NAZRA Palestine Short Film Festival. Anche a Bari


Nazra in arabo significa sguardo. Il festival di cortometraggi dalla – e sulla – Palestina ha un nome bellissimo. Quest’anno, questo mese, in questi giorni, la seconda edizione del festival, anche a causa del successo riscosso dalla prima, si sente addosso una miriade di sguardi, moltiplicati da nord a sud, attraverso tutto il paese che sembra una scarpa. Dopo la presentazione ufficiale a Venezia, avvenuta durante la Mostra del Cinema, il Nazra sta passando da Torino, Siena, Padova, Napoli. Arriverà fino a Palermo ed Alghero. Toccherà quindici città, e tra queste anche Bari, il 25 e 26 ottobre.

Nella foto il Centro Culturale Mesahal, a Gaza City, che a novembre dello scorso anno ha ospitato il Nazra.

Anche quest’edizione del Nazra arriverà in Palestina, ma la location (Wow! Come suona bene in inglese!) sarà un’altra. Nella foto seguente, potete rivedere il Centro Culturale Mesahal di Gaza City qualche mese dopo le proiezioni dello scorso novembre. Le solite malelingue danno la colpa della temporanea non-agibilità del Mesahal ai bombardamenti israeliani. Le persone per bene, invece, sanno che è sicuramente stato un cedimento strutturale, o ancora più probabilmente, il pessimo comportamento degli stessi spettatori palestinesi incivili a ridurlo in questo stato.

E’ inutile (o almeno dovrebbe esserlo, ma in Italia nel 2018 non si può più dare niente per scontato) sottolinearlo: uno sguardo posato su una serie di cortometraggi palestinesi non può essere ridotto ad un paio di occhi che osservano immagini in movimento su di uno schermo. E’ una scelta politica, una presa di posizione. Piccola e quasi indolore, ma comunque necessaria. Non ci si siede a guardare i cortometraggi palestinesi per amore del cinema, è chiaro. E’ giusto.

Però.

Però le sorprese saranno tante, nei 20 e più corti che vedrete. La qualità. Il senso. Le idee. Le attrici e gli attori. E le storie, ovviamente. Perchè sono le storie a colpire al cuore. Come quella raccontata ne La Piscina Di Gaza (Luca Galassi), la storia di un istruttore di nuoto che utilizza le macerie delle case bombardate per creare una “piscina” sulla spiaggia, e poter insegnare il nuoto a decine di bambini.

Una coppia palestinese vuole un figlio, ma lui è detenuto in un carcere israeliano. Come si fa? Si fa, si fa. La strategia non ve la sveliamo, ma sappiate che l’hanno adoperata realmente, e con successo, più di settanta coppie. E fondamentale è il ruolo della caramella che dà il titolo al corto: Bonboné (Rakan Mayasi). Bravissimi i protagonisti, e potentissima, quasi commovente – se si pensa alle circostanze – la presenza del fattore eros.

Stesso discorso per le risate e la comicità, che finiscono per acquisire un senso rivoluzionario, sovversivo. Come in The Parrot (Darin J. Sallam e Amjad Al-Rasheed), ambientato nel 1948, subito dopo la proclamazione dello stato d’Israele: una famiglia di ebrei tunisini arriva ad Haifa, e si sistema in una casa “svuotata” dei precedenti inquilini arabi. Un trasloco che non deve essere stato tranquillo, a giudicare dalle icone religiose e dalle foto che si sono lasciati dietro. E non solo. Hanno lasciato nella casa anche Said, un pappagallo logorroico che contribuirà al fallimento dei goffi tentativi del capofamiglia di ingraziarsi i ricchi vicini. Tra una risata e l’altra, e non sono affatto poche, è evidente ed efficace la volontà della coppia di registi: rievocare, e smitizzare, la composizione iniziale dello stato israeliano.

E a proposito di sorprese, impossibile non citare Memory Of The Land (Samira Badran), che utilizza con coraggio e voglia di sperimentare l’animazione, la pittura, il disegno a matita e le fotografie ritoccate. Il risultato è un trip ossessivo, mentale e fisico, nel quale il check-point diventa carcere metafisico, il corpo umano ridotto ad un paio di gambe che non sanno dove andare, e non sanno forse assolutamente niente, ma procedono. Avanti e indietro, sbilenche, incrociate, a tentoni. Ma procedono.

Mostrare la vita quotidiana sotto il macigno dell’occupazione, l’assenza di libertà e di rispetto per i diritti umani. Sono questi gli obiettivi naturali del Nazra, e spesso sono raggiunti, in questo pugno di cortometraggi, anche grazie a numerose idee di cinema assolutamente degne di rispetto. E non è poco. Non lo è affatto.

https://www.facebook.com/events/176455929909775/

 

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