la città dove tutto accade, è borderline dell’Italia cinerappresentata. L’adolescenza è borderline dell’infanzia subita. La famiglia non convenzionale, un figlio adottivo ed una mamma vedova, è borderline della società stereotipata. Anche Salvatores ed i suoi tre sceneggiatori ci hanno pensato su, perché in questo secondo capitolo forzano i limiti suddetti, li allargano nel tentativo di sfondarli, in parte riuscendoci. Si assiste, infatti, ad uno slittamento ad Est del baricentro narrativo, gli eventi rilevanti, quelli che originano l’epos, sono ambientati in un gulag sovietico. E Sovietici,  Russi sono i personaggi che prendono vita del nuovo film: generali dell’Armata Rossa, magnati del gas dal passato oscuro, scienziati pazzi, pazzi mutanti. E’ nota la fascinazione di Salvatores per l’estremo Est dell’Europa, prima del Ragazzo Invisibile c’era stato Educazione Siberiana: in entrambi i progetti il suo sguardo spazia dal passato al presente, abbracciando il Novecento canceroso e sanguinoso, insieme alla degenerazione di un presente caotico e apocalittico. L’invisibile è quindi il passato, ed anche la sua eredità  nel futuro prossimo, occorre disvelare il primo per prevenire disastri nel secondo. La chiave di volta tuttavia non è l’eroe a sua insaputa, non è il ragazzotto biondo del titolo, è invece la sua mamma naturale, anch’ella con i superpoteri (l’Urss veniva definita “superpotenza”) e con in testa un’idea meravigliosa. Questa madre, madre Russia, succhia il sangue ai suoi figli, letteralmente. Necessita di trasfusioni continue per sopravvivere, come un allattamento al contrario, come un cordone ombelicale in reverso, come un tentativo di invertire la successione ereditaria.

Che infatti va fino all’estremo limite, quando la madre mantide si immerge in un fonte battesimale da modernariato industriale – chiamato esegeticamente utero – e lì, immersa in un amnio artificiale generato dalla sua progenie, rinasce a nuovi poteri e nuova vita. Questo è un tema radicale e sovversivo, sembra un patto di sopravvivenza intergenerazionale, in realtà è un conflitto generazionale, con i più vecchi che usano i più giovani per continuare, non a vivere, non a sopravvivere, ma a detenere il potere. I vecchi che comandano e si preservano, a scapito dei giovani: that’s Russia, that’s Italy, con i figli al capezzale, andiamo a comandare! Comandare significa imporre le proprie idee, incendiarie, rivoluzionarie, sanguinarie, imporre che per la propria causa combatta chi anncora non ha una causa: il figlio, i figli, perché il ragazzo invisibile ha una sorella gemella, come ragazzi terribili di Cocteau, e con loro, attraverso loro, una rappresentanza della classe operaia, geneticamente modificata per l’occasione. Una madre naturale che diventa villainess, la cattiva di turno, che vuole fare tabula rasa dei nuovi ricchi russi e dell’umanità tutta, colpirne cento per educarli tutti. Salvatores sembra nostalgico, sembra vagheggiare  una rivoluzione proletaria da attuare contro le derive del neocapitalismo finanziario ed industriale (simboleggiato dal gasdotto Russia – Italia che nel film ha in Trieste il suo sbocco inaugurale). Un sogno questo, un vecchio sogno, destinato al fallimento inglorioso: a spegnere le ire incendiarie di mammà ci pensa il figliolo invisibile, certo, ci pensa sua sorella; certo, ci pensa soprattutto suo marito, un altro della sua generazione, che è cieco ma vede i pensieri altrui, come una coscienza rimossa. Il fuoco si spegne, restano le ceneri di un’utopia rivoluzionaria, restano alcuni sparuti mutanti, come cani sciolti alla caccia del magnate peracottaro: un altro mondo non è possibile, ma qualche minima, marginale vendetta forse sì, perchè non è più lotta di classe, è un tutti contro tutti.

Ho preferito soffermarmi su questi aspetti simbolici, non intendo svelarvi altro della trama, che in taluni punti claudica, inciampando su scelte sbagliate e su un montaggio, che poteva, doveva essere più attento. Malgrado ciò, malgrado i soliti vizi di una recitazione che rischia di sembrare amatoriale, Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione è un film che raggiunge i suoi obiettivi: parla con un linguaggio proprio, peculiare, al suo pubblico di giovani e giovanissimi, e dimostra che il cinema italiano può sperimentare nuove strade, anche rischiose, anche costose. Come ogni eroe che si rispetti, è un film che sembra avere una vocazione sacrificale, figlio di una visione che spazia oltre i risultati contingenti del botteghino. I quali, purtroppo, al momento non sono confortanti, molto al di sotto degli 8 milioni e passa di euro utilizzati per realizzare l’opera. Un peccato, una colpa per chi lo approccia cinicamente, per chi ne scrive/parla con sprezzo e con la stessa protervia che tante vittime ha fatto nel cinema di genere italiano. Salvatores non teme i delatores per passione o professione, è vivo e lotta insieme a noi: guardate l’incipit girato a Rabat, ditemi se non ho ragione.Nemmeno gli si può imputare una campagna di lancio sbagliata, perchè la Indigo Film, con i concorsi su sceneggiature e musiche per il film aperti alle scuole di ogni ordine e grado, ha coinvolto, interessato, avvicinato al cinema più di 18.000 studenti. Per dirla in modo retorico, Il ragazzo Invisibile – Seconda Generazione non vuole essere perfetto: vuole essere solamente visto, e dopo, solo dopo, discusso, criticato, demolito. O esaltato.

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