#Bifest 2015, il festival fashion. Apulia Film Permission?


Anche quest’anno l’appuntamento atteso da tutti gli appassionati baresi di moda  è arrivato. Oltre alle ultime tendenze nel campo dell’abbigliamento, particolare cura è stata riservata agli accessori, che svolgono da sempre una funzione fondamentale: sono infatti totalmente inutili, eppure donano a chi li indossa eleganza e stile indiscutibili. Il Bif&st 2015 ha deciso di puntare tutto sulla collana, il grazioso tocco di classe con il quale milioni di colli si addobbano con lo scopo di apparire più belli ed eleganti. Nella immagine sottostante vi facciamo vedere in anteprima quella che sarà la collana di tendenza per la primavera e l’estate 2015.

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Si tratta ufficialmente dell’accredito per gli operatori della stampa, grazie al quale gli inviati del settore (giornali, siti web, radio) dovrebbero avere accesso gratuito alle proiezioni, fino ad esaurimento posti. Ovviamente due giorni prima dell’inizio del festival non c’era più neanche un posto libero per i rappresentanti della categoria, per nessuna delle anteprime serali della kermesse. Le solite malelingue, risentite e prevenute, invidiose del clamoroso successo che ha riscosso anche questa edizione del Bif&st, insinuano che i posti sarebbero stati assegnati agli amici degli amici prima del Big Bang.

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Ma ignoriamo pettegolezzi e veleni assortiti, e concentriamoci sull’oggetto. Non è perfetto l’accostamento di colori? Non è forse sublime quell’aspetto che trasmette efficienza e professionalità, e nel cuore conserva una splendida e inattaccabile inutilità? Eppure il suo potere è innegabile, a prescindere dal pur elevatissimo fattore estetico: fateci caso, e osservate l’espressione estatica del viso di chi lo porta al collo e attraversa le strade del centro. Da oggi puoi averla anche tu! Cercala nei migliori negozi di gioielleria, o nei peggiori mercatini delle pulci. E’ lo stesso.

(Un paio di domande serie per Mr. Laudadio:

– come funziona realmente il complicato meccanismo degli accrediti stampa per le anteprime serali del Bif&st?

– perchè si esclude a priori l’apertura verso la stampa nazionale, privilegiando aprioristicamente quella locale? Si legge infatti sulla pagina Accrediti del sito bifest.it: “I colleghi della stampa pugliese – carta, tv, on line e foto – potranno inviare richiesta di accredito al Bif&st 2015 a partire da lunedì 23 febbraio fino a venerdì 13 marzo…”. Non è autolesionistico per la statura di un festival il cui fiore all’occhiello sono anteprime internazionali di grande spessore?

Grazie delle eventuali risposte.)

Boomstick Award 2015


Questo è il nostro post più difficile. Non tanto per l’emozione e la tremarella di San Vito che ci fanno muovere a scatti sulle sedie, quanto per la bava che cola di continuo sulla tastiera costringendoci a scrutare ogni tasto inondato per dieci secondi, al fine di accertarci che si tratti della lettera giusta. Tra l’altro abbiamo appena scoperto che si tratta di una bava verdastra, schiumosa e tossica, visto che i tasti si stanno liquefacendo inesorabilmente. Dobbiamo fumare di più, è l’unico rimedio. Anzi deve, la mia metà fisicamente più devastata. E’ di certo lui il responsabile. Sono io il responsabile. Sei tu. Smettila di scrivere nel mio stesso rigo. Stavo per dirtelo io.

Il motivo di tale devastazione corporale è l’orgoglio: ci è stato assegnato uno dei sette santissimi Boomstick Awards, l’onorificenza istituita da Hell (echisennò?) nel suo Bookandnegative e giunta alla quarta edizione, per mano di Lucia, ovvero lasignoradelletenebre responsabile de Ilgiornodeglizombi. La motivazione:

“Perché ha scritto uno specialone su Alex de la Iglesia da standing ovation
Perché analizza i film con estremo acume
Perché è completamente matto e ci piace per questo.”

Questo significa che da oggi possiamo andarcene in giro nudi con quest’immagine tatuata in fronte, e nessuno potrà eccepire alcunchè.

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Attenzione, attenzione! Le regole sono queste, dovete solo copiarle e incollarle senza fiatare.

 

Cos’è il Boomstick? È il bastone di tuono di Ash ne L’Armata delle Tenebre. Una doppietta Remington, canne d’acciaio blu cobalto, grilletto sensibilissimo. Magazzini S-Mart, i migliori d’America.

Perché un Boomstick?
Perché il blog è il nostro Bastone di Tuono!

Come si assegna il Boomstick?
Niente di più facile: dal momento che in giro è un florilegio di premi zuccherosi per finti buoni (o buonisti) & diplomatici, il Boomstick Award viene assegnato non per meriti, ma per pretesti.
O scuse, se preferite.
Nessuna ipocrisia, dunque.

Per conferirlo, è assolutamente necessario seguire queste semplici e inviolabili regole:

1 – i premiati sono 7. Non uno di più, non uno di meno. Non sono previste menzioni d’onore

2 – i post con cui viene presentato il premio non devono contenere giustificazioni di sorta da parte del premiante riservate agli esclusi a mo’ di consolazione

3 – i premi vanno motivati. Non occorre una tesi di laurea. È sufficiente addurre un pretesto

4 – è vietato riscrivere le regole. Dovete limitarvi a copiarle, così come io le ho concepite

I vincitori avranno il sommo onore di esporre il banner della presente edizione sul loro blog.

E ora tocca a noi assegnarne sette.

1- Ilgiornodeglizombi di Lucia Patrizi, perchè è nostra amica, e tanto basterebbe. Perchè scrive benissimo di cose che ci piacciono tantissimo. E perchè se avessi una casa, le affiderei le chiavi senza battere ciglio.

2- Il Bollalmanacco di Cinema di Erica Bolla, perchè non solo scrive bene, ma fa anche soorridere e ridere. Che forse per noi è più importante. E poi perchè il primo gemellaggio non si scorda mai.

3- Pensieri cannibali di M…. si può dire? Vabbè, metto le iniziali. M.G., per il nome splendido, e per una cosa che è sempre presente nei suoi post: l’entusiasmo.

4- Malpertuis di Elv… ok, ok: E.S., per la profondità di ogni suo post e perchè è probabilmente la persona più gentile e rigorosa del pianeta.

5- The Addiction per il nome ovviamente, per un post splendido su Hitler artista degenere, e per le immagini più belle del creato.

6- Giuseppe Genna, blog & libri, una mente che scava, scava, e prima o poi sbucherà nell’altrove supremo.

7- Giap di Wu Ming, il collettivo che è nostro referente politico; che è tra i nostri scrittori preferiti; che tiene sempre l’epica su un piedistallo.

 

Ricordate che

a) il premio può essere assegnato dai sette vincitori ad altrettanti blogger meritevoli, contribuendo a creare, come tutti gli anni, una delle più gigantesche catene di sant’antonio che la storia di internet ricordi

b) premio e banner sono una creazione di Hell, quindi sarebbe buona creanza citarlo negli articoli

c) il Boomstick è un premio cazzuto. Se l’avete vinto non siete di sicuro delle mezze cartucce, ma… se non rispetterete le 4 semplici regole che lo caratterizzano, allora mezze cartucce diventerete

e vi beccherete d’ufficio, in quanto tali, il celeberrimo Bitch Please Award.

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Esclusivo: Roberto Benigni ci stupirà ancora!


Dopo i nove milioni di spettatori (e i dodici milioni di citazioni che da domani fungeranno da addobbi natalizi sulle bacheche di facebook) per i suoi Dieci Comandamenti, Benigni punta a superarsi, e sopratutto a superare Sanremo, l’unico prodotto televisivo del 2014 che non è stato in grado di battere. E’ un traguardo ambizioso e di tutto rispetto: noi tutti sappiamo che se nove o dieci milioni di italiani guardano un programma tv, è fuori discussione, ovvio, implicito, che si tratti di un programma di qualità altissima.

Abbiamo ancora occhi (e orecchie) colmi delle perle che il Roberto Nazionale ci ha regalato:

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Zingari Di Merda


Zingari Di Merda è il titolo di un piccolo e bellissimo libro di Antonio Moresco, che ho comprato e letto anni fa (non è il “zingari di merda” che speravi tu, razzista di merda che sei capitato per sbaglio su questo post). Un diario di viaggio che spesso assume i connotati distopici di un romanzo sci-fi/horror, e che mi torna in mente ogni volta che si intensifica il consueto pogrom mediatico contro gli zingari. Praticamente ce l’ho sempre in mente.

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Consigli di lettura: Madre Notte, ovvero Howard Campbell e il destino del mondo


Ripudio le citazioni, odio muovere le labbra o la penna indossando parole usate. Farò un’eccezione. Così parlò Woody Allen sull’Olocausto: “Non discuto il fatto che ammazzare 6 milioni di Ebrei fosse un record, mi preoccupa solo che i record sono fatti per essere superati”. Per esempio, ad Hiroshima in un colpo solo morirono 129.558 persone, ma forse non fu un record, perché mesi prima c’era stato il bombardamento di Dresda da parte delle truppe alleate, a causa del quale morirono tra le 25.000 e le 250.000 persone (la cifra esatta è oggetto di revisione e revisionismo da parte di apposite commissioni di studio). Balla uno zero insomma, ma se le vittime fossero decine o centinaia di migliaia poco importa, ciò che importa è che Dresda fu rasa al suolo in modo certosino, prima dalle bombe, a seguire da plotoni di alacri fanti che bruciarono con i lanciafiamme gli inermi cittadini superstiti, chiusi come topi nei rifugi antiaerei. Bastava spalancare le porte dei rifugi, affacciarsi sull’uscio e dosare forza ed intensità della fiamma. Tabula rasa, carbonizzata. Secondo la Storia, quegli sterminatori in uniforme non sono colpevoli, eseguivano ordini e combattevano in difesa del Bene, comunque non sarebbero più colpevoli delle loro vittime, che accettarono Hitler più o meno pronamente, più o meno entusiasticamente. Se tutto ciò vi sembra folle, o raccapricciante, o sbagliato, beh, così è la guerra, sempre.

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Papà, sei un crashiuorrgghh


Riceviamo e volentieri pubblichiamo:

“Ciao blog, sono un papà. Ho una figlia minorenne, che amo tantissimo come fosse figlia mia. Come fanno tutte le figlie minorenni del mondo, comprese quelle che abitano a Gaza e Kabul, mi chiede spesso regali che io non posso sempre farle, ad esempio una Mercedes 3000 o il noleggio dello stadio Olimpico per festeggiare non il suo compleanno, ma l’arrivo del sabato sera. Io vorrei tanto accontentarla, ogni sabato vorrei finanziare una festa innocente per lei e i suoi 400 amici, noleggiare potentissime batterie di generatori di corrente, trasportare con gli elicotteri dozzine di frigobar pieni di ogni superalcolico, allestire un palco per un concerto dei Daft Punk, assumere i migliori cuochi del mondo per preparare ogni tipo di prelibatezze per i ragazzi. Ma purtroppo devo fare i conti con la burocrazia, le tasse, il malgoverno.

burocrazia

Ci sono troppi obblighi che frenano la sana voglia di accontentare mia figlia, lacci e lacciuoli che mi fanno sentire come se avessi le mani legate. Ci ho provato, ma come sospettavo non è stato possibile noleggiare lo stadio. Hanno tirato fuori ogni tipo di pretesto per negarmelo, addirittura mi hanno riso in faccia. Mi sono sentito mortificato, sopratutto quando hanno obiettato “e chi cazzo pagherebbe le spese?”. In quel momento ho cominciato a pensare che il desiderio di mia figlia, sacrosanto e indiscutibile, sarebbe rimasto insoddisfatto. Con immenso dolore, le ho raccontato tutti i dettagli, lei si è intristita. Non ne abbiamo più parlato per due giorni. Finchè una mattina, come al solito verso le 12.30, il consueto risveglio: “Vincenzinaaaaaaaaaaaaa, svegliaaaaaaaaaaa, colazioneeeee!”. Vincenzina è arrivata in cucina con gli occhi gonfi, gonfissimi (inevitabile quando la si sveglia così presto) e come al solito barcollando di qua e di là.

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“Papà, sei un crashiuorrgghh..” ha detto, ed io “Non ho capito, tesoro. Puoi ripetere?”.

Ma la luce dei miei occhi stava vomitando sulla tavola imbandita, e dopo qualche tentativo di espressione verbale vana e incomprensibile – durante le quali la mia gioia mi ha alitato in faccia l’inferno – è scomparsa nella sua stanza per qualche ora.

Era buio quando l’ho rivista, mi ha raggiunto in cucina preceduta dai suoi teneri ruttini. Si è piazzata di fronte a me, ha buttato giù un sorso d’acqua e mi ha parlato.

Non ho capito proprio ogni parola, cosa che in effetti succede ogni volta che il mio orgoglio apre la bocca, ma pare che il giorno prima, insieme ai suoi 400 amici, abbia passato la serata all’interno della caserma Rossani occupata.

rossani

“Papà, altro che le tue regole del cazzo. Pensa che ieri siamo entrati senza che nessuno ci chiedesse chi fossimo o dove andassimo, siamo arrivati a (incomprensibile) …e quindi nella sala-cinema. Hanno proiettato un film strano, ma la cosa più strana è che tutti restavano in silenzio, per tutta la durata del film! Nessuno mangiava, nessun telefono squillava, nessuno ruttava, e tutti sembravano rilassati, sorridevano – anche fuori dal cinema – e sembravano stare bene! Sconvolti, siamo usciti piangendo dalla sala, e quindi dalla caserma.

Non è giusto, non è giusto. Perchè questi occupano un posto così grande e fanno quello che vogliono, e noi dobbiamo essere costretti a passare le serate nei soliti locali, e non possiamo averne uno tutto per noi ogni tanto? Dobbiamo sempre sperare di trovare un tavolo libero, uffa.

Ma ti rendi conto? Sei uno sfigato, e io sono la figlia di uno sfigato.”

Da allora non ci parliamo. A dire il vero, da come è ridotto il mio angioletto quando torna a casa, anche se mi parlasse non ci capirei molto, ma le voglio bene. E voglio capire, perchè se la caserma è un bene comune, voglio che torni immediatamente com’era prima dell’occupazione. Le autorità hanno il dovere di occuparsi di questo, perchè prima eravamo tutti tranquilli, la caserma era un enorme nulla recintato, in via di decomposizione, e nessuno ci pensava.

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Mia figlia andava a bere una birra pagandola 5 euro, andava al cinema pieno di simpatici mutanti rumorosi pagandone 7, e non ce l’aveva con me! E’ così che devono tornare le cose, quindi faccio un pubblico appello a chi di dovere! So bene di non essere l’unico, ogni genitore di adolescenti sprint come mia figlia desidera questo, facciamo sentire la nostra voce!”

 

 

 

Libri da leggere sotto l’ombrellone


C’era una volta, tanto tanto tempo fa, un posto dove succedevano strane cose. Bambini piccoli cadevano in pozzi piccolissimi, aerei precipitavano all’improvviso. Compagni di merende squartavano le coppiette, treni, stazioni e piazze esplodevano. Senza perchè. Il Paese dei complotti si chiamava, popolato da gente infida, affamata e furbastra, incantata mortalmente dal delirante succedersi di quei miraggi. Oggi quel Paese non esiste più, consumato dal cancro della sua stessa incoscienza, fuoco fatuo che ancora balugina nelle parole capziose di qualche pazzoide in pseudosindrome di Tourette.

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Ho appena finito di leggere Nel Nome di Ishmael, sono sconvolto, perché sono costretto a pensare. Continua a leggere