Hollywood Noir. Misteri tra le stelle


Davvero un proiettile ha rischiato di uccidere Charlie Chaplin nel 1924, un anno prima che vedesse la luce La Febbre Dell’Oro? Quali misteri avvolgono la morte di Elizabeth Short, più famosa come The Black Dahlia? Lana Turner è stata davvero un’amante del sesso estremo e violento? O la sua è l’ennesima triste storia di maltrattamenti subiti da una donna tra le pareti di casa? E poi, la storia di Anna Maria Pierangeli, e della sua relazione con James Dean. La morte tragica di David Carradine, e quelle di Bruce e Brandon Lee.

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Ghetto Italia. This land is my land


Caporale fa rima con scafista, almeno nel linguaggio dello sfruttamento. E sfruttamento fa rima con economia capitalista, nel 1950 come nel 2016. La parola scafista evoca scenari di disperazione e tragedie in serie, donne bambini e uomini che affondano lungo le rotte della migrazione, tante e in costante aumento, dopo aver riempito le tasche dei suddetti scafisti brutti e cattivi. Che sono però soltanto l’ultimo tassello di una organizzazione finanziaria (multinazionale, quindi criminale) gigantesca. Anche i caporali, in tutta Italia, lucrano sull’esercito sterminato di braccianti stranieri. Arrivano a mettere insieme cinque milioni di euro a stagione. Un bel business, una svolta di carriera notevole – molti di loro sono ex braccianti “promossi” – e della quale vantarsi. Poco più che briciole, in realtà, se paragonate al giro enorme di profitti generati grazie al loro lavoro, ma sopratutto grazie al lavoro dei braccianti. Profitti criminali, di imprese locali, nazionali e internazionali. Lavoro massacrante, sottopagato, sfruttato fino all’osso e in ogni minimo aspetto collaterale. Ghetto Italia è una mappa tracciata lungo tutto il territorio nazionale, una mappa i cui puntini da unire sono i ghetti nei quali vivono i braccianti. Una sorta di BadTripAdvisor.

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Muoiono solo gli stronzi: Mario Monicelli è vivo


 

1977. Lo scrittore Alberto Arbasino conduce il programma televisivo Match: in studio a fronteggiarsi Nanni Moretti e Mario Monicelli. “Un Borghese Piccolo Piccolo non è un film cattivo, è un film molto ambiguo, secondo molti reazionario, anche secondo me… Il giustiziere della notte, Sordi che tortura uno, tutto il sangue…”

“Adesso si sta parlando, da un anno, di un film che tu hai fatto, che nessuno ha visto o che pochissimi hanno visto (Io sono un autarchico). Hai avuto la fortuna che ne hanno parlato tutti, se ne è parlato in televisione: ma guarda che il tuo film è grazioso, niente di più. Invece si è creata questa cosa per cui tu adesso sei l’esponente della nuova regia italiana, della nuova nouvelle vague italiana. Non è vero! Sei stato il press agent più straordinario che ci sia nella gioventù italiana dai quarant’anni in giù, credimi. Che il film poi sia grazioso, siamo d’accordo: ma ti assicuro che è molto meno di quello che tu credi.”

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Italia Ultimo Atto – L’Altro Cinema Italiano, di F.Fogliato


Un romanzo-saggio che, per la prima volta, tra documenti inediti, interviste e testimonianze, prova a raccontare una controstoria del cinema italiano scegliendo il punto di vista dello spettatore con il suo carico di ansie, paure, speranze e illusioni proiettate sul grande schermo. Il cittadino medio è qui identificato come guida, il Virgilio di un viaggio infernale tra serpenti di celluloide di un cinema mai raccontato, rimosso, sottaciuto , bandito, che a posteriori diventa cartina di tornasole delle metamorfosi del Paese reale. Grandi autori, con i loro film meno noti e meno indagati fianco a fianco a cineasti differenti, non allineati, trasgressivi e, persino, estremi nel mettere in scena opere oscure perché mai pienamente rivelate. Quei registi che la critica ufficiale e ideologizzata del dopoguerra, ha spesso deriso, dileggiato, derubricato a causa del loro non essere allineati. Cineasti, però, capace – al pari dei grandi – di proporre pellicole persino profetiche sull’Italia che sarebbe venuta dopo. Blasetti, Camerini, Margheriti, Girolami e tantissimi altri ancora, E per la prima volta l’analisi completa della figura e del cinema di Massimo Pirri.

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ITALIA: ULTIMO ATTO – L’ALTRO CINEMA ITALIANO, di Fabrizio Fogliato, prefazione di Davide Pulici. Se vuoi saperne di più clicca qui.

Vittorio Gassman, il Mattatore.


Vittorio alloggia all’hotel Continental con sua moglie Nora. Bussano alla porta, e due soldati in nero armati di mitra gli chiedono di seguirlo. Sono gli anni ansiosi e inquieti della Repubblica di Salò, tutti rischiano ritorsioni, deportazioni, torture. Gassman si veste con una calma surreale, mentre sua moglie resta a letto impietrita e pallidissima. Appena usciti in corridoio, spunta Osvaldo Valenti che lo accoglie con una risata e una manata sulle spalle. Il Valenti è un cliente abituale dell’albergo, arruolato nella X Mas, che dopo questo scherzetto se ne va con i due soldati. Verrà in seguito fucilato dai partigiani, accusato di collaborare con i torturatori della banda Koch: in realtà, le sue frequentazioni dell’allegra compagnia erano motivate dall’uso smodato di cocaina, che la banda spacciava. Quando Gassman verrà a sapere della sua fine, penserà più all’epilogo di un film che ad una vicenda reale…

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Dikotomiko feat. Amarganta: L’Occhio Ribelle di Giulio Questi


Un surrealismo bastardo e istintivo, caratterizzato da un’autorialità pura e prepotente, ma germogliante dalle paludi del cinema commerciale più ottuso. Le opere di Giulio Questi nascono e muoiono in una terra di nessuno che è propria di pochi. Mirano ad altissime vette tuttavia si sporcano con le pratiche dell’exploitation a basso costo. La cultura popolare è reinventata e assurta a nuova forma espressiva, sfrutta codici e stilemi di genere, acquista nuovo senso. Lo stile non è da meno. Svincola dalle regole della grammatica cinematografica, ne riformula il linguaggio, nella narrazione, nella composizione delle inquadrature e soprattutto nel montaggio. Una genialità silenziosa, che si muove sottopelle, attraversa il substrato del cinema nella sua interezza, in tutte le sue forme: esistenzialismo, teologia e puro spirito di intrattenimento. L’Occhio Ribelle di Giulio Questi, di Andrea Schiavone, edito da Amarganta.

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