Pop Up The Sunday, e la verve fashionista di Bari


C’era una volta il mercatino, c’erano una volta le bancarelle. Sembra passata un’eternità ed invece è solo un anno e mezzo, un lasso di tempo breve che però si è rivelato estremamente significativo: succede dopo ogni rivoluzione compiuta nella storia dell’umanità. O anche dopo ogni esplosione nucleare, o epidemia incurabile. C’era una volta il mercatino, dicevamo. Dalle mie parti consisteva in una serie di bancarelle illuminate, senza particolare cura nell’esposizione, spesso protette alla meglio da un gazebo. I mercatini che ci interessano maggiormente – che ci interessavano maggiormente – sono (erano) quelli organizzati in occasione di eventi musicali, concerti importanti o meno importanti, festival, cose del genere. Le linee guida erano semplicissime: uno dei ragazzi dell’organizzazione dell’evento si caricava sulle spalle questa croce. Ovvero si impegnava a ricevere adesioni, assegnare spazi, fornire gli espositori di attacco alla corrente elettrica. Una gran rottura di scatole, per la quale gli espositori giustamente pagavano un contributo spese simbolico (per essere precisi, stiamo parlando di una cifra che spesso, quasi sempre, non superava i dieci euro). Tutti a quei tempi – pensate un po’ quanto si era naif e poco europei! – ritenevano la presenza delle bancarelle una risorsa propria dell’evento, un qualcosa che rendeva l’evento migliore, più vivo, più luminoso. Erano tempi bui: parole come atelier, fashion designer, shopping cool erano tristemente lontane dal mondo sempliciotto del mercatino. Adesso, finalmente, quel mondo arroccato su se stesso sta scomparendo. Progresso, europa, futuro sono le nuove parole d’ordine. Area market, non più bancarelle.  La mia città è più vicina a Londra e Berlino, lontana anni luce da Santo Spirito, Bitonto, Grumo Appula e Palo Del Colle. L’entità responsabile di questo epocale balzo in avanti risponde al nome – cool, extremely cool – di Pop Up The Sunday.

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Non in mio nome, signor Hollande. Facebook contro Giuseppe Genna


Nel mondo virtuale può accadere di tutto, di fatto non accade niente, accadere come pararsi dinanzi, occorrere, venire per caso e inopinatamente, oppure venire in acconcio, a proposito.  Nel mondo virtuale niuno si para dinanzi,  non occorre, non si viene da luogo a luogo per luogo ma si girovaga pallidi e assorti. Invero oggi, quarto giorno dell’Era Bataclan, accade, è accaduto, è occorso, è venuto che l’intellettuale geopolitico Giuseppe Genna, uno di noi, sia incappato in un benevolo inappellabile discrezionale provvedimento di interdizione reale dal mondo virtuale, nella più parte di esso, la nazione virtuale geopolitica Facebook. Orbene, qual dei Numi inimicolli Giuseppe Genna, intellettuale geopolitico? Genna ha espresso, con analisi personale strutturata destrutturata, una posizione, la sua, in merito alla nuova blitzkrieg francese. Non in mio nome, signor Hollande, le parole che titolano le parole che scritte bruciano o sembrano bruciare, nel mondo virtuale. Che poi succede anche questo, nel quarto giorno dell’Era Bataclan, succedere come accadere, avvenire, riuscire, entrare nel posto di altri, sottentrare, ereditare, riuscire: l’intellettuale è la parola è il pericolo è la fiamma è il virus. Non il fascista, non il razzista, non il qualunquista, non lo stragista, non il populista, non il maschilista, non il parossista, non l’oscurantista. L’intellettuale è la minaccia. La parola è il pericolo.

Non in mio nome, signor Hollande. Prendete e condividete.

epa04960067 Russian President Vladimir Putin (L) is welcomed by French President Francois Hollande as he arrives at the Elysee Palace for a summit on Ukraine in Paris, France, 02 October 2015. German Chancellor Angela Merkel, Ukrainian President Petro Poroshenko, French President Francois Hollande and Russian President Vladimir Putin take part in the summit. The summit is planned as a follow-up meeting to a Minsk peace agreement inked in February to end ongoing conflict in the eastern part of Ukraine. The peace accord, which included the removal of heavy weapons, has since been flouted many times. EPA/SERGEI CHIRIKOV

The sound of my voice, part II. Ascolta Dikotomiko in podcasting


Dannato anticiclone africano. Luce ovunque, abbagli, riflessi, luccicanze, riverberi. E voi, poveri teneri seguaci, che non riuscite a leggere i nostri post sotto l’ombrellone, sui vostri pallidi smartphone, sui vostri smerigliati tablet, sui vostri digitati phablet, niente, non si vede una ceppa, solo sole, ovunque sole. Niente paura! Dikotomiko si è fatto voce, ed oggi vi parlerà della Space Opera, un genere fresco come una cocomerata spaziale, cliccate sull’immagine qui sotto ed ascoltatemi in podcasting ovunque voi siate, anche ad occhi chiusi, che ad aprirveli ci penso io.

space opera

The sound of my voice. Dikotomiko è in podcasting!


Il tempo è arrivato. Dopo una lunga, estenuante, interminabile negoziazione con la Hugmented Inc, Fantascienza in Podcasting, dikotomiko caro vostro ha acconsentito a rivelarsi, anche per mettere a tacere le voci infingarde sulla sua reale ontologica immanente esistenza. Non un’epifania, ma un’annunciazione: una delle nostre voci, in podcasting, a parlare liberamente e dissennatamente di viaggi del tempo, di film memorabili e di visioni delebili, nel solito lungo, estenuante, interminabile fiume di parole. Cliccate sull’immagine, crogiolatevi nella intro, andate al minuto 28 e buon ascolto!

riscrivere il tempo

Clicca sull’immagine, vai al minuto 28 e ascoltaci in podcasting!

Salutiamo l’amico Cooper, CEO Multiglobal di Hugmented Inc, la mente di questo progetto che cambierà i destini del mondo.

 

I dispersi verso Oriente: rassegna dedicata al cinema coreano


Vi piacerebbe parlare di una bella rassegna di incredibili film coreani? Vi piacerebbe sapere che il vostro Dikotomiko è media partner di una rassegna siffatta? Vi piacerebbe leggere le sinossi degli incredibili film coreani in programma, vergate per voi e per tutti dal Dikotomiko presente, all’apice del suo orientalismo?

I Dispersi verso Oriente

Vi piacerebbe, lo so. Allora cliccate qui.

Più buio di mezzanotte. Dikotomiko intervista Sebastiano Riso


In concorso alla Semain de la Critique di Cannes. Premio come miglior film all’Ortigia Film Festival. Premio come migliore opera prima italiana al Bif&st di Bari. Premio come Miglior film al Festival Terra di Cinema di Parigi. Finalista del premio Mario Verdone al Festival del Cinema Europeo di Lecce. E, udite, udite, addirittura distribuito nelle sale italiane a fine maggio scorso, con un’ottima media per sala e spettatori entusiasti. Più che un esordio, un trionfo. Parliamo di Più buio di mezzanotte, il film di Sebastiano Riso liberamente ispirato all’adolescenza di Fucsia, celebre drag queen in orbita Muccassassina.

piu buio di mezzanotte

Abbiamo conosciuto Sebastiano Riso (anche sceneggiatore del film) via social ed è subito nata un’amicizia straordinaria. In esclusiva per noi ha acconsentito a rispondere – senza filtri – a ben 9 domande dikotomike su cinema, musica, mondo.

Leggi l’intervista qui.