Overlord, la serie B indossa lo smoking.


Seconda guerra mondiale, un villaggio francese occupato dai nazisti. Una chiesa. Sotto la superficie della chiesa, un laboratorio nel quale un piccolo Mengele qualsiasi conduce orribili esperimenti sugli umani. Sopra la chiesa, una torre che ospita un radiotrasmettitore capace di impedire le comunicazioni tra gli Alleati, proprio alla vigilia del D-day. Il male assoluto su tre livelli, concentrato in un punto preciso e sviluppato in altezza. Mica quisquilie.

 

A combattere il male, obviously, arrivano gli americani. E arrivano in grande stile, nei primi quindici minuti del film: si vola altissimo ed è cinema bello assai, tanto che in ogni sala d’Italia, ad ogni proiezione, metà del pubblico sussurrava “Dunkirk!” e una minoranza romantica balbettava “Fury!”. C’è stato anche qualcuno che ha gridato “Miracolo !” – crediamo riferendosi al “Miracolo a Sant’Anna” dell’apocrifo Spike Lee – quando sullo schermo è comparso il milite di colore, con la ieraticità e la sacralità del protagonsita principale, in spregio al Black Dies first che troppo spesso ha maramaldeggiato nel genere horror, e anche a certi war movie, ignari del contributo dato alla dehitlerizzazione dai marines non ariani.

Overlord ha un inizio che non sai come recepire, per colpa delle aspettative: sei preparato ad un film di zombi nazisti, ti ritrovi nell’ordinaria apocalisse della seconda guerra mondiale. Orrore sì, ma pare di Storia, non di genere. Ma se la guerra ti viene sbattuta in faccia con questa eleganza, classe, potenza, se sei commosso ed eccitato mentre i proiettili sforacchiano aerei e corpi, e rischi l’orgasmo per la caduta verticale del protagonista che si lancia nel vuoto – e apri sto cazzo di paracadute! – mentre il cielo non è mai stato così immenso e nero e rischiarato a tratti dagli altri aerei in fiamme che precipitano… insomma con tutti questi se, il rischio è di dimenticare che sei in sala ad aspettare lo spettacolo, i nazi zombi from the basement..

(Viene in mente Dal Tramonto All’Alba, ma quella fu esperienza unica e agevolata dall’ignoranza: quel giorno magico nessuno in sala sapeva cosa stava per succedere, e la gioia fu incontenibile: sembrava di stare ad una festa di paese, tutti ubriachi e urlanti. Che meraviglia,)

Orrore che poi, in realtà, è un mix di action, sci-fi e gore: ricorda l’age d’or di Stuart Gordon, ma anche il più recente Wonder Woman. Non fa paura ma diverte e appassiona. Tanto. Talmente tanto da farsi perdonare una costante sottotraccia tendente al moralismo; siamo troppo compiaciuti dagli effetti e dal make-up old school per dare peso ai ricorrenti dilemmi dei nostri eroi su cosa sia giusto fare e perchè.  O per accanirci sulla improbabile (assai improbabile) composizione integrata del battaglione di soldati (comandati da un nero, addirittura!), giustificata da alcuni come una rappresentazione allegorica della necessità di combattere – insieme – il nemico comune, mettendo da parte le differenze. Saremmo al cospetto di un capolavoro epocale, se Overlord avesse trattato l’aspetto “realistico” con più cattiveria e meno moralismo, se avesse infarcito il film di battute razziste cattive e velenose, e se – in quel meraviglioso finale – il comportamento dei buoni fosse stato meno vincolato al “greater good”. Ma oh, siamo pur sempre a Hollywood e allora va bene così, anzi va benissimo. 10, 100, 1000 Overlord!

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