Il Filo Nascosto, di Paul Thomas Anderson. Per una nuova cosmoginìa.


Facciamo un elenco, così, di getto: The Handmaiden, The Beguiled, mother!, Three Billboards, Lady Macbeth, Colossal. Elle. The VVitch. Donne di mondo, di questo e di quell’altro, donne in costume, donne accostumate, donne scostumate. Ginecei, gineprai, ginocidi. C’è una questione femminile nel cinema di tutto il mondo, indipendente dagli hashtag e dalle crociate contingenti: uno sguardo nuovo sulle classi sociali, sui sistemi di potere, su ciò che si può e su quello che non si deve. La rivoluzione è in atto, la conseguenze sono ignote. Il Filo Nascosto, di Paul Thomas Anderson.

mother!, per esempio, mi ha insegnato alcuni elementi di semiotica del cinema: se un personaggio maschio viene inquadrato dal basso verso l’alto, magari affacciato ad una balaustra, quel personaggio è il dio del suo universo. Così è ovviamente DD-Lewis ne Il Filo Nascosto, dominus della sua casa maison. Un dominus circondato da schiere di domitille, concentriche e angeliche, senza soluzioni di continuità tra legami di sangue e legami professionali. Daniel è Dio, ma è Dio Padre o Dio Figlio? Dio Figlio si direbbe, essendo manifesta l’ossessione delle sue manie: un complesso di Edipo mai così urlato, un sarto che si cuce addosso reliquie della madre morta, così che una fodera diventi un grembo, un filo diventi un cordone ombelicale. E’ però vero che una divinità solitaria è un’anatra zoppa, allora va cercata la sua stampella, il facente funzione del Padre, dello Spirito Santo ad esempio. Ed è qui che PTA devia, prende una donna, una sorella – vergine? Immacolata? – e la fa onnipotente, dea, vestale, senza trasformarla in un surrogato della genitrice. Perché si arrivi alla trinità serve un altro cardine, ed ecco lei, il baricentro del film: Alma. Etimologia lapalissiana, sguardo rivolto in camera. Alma è l’anima del film, è lo spirito guida, è la scintilla della rivoluzione. Alma, subito spogliata della sua dimensione sociale – via il rossetto, gli abiti, il lavoro come cameriera – e ricontestualizzata in una identità plurima come musa, modella, ancella.

Comunque imprigionata, in vestiti d’altri, o in casa d’altri, comunque costretta ad una posizione di subalternità affinchè si compia il regno del (D)Dio figlio. Succede però che Alma non è uno dei cardini, è il fulcro, la sua diventa, a tutti gli effetti, una home invasion. Alma vuole occupare spazi per autogestire, vuole determinare, non essere determinata. Una scelta radicale, quindi violenta, ma non nichilista. Una trama sottile che necessita di tempo per perfezionarsi, dapprima va consolidata, attraverso confronti e patti d’affari con l’altra dea di casa, successivamente va imposta senza indugio, con la lotta per la rimozione del fantasma procreatrice. Se quella madre donò al vita al figlio, Alma dimostra di poterla terminare, somministrandogli venefico nutrimento. Una pozione magica, una mela avvelenata per il principe, da mangiare a piccoli morsi, perchè l’obiettivo è la rimozione dell’incantesimo altrui, per l’affermazione e la perpetuazione del proprio.

Il Filo Nascosto è pertanto una clamorosa guerra dei mondi, dove i contendenti agiscono dentro esoscheletri che sono i “manners”: in inglese, le convenzioni, le decenze, le buone maniere. I vestiti, splendidi manufatti, complessi come simulacri, sono mentite spoglie, proiezioni di stati fisici ed emotivi. La grandezza, concreta, tangibile, di Paul Thomas Anderson è quella di saper sprigionare tutta la potenza del cinema, cucendo la visione addosso agli attori. Un feroce umanesimo, che riporta la chiesa al centro del villaggio, cioè i corpi, avvolti nei loro sudari, al centro di ogni rappresentazione. Simbolismo primigenio e primordiale, come quando i due dei, marito e moglie, si reincontrano al gran ballo di capodanno, in un teatro che è spogliato e rivestito da circo, in mezzo a figuranti di uno sgangherato, grottesco carnevale. C’è tuttavia, a mio avviso, un ultimo miglio che separa Il Filo Nascosto da quella dimensione assoluta che in tanti, a pieno titolo, gli hanno conferito: esso, in realtà, pare risolversi in un trionfo della volontà che è a suo modo confortevole – la nuova trinità, una nuova comfort zone- , come fosse un nuovo ordine costituito.  Io, per la mia natura malsana, tendo a rifuggere le rassicurazioni, e a non dimenticare che mi lascia cieco, nel buio, a cercare a tentoni una via di uscita, strisciando su mucchi d’ossa e carni putrescenti.  Il Filo Nascosto è grande, ma The Handmaiden è grandissimo, grandissimo è pure Lady Macbeth: se guerra di sessi deve essere, allora che si combatta fino all’ultimo respiro, e non si facciano prigionieri.

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