La Forma dell’Acqua. Guillermo (doesn’t) Tell.


Sto attraversando un brutto momento, il mio immaginario si è incagliato nelle secche di una crisi di mezza età. Mi sembra tutto poco interessante: le iperboli, le derivazioni, il mio stesso giudizio. Ho parlato di secche, forse sono sabbie mobili, o forse è il limitare di un abisso. Di certo è una deriva nichilista, che non posso contrastare. Ho premesso le dichiarazioni sul mio attuale stato d’animo, perché comprendiate cosa ci sia dietro ai miei occhi in questo periodo e perché accettiate, pur senza condividerlo, il mio giudizio negativo su The Shape of Water.

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Ore 15:17 – Attacco al treno. Sia lodato Clint.


Il fatto è realmente accaduto, nel 2015. Abbiate la pazienza di fare una ricerca su Google, giusto per capire, a distanza di tre anni, che per la rete sono anni luce, lo stato avvilente del giornalismo nostrano. Alcune delle principali testate nazionali parlarono delle gesta eroiche di un manipolo di marines in licenza, pronto a sconfiggere le forze del male per cielo, per terra, per mare, su rotaia. Non erano marines, erano soldati, di differenti corpi, di rango non elevato. Io, che ho un complesso e complessato firewall mentale, derubricai la notizia a fake news, troppe le coincidenze implicate. Tutto processato, sepolto e rimosso nel giro di poche ore. Ma alla fine arriva Clint, e la storia prende un’altra piega.

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Sono Tornato, di Luca Miniero. Sempre sia lodato


Il rapporto dell’Italia col fascismo è un rapporto osceno ed incestuoso, oltre che necessariamente votato alla necrofilia. Ha radici lontane nel tempo che dovevano essere recise senza pietà nel 1945, ma per colpa di molti – primo tra tutti Togliatti – sono state lasciate intatte nel sottosuolo (nelle fogne, in compagnia di Pennywise) libere di continuare a nutrirsi e proliferare. Settant’anni dopo sono più forti, si sono infiltrate ovunque e di tanto in tanto fanno capolino in superficie: l’apice appena raggiunto con un attentato terroristico di stampo fascista non è il patatrac, è solo l’equivalente di un asse che scricchiola.

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Sono Tornato, di Luca Miniero. Sia lodato il dio del cinema.


Ho paura, tanta paura: “ Ad un certo momento ho temuto che, davanti all’ondata migratoria e alle problematiche di gestione dei flussi avanzate dei sindaci, ci fosse un rischio per la tenuta democratica del Paese. Per questo dovevamo agire come abbiamo fatto, non aspettando più gli altri Paesi europei”. Sono le parole che ha usato il ministro Minniti, non Storace, non Buontempo, non Salvini, non Meloni, in merito a quella sporca brutta faccenda lì, la faccenda dell’immigrazione. Un rischio per la tenuta democratica del Paese. Lo ha detto davvero, un ministro, ex comunista, ora organico al principale partito della post sinistra italiana. Ne avete memoria? Io sì, cerco di non dimenticare, perché i fascisti sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi. Sono tornato, di Luca Miniero.

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Tragedy Girls, di Tyler MacIntyre. L’horror che invoglia, al tempo dei big data.


Questa qui è una storia nuova, una storia di sorelle e di coltelli. Sorelle in senso lato, trattasi di adolescenti compagne di classe e amiche per la pelle, propria ed altrui. Coltelli in senso stretto: machete, lame aguzze, lame rotanti. Il film di cui parlo, benedetto dai sacerdoti di Bloody Disgusting, sta girando i festival di mezzo mondo, mietendo consensi e successi (Frighf-Fest). E’ un film di genere. Genere invisibile in Italia: è commedia, è horror.  Qualcuno  potrebbe obiettare che il genere sia visibilissimo invece, e citare Scappa – Get Out come esempio di illuminata distribuzione. Nel suo piccolo, questo qualcuno avrebbe ragione, solo che qui l’horror non è suspense, l’horror è splatterone, ed è anche scorretto, lo è tanto da far ridere e da meritare questa vetrina. Tragedy Girls, di Tyler MacIntyre.

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Call me by your nom…ination, di Luca Guadagnino.


Le parole che vi accingete a leggere sono tratte da una storia vera. Si parla di me, che faccio un post su quello che penso di un film che ho visto. Il mio giudizio è grezzo, laico, soggettivo, relativo. Non abbiatene a male, oppure abbiatene, non importa. Io sono dikotomiko, e questo è il mio biglietto da visita. Chiamami Col Tuo Nome, di Luca Guadagnino.

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L’ora più buia. No Pasaran!, secondo Joe Wright.


Continuiamo la riflessione inerente i modi di rappresentare la storia del Novecento, cominciata con il post su Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro. Oggi parliamo dei film in cui grandi eventi vengono narrati attraverso singoli uomini. Singoli quindi minimi, essendo la vita di ciascun essere umano, le sue tragedie, le sue commedie, irrilevante rispetto all’apocalisse di milioni di persone che sono state colpite e affondate, quasi per senso di necessità, ciclcicamente e per tutta la durata del secolo a doppia x. CondivIdiamo, pertanto, l’approccio relativista al nuovo cinema biopico, che sovverte la grande Storia mutandola in farsa, spargendo sarcasmo su tutti i precedenti soggetti di apologia. Sarcasmo come deriva dell’ironia, sarcasmo come “espressione di rabbia dolente”, per citare Umberto Eco.

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