Rampage, Furia Animale. Le dimensioni contano!


C’è un grosso coccodrillo, ed un gorilla bianco, un lupo alto 6 metri, un vecchio lottatore… solo non si vedono, le bombe acca. Oggi mi va di bullizzarvi un pò con il cinema di cassetta, quello che ci fa strabuzzare le orecchie e stropicciare i sensi, ivi compreso il comune senso del pudore. Rampage, di Brad Peyton.

Scorrendo i nomi della crew responsabile di questo prodottazzo, si nota come fattor comune l’attitudine al cinema caciarone, ai disaster movie con trame disastrate, come fossero state coinvolte in incidenti memorabili su qualche assolata freeway. Sceneggiature accartocciate intendo, come armadilli capitati in mezzo a due ten-ton-truck che giocano a muso di ferro. C’è invero una componente esotica, ed è che uno degli sceneggiatori sarebbe al lavoro sul remake della Fuga di Logan – oddiomio -, un progetto al momento in cerca d’autore, al quale risulta abbia lavorato brevemente e infruttuosamente Bryan Singer. Nessuna fuga in avanti tuttavia, qui non è il caso, qui voglio parlare del filo grosso che unisce i blockbusteroni di nuovo conio, partendo da Kong: Skull Island, passando da Jumanji, arrivando a Rampage.

Malgrado la generale indignazione degli spettatori, abituati ad ipovisioni, Skull Island aveva infatti dimostrato al mondo che le dimensioni contano, e che grosso non solo è bello, ma anche, soprattutto, necessario. Se infatti Marvel e DC cannibalizzano l’immaginario delle giovani (de)generazioni, propinando varianti di superereoi nichiliste, minimaliste, umane troppo umane, occorre allora esplorare nuovi vecchi canoni, che ripristinino le antiche, gloriose proporzioni. Parlo del grande schermo in cui tutto è gigante per i piccoli occhietti dello spettatore spaurito, ragion per cui, come insegna quella vecchia amatissima pubblicità: per un grande schermo, ci vuole un grande mostro!  Vero è che Skull Island grondava di riferimenti pop e politici, tanto da risultare una sorta di visione sul primo King (Viet) Kong della storia del cinema. Jumanji invece cresceva a dismisura ed evolveva verso le generazioni più imberbi ed inconsapevoli, collocando gli archetipi del cinema di avventura in un contesto videoludico aggiornato al millennio in corso, avendo cura di sostituire certi reflui ideologici con considerazioni sociologiche più digeribili, ed anche, tutto sommato, più innocue.

Sul medesimo filo grosso, ora che ci penso, si colloca uno dei tanti spunti in Ready Player One: la corsa delle auto attraverso una delenda New York, in balia della furia distruttrice di Kong e di Godzilla. Se però dico Godzilla, devo pensare anche alla rinascita del kaju eiga, ai gigasauri post nucleari come da tradizione giapponese, quindi, in qualche misura, dovrei includere nella disamina i Pacific Rim, ma anche, all’apice del clangore metallico, tutta la saga dei Transformers.

Tutto questo che ho citato, e molto altro ancora, è alla base di Rampage Furia Animale, un film semplice semplice in cui tutto finisce sballato, schiacciato, completamente fuso: dai personaggi monosimensionali, agli eserciti, agli animali, alle città. Si resta a bocca aperta davanti alla sfrontatezza dell’incipit, quando un esperimento genetico finito male, condotto nello spazio per un qualche boh di motivo, proietta sulla terra spolette impazzite come spermatozoi randomici alla conquista dell’ultimo ovulo. Tre spolette, tre animali empiamente fecondati, tre mostri al prezzo di uno. Se Kong è in realtà un gorilla albino, buono come il (suo) pelo e prevedibilissimo nella sua escalation soteriologica, meritano invece due parole il lupo gigante ed il coccodzilla. Quanto al primo, sorta di Fenrir del Wyoming, cito una suggestiva teoria, per la quale, ogni volta che il lupo compare minacciosamente sul grande schermo, dopo anni di silenzio, è un presagio di sventure politiche reali. Non Trump, non Salvini, ma qualcosa di peggiore. In merito al coccodzilla, parente anabolizzato dell’anfibio già mutato in Annientamento di Garland, va detto che è il miglior idropiallatore di grattacieli che si sia visto da parecchi anni a questa parte: encomiabile infatti è la sua pervicacia nello spianare Chicago, intrudendosi e violandone lo skyline come i Boeing di Binladeniana memoria.

Mirabile è anche il fatto che alle bestie mutanti si contrapponga un umano mutato, The Rock, cresciuto – o crescente – a pane e anabolizzanti. Non ci si può identificare in un cotale armadio di muscoli e ossa, si può solo restare con lui, dietro di lui, a rimirare lo spettacolo dello scontro tra titani. Come nei film giapponesi d’antan, infatti, l’umano è tendenzialmente spettatore delle catastrofiche gesta dei leviatani, per quanto possa in qualche modo favorirle o scatenarle, ma mai circoscriverle. Ecco, questo Rampage si fa apprezzare perchè non si pone alcun limite, rutta forte e senza ritegno, apparecchia apocalissi per terra, per cielo e per mare, ma lo fa per scherzo, sostituendo all’amore per le bombe, che anche affiora qua e là, una sana spruzzata di testosterone, insieme ad un’iniezione, vietatissima, di GH, ormone della crescita per i bamboccioni cui si rivolge dalla prima all’ultima scena. Uno spasso, detto senza peli albini sulla lingua.

 

 

 

 

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...