Oci Ciornie, in DVD per Ripley’s Home Video


Nostalgia canaglia! Era il 1987 quando Oci Ciornie vide la luce, diretto da Michalkov, con Marcello Mastroianni protagonista assoluto, premiato a Cannes e nominato all’Oscar. Frutto di una coproduzione italo-sovietica (si, esisteva ancora l’Impero del Male, anche se in fin di vita), il film era basato sui racconti di Cechov, e ambientato tra l’Italia e la Russia del primo Novecento. Su una nave da crociera, Romano (Mastroianni) incontra un russo in viaggio di nozze. Tra i due nasce una confidenza naturale, e Romano racconta la sua storia struggente. Racconta del suo matrimonio infelice, dell’incontro folgorante con una giovane russa alle Terme di Montecatini, della passione che esplode e non smette di bruciare quando i due si lasciano per tornare dai rispettivi coniugi. E’ un racconto che procede fino ad un finale a sorpresa, e poco importano le domande che sorgono spontanee durante la visione – e il racconto – chè la storia appartiene al passato e ciò che importa davvero non è quello che i protagonisti avrebbero o non avrebbero dovuto fare e dire. Ciò che conta è proprio raccontare la storia. In eterno, forse. Come un fantasma che ha fatto della propria occasione mancata l’unica ragione di vita.

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Call me by your nom…ination, di Luca Guadagnino.


Le parole che vi accingete a leggere sono tratte da una storia vera. Si parla di me, che faccio un post su quello che penso di un film che ho visto. Il mio giudizio è grezzo, laico, soggettivo, relativo. Non abbiatene a male, oppure abbiatene, non importa. Io sono dikotomiko, e questo è il mio biglietto da visita. Chiamami Col Tuo Nome, di Luca Guadagnino.

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L’ora più buia. No Pasaran!, secondo Joe Wright.


Continuiamo la riflessione inerente i modi di rappresentare la storia del Novecento, cominciata con il post su Morto Stalin Se Ne Fa Un Altro. Oggi parliamo dei film in cui grandi eventi vengono narrati attraverso singoli uomini. Singoli quindi minimi, essendo la vita di ciascun essere umano, le sue tragedie, le sue commedie, irrilevante rispetto all’apocalisse di milioni di persone che sono state colpite e affondate, quasi per senso di necessità, ciclcicamente e per tutta la durata del secolo a doppia x. CondivIdiamo, pertanto, l’approccio relativista al nuovo cinema biopico, che sovverte la grande Storia mutandola in farsa, spargendo sarcasmo su tutti i precedenti soggetti di apologia. Sarcasmo come deriva dell’ironia, sarcasmo come “espressione di rabbia dolente”, per citare Umberto Eco.

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Il Ragazzo Invisibile: Seconda Generazione. In lode di Gabriele Salvatores


Sono un blogger d’onore, uno di parola. Di parole forse, troppe, o troppo poche, dipende dall’argomento. Oggi l’argomento è vivo, è sentito. E’ politico, addirittura ideologico. La molla scatta alla cassa del multisala X, nel bel mezzo di un pomeriggio feriale. Chiedo alla gentilissima cassiera di assegnarmi un posto centrale, sesta fila a partire dallo schermo, non una più indietro. Non c’è problema, dice lei, divertita, trasecolata, la sala è vuota per intero, dice lei, nessuno sta andando a vedere quel film, che è già alla seconda – temo ultima – settimana di programmazione. In barba ai trasecolamenti, ai sarcasmi, ai vituperi, scopro di avere una missione da compiere. Io ho una missione da compiere, tutti noi abbiamo una missione  da compiere: salvare Salvatores. Il Ragazzo Invisibile, Seconda Generazione.

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Le Notti di Salem. In memoria di Tobe Hooper


Truman Capote diceva che uno scrittore deve vomitare almeno un milione di parole, prima di scrivere qualcosa di buono. Nel caso di Stephen King, questa buona pratica va a farsi benedire, dal momento che la sua produzione romanzesca è stata, da subito, formidabile. Carrie è del 1974, Le Notti di Salem dell’anno successivo, del 1977 è Ossessione, del 1978 è Shining. Ogni opera, una visione peculiare, agghiacciante, stupefacente (e di stupefacenti il nostro faceva buon uso). Carrie, il primo romanzo, il più breve, è anche la prima trasposizione cinematografica, diretta da Brian De Palma nel 1976. Un cult movie, sempiterno oggetto di adorazione e di studio. La stessa sorte sarebbe dovuta toccare a Salem’s Lot, Le Notti di Salem, solo che il romanzo, nelle sue circa 400 pagine, si dipana su linee narrative stratificate, troppo complesse per essere incanalate nei prodotti indie horror dell’epoca. Questo è un lavoro per Tobe.

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Tre manifesti a Ebbing, Missouri.


Sepolta per sempre l’era dei colletti bianchi, attraversiamo incautamente l’epoca dei colli rossi. I redneck. Di questi giorni è un dibattito surreale, virtuale, letale tra Tom Wolfe e Michele Serra, avente ad oggetto il rapporto tra la sinistra e questi fantomatici autoctoni del Nord America, di colore bianco, genere subumano, sottospecie bifolco. Wolfe accusa i democrats di averli ignorati, peggio, di averli evitati nelle loro politiche, di averli rimossi dalla loro visione di mondo attuale e futuribile, e questa negligenza sarebbe stata la goccia che ha fatto traboccare il water, con fuoriuscita di Trump. Michele Serra, dalla remota periferia dell’impero, si è sentito chiamato in causa, senza una ragione specifica, o forse con una ragione generica, perché da sempre gli Italiani che ben pensano sognano languidamente di cogliere la Grande Mela. Almeno noi, ha risposto Serra, intendendo per noi il collettivo internazionale marchiato a sproposito come “radical chic”, noi ci abbiamo provato con i redneck, in epoca passate certo, senza riuscirci, ma abbiamo provato ad educare sti miserabili. Per fortuna di Tom, di Michele, per fortuna nostra e di voi tutti, ci sta pensando il cinema a mettere le cose a posto. Three billboards outside Ebbing, Missouri.

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Koch Media Homevideo, le novità di fine anno


Back In Time

Un progetto concepito dal regista Jason Aron, fan della trilogia di Ritorno Al Futuro. Due anni di riprese, non solo negli Stati Uniti: in occasione di un meeting di fan, la troupe ha operato anche in trasferta a Londra. Il film è apparso online il 21 ottobre del 2015: non è una data casuale, come tutti gli appassionati delle avventure di Marty McFly ben sanno.

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