I dispersi verso Oriente: rassegna dedicata al cinema coreano


Vi piacerebbe parlare di una bella rassegna di incredibili film coreani? Vi piacerebbe sapere che il vostro Dikotomiko è media partner di una rassegna siffatta? Vi piacerebbe leggere le sinossi degli incredibili film coreani in programma, vergate per voi e per tutti dal Dikotomiko presente, all’apice del suo orientalismo?

I Dispersi verso Oriente

Vi piacerebbe, lo so. Allora cliccate qui.

Più buio di mezzanotte. Dikotomiko intervista Sebastiano Riso


In concorso alla Semain de la Critique di Cannes. Premio come miglior film all’Ortigia Film Festival. Premio come migliore opera prima italiana al Bif&st di Bari. Premio come Miglior film al Festival Terra di Cinema di Parigi. Finalista del premio Mario Verdone al Festival del Cinema Europeo di Lecce. E, udite, udite, addirittura distribuito nelle sale italiane a fine maggio scorso, con un’ottima media per sala e spettatori entusiasti. Più che un esordio, un trionfo. Parliamo di Più buio di mezzanotte, il film di Sebastiano Riso liberamente ispirato all’adolescenza di Fucsia, celebre drag queen in orbita Muccassassina.

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Abbiamo conosciuto Sebastiano Riso (anche sceneggiatore del film) via social ed è subito nata un’amicizia straordinaria. In esclusiva per noi ha acconsentito a rispondere – senza filtri – a ben 9 domande dikotomike su cinema, musica, mondo.

Leggi l’intervista qui.

#Bifest 2015, il festival fashion. Apulia Film Permission?


Anche quest’anno l’appuntamento atteso da tutti gli appassionati baresi di moda  è arrivato. Oltre alle ultime tendenze nel campo dell’abbigliamento, particolare cura è stata riservata agli accessori, che svolgono da sempre una funzione fondamentale: sono infatti totalmente inutili, eppure donano a chi li indossa eleganza e stile indiscutibili. Il Bif&st 2015 ha deciso di puntare tutto sulla collana, il grazioso tocco di classe con il quale milioni di colli si addobbano con lo scopo di apparire più belli ed eleganti. Nella immagine sottostante vi facciamo vedere in anteprima quella che sarà la collana di tendenza per la primavera e l’estate 2015.

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Si tratta ufficialmente dell’accredito per gli operatori della stampa, grazie al quale gli inviati del settore (giornali, siti web, radio) dovrebbero avere accesso gratuito alle proiezioni, fino ad esaurimento posti. Ovviamente due giorni prima dell’inizio del festival non c’era più neanche un posto libero per i rappresentanti della categoria, per nessuna delle anteprime serali della kermesse. Le solite malelingue, risentite e prevenute, invidiose del clamoroso successo che ha riscosso anche questa edizione del Bif&st, insinuano che i posti sarebbero stati assegnati agli amici degli amici prima del Big Bang.

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Ma ignoriamo pettegolezzi e veleni assortiti, e concentriamoci sull’oggetto. Non è perfetto l’accostamento di colori? Non è forse sublime quell’aspetto che trasmette efficienza e professionalità, e nel cuore conserva una splendida e inattaccabile inutilità? Eppure il suo potere è innegabile, a prescindere dal pur elevatissimo fattore estetico: fateci caso, e osservate l’espressione estatica del viso di chi lo porta al collo e attraversa le strade del centro. Da oggi puoi averla anche tu! Cercala nei migliori negozi di gioielleria, o nei peggiori mercatini delle pulci. E’ lo stesso.

(Un paio di domande serie per Mr. Laudadio:

– come funziona realmente il complicato meccanismo degli accrediti stampa per le anteprime serali del Bif&st?

– perchè si esclude a priori l’apertura verso la stampa nazionale, privilegiando aprioristicamente quella locale? Si legge infatti sulla pagina Accrediti del sito bifest.it: “I colleghi della stampa pugliese – carta, tv, on line e foto – potranno inviare richiesta di accredito al Bif&st 2015 a partire da lunedì 23 febbraio fino a venerdì 13 marzo…”. Non è autolesionistico per la statura di un festival il cui fiore all’occhiello sono anteprime internazionali di grande spessore?

Grazie delle eventuali risposte.)

Boomstick Award 2015


Questo è il nostro post più difficile. Non tanto per l’emozione e la tremarella di San Vito che ci fanno muovere a scatti sulle sedie, quanto per la bava che cola di continuo sulla tastiera costringendoci a scrutare ogni tasto inondato per dieci secondi, al fine di accertarci che si tratti della lettera giusta. Tra l’altro abbiamo appena scoperto che si tratta di una bava verdastra, schiumosa e tossica, visto che i tasti si stanno liquefacendo inesorabilmente. Dobbiamo fumare di più, è l’unico rimedio. Anzi deve, la mia metà fisicamente più devastata. E’ di certo lui il responsabile. Sono io il responsabile. Sei tu. Smettila di scrivere nel mio stesso rigo. Stavo per dirtelo io.

Il motivo di tale devastazione corporale è l’orgoglio: ci è stato assegnato uno dei sette santissimi Boomstick Awards, l’onorificenza istituita da Hell (echisennò?) nel suo Bookandnegative e giunta alla quarta edizione, per mano di Lucia, ovvero lasignoradelletenebre responsabile de Ilgiornodeglizombi. La motivazione:

“Perché ha scritto uno specialone su Alex de la Iglesia da standing ovation
Perché analizza i film con estremo acume
Perché è completamente matto e ci piace per questo.”

Questo significa che da oggi possiamo andarcene in giro nudi con quest’immagine tatuata in fronte, e nessuno potrà eccepire alcunchè.

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Attenzione, attenzione! Le regole sono queste, dovete solo copiarle e incollarle senza fiatare.

 

Cos’è il Boomstick? È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.

Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!

Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.

Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

I vincitori avranno il sommo onore di esporre il banner della presente edizione sul loro blog.

E ora tocca a noi assegnarne sette.

1- Ilgiornodeglizombi di Lucia Patrizi, perchè è nostra amica, e tanto basterebbe. Perchè scrive benissimo di cose che ci piacciono tantissimo. E perchè se avessi una casa, le affiderei le chiavi senza battere ciglio.

2- Il Bollalmanacco di Cinema di Erica Bolla, perchè non solo scrive bene, ma fa anche soorridere e ridere. Che forse per noi è più importante. E poi perchè il primo gemellaggio non si scorda mai.

3- Pensieri cannibali di M…. si può dire? Vabbè, metto le iniziali. M.G., per il nome splendido, e per una cosa che è sempre presente nei suoi post: l’entusiasmo.

4- Malpertuis di Elv… ok, ok: E.S., per la profondità di ogni suo post e perchè è probabilmente la persona più gentile e rigorosa del pianeta.

5- The Addiction per il nome ovviamente, per un post splendido su Hitler artista degenere, e per le immagini più belle del creato.

6- Giuseppe Genna, blog & libri, una mente che scava, scava, e prima o poi sbucherà nell’altrove supremo.

7- Giap di Wu Ming, il collettivo che è nostro referente politico; che è tra i nostri scrittori preferiti; che tiene sempre l’epica su un piedistallo.

 

Ricordate che

a) il premio può essere assegnato dai sette vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di sant’antonio che la storia di internet ricordi

b) premio e banner sono una creazione di Hell, quindi sarebbe buona creanza citarlo negli articoli

c) il Boomstick è un premio cazzuto. Se l’avete vinto non siete di sicuro delle mezze cartucce, ma… se non rispetterete le 4 semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diventerete

e vi beccherete d’ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.

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Esclusivo: Roberto Benigni ci stupirà ancora!


Dopo i nove milioni di spettatori (e i dodici milioni di citazioni che da domani fungeranno da addobbi natalizi sulle bacheche di facebook) per i suoi Dieci Comandamenti, Benigni punta a superarsi, e sopratutto a superare Sanremo, l’unico prodotto televisivo del 2014 che non è stato in grado di battere. E’ un traguardo ambizioso e di tutto rispetto: noi tutti sappiamo che se nove o dieci milioni di italiani guardano un programma tv, è fuori discussione, ovvio, implicito, che si tratti di un programma di qualità altissima.

Abbiamo ancora occhi (e orecchie) colmi delle perle che il Roberto Nazionale ci ha regalato:

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Zingari Di Merda


Zingari Di Merda è il titolo di un piccolo e bellissimo libro di Antonio Moresco, che ho comprato e letto anni fa (non è il “zingari di merda” che speravi tu, razzista di merda che sei capitato per sbaglio su questo post). Un diario di viaggio che spesso assume i connotati distopici di un romanzo sci-fi/horror, e che mi torna in mente ogni volta che si intensifica il consueto pogrom mediatico contro gli zingari. Praticamente ce l’ho sempre in mente.

cani zingari

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Consigli di lettura: Madre Notte, ovvero Howard Campbell e il destino del mondo


Ripudio le citazioni, odio muovere le labbra o la penna indossando parole usate. Farò un’eccezione. Così parlò Woody Allen sull’Olocausto: “Non discuto il fatto che ammazzare 6 milioni di Ebrei fosse un record, mi preoccupa solo che i record sono fatti per essere superati”. Per esempio, ad Hiroshima in un colpo solo morirono 129.558 persone, ma forse non fu un record, perché mesi prima c’era stato il bombardamento di Dresda da parte delle truppe alleate, a causa del quale morirono tra le 25.000 e le 250.000 persone (la cifra esatta è oggetto di revisione e revisionismo da parte di apposite commissioni di studio). Balla uno zero insomma, ma se le vittime fossero decine o centinaia di migliaia poco importa, ciò che importa è che Dresda fu rasa al suolo in modo certosino, prima dalle bombe, a seguire da plotoni di alacri fanti che bruciarono con i lanciafiamme gli inermi cittadini superstiti, chiusi come topi nei rifugi antiaerei. Bastava spalancare le porte dei rifugi, affacciarsi sull’uscio e dosare forza ed intensità della fiamma. Tabula rasa, carbonizzata. Secondo la Storia, quegli sterminatori in uniforme non sono colpevoli, eseguivano ordini e combattevano in difesa del Bene, comunque non sarebbero più colpevoli delle loro vittime, che accettarono Hitler più o meno pronamente, più o meno entusiasticamente. Se tutto ciò vi sembra folle, o raccapricciante, o sbagliato, beh, così è la guerra, sempre.

dresda

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