Pet Sematary, di Mary Lambert. Mai dire Maine!


I made it through the wilderness, somehow I made it through, didn’t know how lost I was, until I found you. Che tradotto al maschile suona così: Sono passato in zone selvagge, in qualche modo ce l’ho fatta, non sapevo quanto fossi perso, finché ti ho trovato. Le terre incognite, la ricerca, l’amore, la follia.E’ la intro, è l’incipit che vale un decennio, gli anni 80; è la prima strofa di Like a Virgin, Madonna sings. uno dei primi videoclip della storia: lei, tutta croci catene e cinghie, eternata mentre canta serpeggiando, in su una gondola tra i canali di Venezia. A dirigerla una donna, Mary Lambert, l’artefice delle prime rappresentazioni metamorfiche di Nostra Signora del Pop: è Lambert che dirige Borderline, poi Like a Virgin, Material Girl, La Isla Bonita, Like a Prayer. Da Madonna agli Eurythmics, Janet Jackson, Whithney Houston and so on. Tanto glitter che scende su tanti freak impazziti. Fino al cinema, il cinema vero, quello prodotto dalla Paramount. E’ il 1989, Lambert è colei che gira Pet Sematary, tratto dall’omonimo capolavoro di Stephen King. Lo gira con il placet del Re (o dello Zio), che sulla scelta del regista si riserva diritto di veto. Perché proprio Lambert?

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Il Campione, di Leonardo D’Agostini. In panchina Rovere e Sibilia: è gia scudetto!


C’è una scena, in questo film, nella quale Accorsi – un professore preso a schiaffi dalla vita e prossimo al punto di non ritorno – invece della sua tristissima Multipla si trova a guidare una Lamborghini. Un’esperienza capace di generare adrenalina anche nei quasicadaveri, come il professore. E infatti urla di gioia mentre accelera, sfrecciando sul grande raccordo animale (meno male che Appino c’è) come in preda ad un orgasmo cosmico. Veloce, Veloce come il vento: un film che ci stregò, necessario come una lunga sorsata di birra fredda dopo otto ore di sole e sabbia. Semplice, divertente, sincero, zero pippe e tanto cuore pulsante. Lo firmava Matteo Rovere, era il 2016, la metamorfosi era già in corso: stava diventando una sorta di Jason Blum de noantri. Veloce come il vento e Il Campione sono fratelli, qui Matteo Rovere produce insieme a Sydney Sibilia, e se forse è ancora presto per dire “due nomi una garanzia”, sono entrato comunque in sala estremamente fiducioso. E infatti, Il Campione è un film epocale.

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COMINCIA LA STAGIONE DEI GRANDI FILM A CINECITTA’ WORLD


Due grandi anteprime, un emozionante docufilm, una pellicola per bambini: 4 titoli aprono la stagione dei grandi film a Cinecittà World.

Dal 22 al 24 aprile, in collaborazione con Earth Day Italia, per celebrare la Giornata Mondiale della Terra, il parco ospita la rassegna “Il Cinema per la Terra”, con due proiezioni speciali: il 23 aprile alle 16 l’appuntamento è con Earth – Un Giorno Straordinario, un viaggio stupefacente che rivela l’eccezionale potenza della natura nel corso di una sola giornata. Narrata da Diego Abatantuono con umorismo, intimità, emozione e superlative riprese cinematografiche, Earth – Un Giorno Straordinario è un’affascinante avventura sul grande schermo adatta alle famiglie che mostra in modo spettacolare drammi e meraviglie della Natura.

Il 24, sempre alle 16, sarà la volta di Happy Feet 2, il secondo capitolo del film d’animazione, vincitore di un Oscar nel 2007, che celebra la diversità e la paternità attraverso la storia di un gruppo di pinguini. Happy Feet 2, distribuito da Warner Bros, mette in schermo padri adottivi o naturali che producono valori, pongono limiti e insegnano ai figli ad affrontare la vita nel rispetto dell’armonia e delle regole della Natura.

Il 28 aprile arriva, invece, un’anteprima che celebra il meraviglioso legame che ha unito per tutta la vita il duo comico più amato al mondo, Stanlio & Ollio, interpretati magistralmente da Steve Coogan e John C. Reilly. Il film distribuito da Luchy Red sarà proiettato al Teatro 1 alle 16. Tutti gli ospiti del parco potranno accedere gratuitamente fino ad esaurimento posti.

Domenica 5 maggio sarà la volta di un’altra attesissima anteprima italiana, Pokémon Detective Pikachu, distribuito da Warner Bros. La storia inizia quando il geniale detective privato Harry Goodman scompare misteriosamente, costringendo il figlio di 21 anni Tim a scoprire cosa sia successo. Ad aiutarlo nelle indagini l’ex compagno Pokémon di Harry, il Detective Pikachu: un adorabile, esilarante e saggio super-investigatore che sorprende tutti, persino se stesso.

Il grande cinema di Cinecittà World non si ferma qui…tanti altri appuntamenti stanno per arrivare

 

Lo specchio nero. I sovranismi sugli schermi dal 2001 ad oggi


A volte ritornano. A guardar bene, forse non stanno tornando, perché non erano mai andati via.
Solo che oggi vanno di gran moda: parlano, seducono, governano. Sono neofascisti, sono neonazisti, ma si fanno chiamare identitari, sovranisti, mentre rievocano un passato nero, nerissimo.
E sul nero degli schermi aumentano le storie che parlano di loro: documentari, commedie, action movies, instant movies; rappresentazioni nostrane e internazionali dell’esistenza di gruppi neonazisti e neofascisti, che mescolano nuovi linguaggi e nostalgia.
Dikotomiko ha selezionato narrazioni audiovisive italiane e straniere in cui il passato getta la sua ombra sul presente; ne risulta un racconto della contemporaneità organizzato per schede, un montaggio di storie e visioni da cui emerge il lato più oscuro di un presente che sembra un brutto film, purtroppo già visto.
Clicca qui per leggere un’anteprima del libro

Noi, di Jordan Peele #daunideadiFrankieHinrg


Sono intorno, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi a far promesse senza mantenerle mai se non per calcolo. Sono intorno a me, ma non parlano con me. Sono come me, ma si sentono meglio. Anche noi, finalmente, abbiamo visto Noi. Nel senso che ci siamo incontrati per vederci, dikot+omiko, e siamo andati al cinema a vedere Noi. Noi, Us, United States. Quella che avete appena letto sono frasi di disambiguazione, è dikot che vi parla, ho preferito giocare subito il jolly della facile ironia, per poi andare al sodo. Noi, dunque, di Jordan Peele. Noi a Jordan vogliamo bene, perché è uno di noi, gobble gobble, one of us. Va bene, adesso basta, giuro. Partiamo.

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Dragged Across Concrete. Il cinema che ci piace, dalla A alla Zahler


Tre su quattro. 75%. Le percentuali sono importanti, sono. Su Bone Tomahawk fummo antesignani, quasi profetici, ma noi precog siamo fatti così, a volte l’azzecchiamo, altre volte pure. Su Brawl in Cell Block 99 spendemmo poche parole, per lo più a carattere commerciale, ma già lì eravamo in buona numerosa compagnia, tanti critici a magnificare la ultranuova ultravia all’ultraviolenza, indi preferimmo scomparire nella sordina, chè il lavoro è bello quando è sporco. Venne poi la ricerca del plot occulto, e fu Puppet Master: the Littlest Reich, di cui procrastinammo i convinti elogi ad un dossier di Nocturno prossimo eventuale. Non recuperammo mai The Incident, forse lo faremo, forse no, quindi ribadiamo: 75%. La soglia necessaria per conseguire la patente di esperti conoscitori di Craig Zahler, esperti veri, non infatuati da festival o da pruriti oculari di stagione, Dragged Across Concrete.

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Message Man, di Corey Pearson. Quota 100 anche per i cecchini


Ve lo ricordate il mascellone di Daniel Greene? Era Paco, il cyborg protagonista di Vendetta Dal Futuro (il Terminator di Sergio Martino). Mi tornava in mente ad ogni primo piano di Paul O’Brien, che qui recita (…) nel ruolo di Ryan Teller, un cecchino in pensione. Evidentemente ha raggiunto quota 100 negli ultimi giorni del 2018, il traguardo che sognava di tagliare anche Duncan (Mads Mikkelsen) in Polar. I tagli, non al welfare ma direttamente nelle carni, hanno quasi ucciso Duncan, ma questa è un’altra storia. Paul O’Brien, australiano come il regista Corey Pearson, è cresciuto in tv fianco a fianco con Chris Hemsworth. Se quest’ultimo ha preso una brutta strada diventando Thor, O’Brien non si è montato la testa, è rimasto un bravo ragazzo dedito al suo onesto lavoro: assassino a pagamento. Il titolo del film era il suo soprannome: quando parlava, la gente ascoltava e di solito immediatamente dopo moriva.

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