Cold Skin, di Xavier Gens. La forma della nostra acqua


Il dio del cinema è un tipo capriccioso, appare dove non ti aspetteresti mai e si nega nei luoghi di culto celebrati da masse di fedeli. Rende vano il pellegrinaggio nel caldo e celebratissimo tempio edificato negli anni dal suo devoto figliastro Guillermo Del Toro. E nello stesso momento si materializza in una chiesetta sconsacrata di periferia, ancora infestata dai ricordi di crimini indicibili e con le pareti segnate per l’eternità da schizzi di sangue crudeli, tanto violenti da scalfire i mattoni. Una chiesetta sorvegliata da un minaccioso becchino che risponde al nome di Xavier Gens. Un becchino che ha smembrato e seppellito cadaveri per anni, senza battere ciglio. Poi, senza preavviso, si innamora. E vede la luce. E noi con lui.

When I have fears that I may cease to be
C’è chi vede il volto della madre di Dio nel cielo, in una giornata nuvolosa a Lourdes. E c’è chi, guadagnandosi il medesimo rispetto e la mia stima, in quel cielo vede casse di birra gigantesche. La nostra delusione per La forma dell’acqua è nota, e altrettantro lo è il nostro dolore per tale delusione. Ci rifaremo, si rifarà.
Before my pen has gleaned my teeming brain
Il Caso, l’altro dio al quale siamo devoti, ha orchestrato una curiosa coincidenza: la visione del film di Del Toro ha preceduto di poche ore quella di Cold Skin, e i due film hanno molti punti di contatto, fili sottili (nascosti e non, invisibili e vistosi – oddio, sta arrivando il nuovo film di Paul Thomas Anderson!) e resistenti.
Before high-pilèd books, in charactery
Xavier Gens ha dichiarato di aver tratto gran parte dell’ispirazione per Cold Skin da questo dipinto del tedesco Caspar David Friedrich, nel quale un uomo in piedi su una scogliera contempla il mare, un mare che è sovrastato da una coltre di nebbia, un mare di nebbia.
Hold like rich garners the full ripened grain
Noi guardiamo le sue spalle, e ci viene facile immaginarlo immerso nei suoi pensieri, nella sua solitudine, un esule volontario, protetto da un isolamento che è ovattato e silenzioso, eppure capace di dare le vertigini e l’allerta per un pericolo costante.
When I behold, upon the night’s starred face
E’ insomma un quadro in grado di trasmettere emozioni a chiunque, o almeno ai vivi. Ed era proprio quello l’intento di Xavier Gens, realizzare un film che avesse la stessa capacità di trasmettere emozioni.
Huge cloudy symbols of a high romance
Ha fissato il quadro talmente a lungo e con una tale intensità, che una parte di se, quella più nascosta, ha traslocato, diventando parte del protagonista del dipinto. Ne ha assorbito la solitudine e la grandissima ambizione.
And think that I may never live to trace
E infatti Cold Skin guarda in alto, che più in alto non si può. Da Lovecraft a Melville, da Verne a Defoe a H.G. Wells, il film è un ottovolante vertiginoso che sale e poi piomba negli abissi del genere, scrutando e superando orizzonti lontanissimi per poi chiudersi in se stesso, nella più classica delle forme circolari care al cinema – nobile – di serie B.
Their shadows with the magic hand of chance
Ovvio, buona parte dei meriti vanno attribuiti alla fonte letteraria e alla sceneggiatura di Eron Sheean e Jesus Olmo, ma la natura cristallina del romanticismo che Gens è riuscito a mettere in scena ha del miracoloso, e convive in armonia esemplare con un profondo senso politico: tutto il film è – anche – una allegoria della prima guerra mondiale, e di ogni genocidio e conquista sanguinosa di terre e popoli lontani, diversi, stranieri.
And when I feel, fair creature of an hour
Eat well. Work hard. Stay busy. Sono le raccomandazioni del capitano della nave, che accompagna il protagonista nell’isola del suo esilio volontario. Sono raccomandazioni dettate dall’empatia, semplici e sensate, di chi teme le conseguenze della solitudine. E all’inizio del film, quando la nave non ha ancora attraccato, lo sguardo del protagonista è già triste, tristissimo. E’ lo sguardo di chi si allontana dal suo passato, e ne soffre.
That I shall never look upon thee more
La sofferenza diventerà subito rabbia disperata, quando quel passato non sarà più solo lontano, ma ridotto in cenere, come i suoi libri, i suoi effetti personali, la sua stessa identità.
Never have relish in the faery power
La luce del faro sarà allora l’unico riparo, simbolo di mille altre cose, e come tale sotto attacco, dall’esterno e dall’interno. Il faro è avamposto militare, ma è anche luogo di sottomissione e violenze domestiche, crudeltà coloniale e follia umana.
Of unreflecting love—then on the shore
E’ il principio del secolo dei genocidi e delle guerre, dell’uomo moderno, che (mal)tratta una principessa, dandole ordini come ad una schiava, abusando del suo corpo e della sua estrema, toccante, irresistibile ingenuità.
Of the wide world I stand alone, and think
C’è molto altro in Cold Skin, ci sono suggestioni e citazioni a non finire. Sembra un film girato cinquant’anni fa, sul quale qualche buontempone ha aggiunto immagini realizzate con la CG. Ma le ha aggiunte con i trasferelli.
Till love and fame to nothingness do sink
Sempre sia lodato.

 

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