The Childhood of a Leader, di B.Corbet. Il trionfo della volontà.


Nel giro di pochi mesi, tra il 2014 ed il 2015, sono stati girati 3 film concernenti la maternità, o la figlitudine: Ich Seh Ich Seh, Mommy e The Childhood of a Leader. I protagonisti sono maschi: bambini difficili, come si diceva un tempo, oppure adolescenti disturbati, come si diceva un altro tempo. La macchina da presa li segue nel loro microcosmo domestico: un ambiente selettivamente permeabile, in quanto si apre alla visione ma si chiude alla comprensione. Più che padroni in casa propria, queste piccole canaglie sono dei, o despoti, del loro mondo. Tra i titoli citati, il più sfrontatamente ideologico, il più carico di aspettative sarebbe quello più pomposo, The Childhood of a Leader.

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Spider-Man: Homecoming. Cogli la prima tela!


To rescue and fight. Salvataggi e combattimenti, questo dobbiamo chiedere ai supereroi nostri carissimi. Una funzione d’uso latu sensu genitoriale quindi, ed una squisitamente marziale. Così, semplicemente. Difesa, la nostra, e attacco, il loro, senza soluzione di continuità. Perché non è vero che da un grande potere derivano grandi responsabilità, è vero invece che ad ogni azione consegue una reazione. Spider-Man: Homecoming, di Jon Watts.

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Okja. Il Porco (G)Rosso di Bong Joon-ho e Netflix


Un maiale gigantesco, imparentato con le bestiole che popolano l’universo di Hayao Miyazaki, ed una ragazzina orfana, preadolescente, sono cresciuti insieme in mezzo alla natura, lontani dalle città caotiche e vicinissimi a mille classici della tradizione letteraria e cinematografica. I cattivi vogliono privare la ragazzina del suo unico e gigantesco amico, ma arriva in suo aiuto addirittura l’Animal Liberation Front. Okja è un film schierato – dalla parte giusta – ed è un film commovente, girato alla grandissima, sempre in movimento, stiloso ed elegante. Alcune scene rasentano la perfezione, prima tra tutte l’incursione di Okja in un centro commerciale. Non avevamo il minimo dubbio: con Bong Joon-ho alla regia, il cinema è cinema con la C maiuscola. Anche se fruito attraverso laptop e smartphone. Se volete realizzare qualcosa di strano, ha detto in un’intervista Bong, Netflix è il posto giusto.

 

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The Bad Batch, di Ana Lily Amirpour. A Girl walks home alone, in the desert


Scrivo di cinema senza prendermi troppo sul serio, ho fatto l’università della strada, dall’asfalto vengo ed all’asfalto ritornerò.  Parole che sembrano scritte con il generatore automatico di strofe per Fedez/J-Ax, vero? Non temete, impugno il timone saldamente e sono lontano da derive hip hop, voglio solo significarvi l’orgoglio, ed anche la totale evidenza, del mio essere naif, autodidatta quanto a visioni, a gusto e a opinioni in fatto di film. Pochi paletti ho piantato sul mio sentiero esperienzale, uno di questi è che se un film di genere incomincia come un film muto, con dialoghi ridotti all’osso, se non proprio assenti, per i primi  20 minuti, beh, quel film di genere è degno di tutta la mia attenzione. The Bad Batch, di Ana Lily Amirpour.

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Fury. Bluray Universal, steelbook edition


Amore puro, carnale, ricambiato. Il sentimento che legava il carramato al suo equipaggio, macchina e uomini, trascendeva l’infatuazione per diventare assoluto. Nella fase finale della seconda guerra mondiale, quando la follia aveva sconfitto la disperazione e l’orrore rinculava verso Berlino, l’interno dei carri era il posto più confortevole che si potesse desiderare. Un microcosmo d’amore, fatto di fredde lamiere esalanti morte, eppure adorato dai membri dell’equipaggio come un utero materno palpitante. Dopo mesi di convivenza con i carrarmati, anche David Ayer, il regista di Fury, ha compreso la ragione di tali sentimenti: “quei cosi hanno un’anima”.

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Madam Secretary, la prima stagione in dvd per Universal


Trasmessa dalla CBS, ideata da Barbara Hall e prodotta – tra gli altri – anche da Morgan Freeman. Téa Leoni veste i sobri panni di Elizabeth McCord, e si ritrova a recitare un ruolo da protagonista in una serie tv sedici anni dopo The Naked Truth. Moglie, madre, dottore di ricerca, ex analista della CIA che ha abbandonato per motivi etici: si sa, l’intelligence statunitense non va molto d’accordo con l’etica, come ben sanno gli appassionati di Homeland. Il presidente degli USA nomina proprio lei segretario di stato, dopo la scomparsa misteriosa del suo predecessore.

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Billy Lynn, Un Giorno da eroe. BD Universal


Costato più di 40 milioni di dollari, distribuito in più di 1.000 sale negli Usa, dove ha incassato poco più di un milione di dollari: signori, qui non si tratta di un clamoroso flop commerciale, si tratta di una questione ideologica. Anche politica, se si considera che lo stesso film, coprodotto, è andato ad incassare più di 30 milioni di dollari sul mercato cinese. Abbiamo guardato Billy Lynn e ci è venuto in mente Birdman, persino Truman Show, con qualche eco di Flags of Our Father. Mai abbiamo pensato di confrontarlo con opere di proiettili e carne e sangue, gli avremmo fatto il torto più grande. Perché Bill Lynn prende le mosse da un conflitto, il padre di tutti i conflitti 2.0, la seconda campagna di Iraq per la destituzione di Saddam Hussein, ma quella guerra, la meno amata, meno vista, peggio raccontata dai media Usa, è solo lo spunto per una riflessione meta, metastorica, metapolitica, metacinematografica.

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