Dogman, di Matteo Garrone. Al can gentil rempaira sempre amore.


Cominciamo dall’insegna. Anzi no, cominciamo dai poster, quello ufficioso e quello ufficiale. In quelle ufficioso, circolato già nel 2017, un tramonto rosso fumetto ed alcuni dettagli architettonici facevano espresso riferimento all’iconografia western. Western metropolitano infatti, a detta di Garrone, doveva – o dovrebbe – essere Dogman. Esce poi il poster ufficiale, presentato in prossimità della proiezione in concorso a Cannes 2018: spariscono gli effetti cartonati, diventa tutto livido, gli elementi architettonici diventano quelli reali – verosimili – che si ritrovano nel film. Tenete comunque a mente il poster ufficioso, perchè dentro c’è anche del quentintarantinismo, su cui si dirà più avanti.

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Dragonball Movies & Tv Specials – DVD Collection


Un cofanetto composto da 20 DVD, 1049 minuti in totale, contenente lo sterminato elenco che segue, ovvero la raccolta di tutti i film e gli special televisivi della serie animata di Dragonball usciti in Giappone dal 1986 al 1997:

La leggenda del drago Shenron

La bella addormentata nel castello dei misteri

Il torneo di Miifan

La nascita degli eroi

La vendetta divina

Il più forte del mondo

La grande battaglia per il destino del mondo

La sfida dei guerrieri invincibili

Il destino dei Saiyan

L’invasione di Neo Namek

I tre super Saiyan

Il super Saiyan della leggenda

La minaccia del demonio malvagio

Sfida alla leggenda

L’irriducibile bio-combattente

Il diabolico guerriero degli inferi

L’eroe del pianeta Conuts

Le origini del mito

La storia di Trunks

L’ultima battaglia.

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Made In Italy, bluray Warner Bros.


Il titolo del film, e il nome del regista, sono spesso indizi capaci di far indovinare il genere, la qualità della storia, la tipologia di personaggi. Questo di Made in Italy, terzo film di Luciano Ligabue, è il caso estremo: sembra di averlo già visto. Leggi “Made in Italy” e “Luciano Ligabue” e sai già tutto, o quasi. Sai anche che i protagonisti avranno i volti di Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Che le loro vite comuni saranno messe a dura prova da qualche evento traumatico, più o meno legato alla drammatica contemporaneità di questo paese (che ha del rassicurante, se pensiamo all’orrore distopico che sta arrivando). E sai che non è certo un capolavoro, il film che stai per guardare. Ma sei certo che i personaggi che stanno per vivere sullo schermo saranno più reali e interessanti di quelli di trecento commedie idiote realizzate negli ultimi decenni da registi più “professionisti” di Ligabue.

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The Walking Deadpool, numero 2.


Per lanciare il film in Italia, hanno mandato Ryan Reynolds e Josh Brolin a gigioneggiare con Milly Carlucci, nel tv show del sabato sera più amato dagli ultracentenari. Ai più è sembrato un clamoroso errore nella scelta del target, solo alcuni hanno capito che quella della Marvel è stata una scelta dadaista, perfettamente in linea con il più terminale dei supereroi. Deadpool infatti è sopra le righe, nel senso che non ha un preciso pubblico di riferimento: è splatter e sboccato, quindi dovrebbe essere amato dai più grandicelli, ma alla fine non risulta più osceno di una qualunque canzone ital-trap amata dai ragazzini. Non si può non amare Deadpool, costretto dalla saturazione del Marvel Cinematographic Universe ad alzare sempre l’asticella, a cavalcare il politicamente scorretto, il socialmente scorretto, il visivamente scorretto, e nello stesso tempo a sparare a salve, perché l’obiettivo resta mungere la mucca del box office, non di sovvertire il sistema. Siamo, cioè, al di qua dei confini dei territori battuti con successo da fenomeni quali Kick Ass e Super.

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Koch Media Homevideo, novità di maggio


TURBO KID

Premiatissimo dal pubblico nei festival fantastici di mezzo mondo, a cominciare dal Fantasia di Montreal che è il benchmark del settore e che lo ha anche coprodotto, ma guai a pensare ad un qualsivoglia trattamento di favore per la creatura, in quanto lì lo spettatore è sovrano, credetemi. In tantissimi hanno partecipato alla produzione di questo low budget, tra gli altri spicca Jason Grindhouse Eisener di Hobo With a Shotgun, che all’opera conferisce soldi (pochi) e dna (tanto). Si comincia, anno carpenteriano 1997, all’indomani di una apocalisse planetaria, cumuli di rifiuti caos anarchia e ultraviolenza post punk – come nella mente del serial (George) Miller -, ma in mezzo a tutto questo marciume ecco the boy, un ragazzetto boccoluto che potrebbe felicemente essere il Michael Cera di qualche anno fa, in giro sulla bici perlustra i cumuli di rifiuti alla ricerca di memorabilia, un poster, una musicassetta, un mandrillo mutageno da rivendere al mercato nero in cambio di acqua, risorsa scarsissima, e fumetti.

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Loro 2, di Paolo Sorrentino. Per un nuovo miracolo italiano.


Pagliaccio triste come me, ah ah. Ho cortocircuitato la visione e adesso sono a ricomporre emotivamente i due tronconi. A posteriori, ancora non comprendo per quali ragioni un’opera sia stata così orribilmente, e superfluamente, tranciata. Il movente commerciale mi sembra flebile, anche se trovare al multisala due film di Sorrentino, uno propedeutico all’altro, può essere un sogno ad occhi aperti per alcuni spettatori, un incubo ad occhi chiusi per altri. Non parliamo, peraltro, di esigenze dovute a tempi di percorrenza prolungati, dal momento che sommando i due addendi si ottiene una durata appena superiore all’ultimo (magari fosse l’ultimo) Avengers. Com’è, come non è, qui vi parlo di Loro 2, che brilla di luce propria, alla luce di Loro 1.

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Buio Omega, di Joe D’Amato. Formidabili quegli anni!


Ho paura. Provo angoscia, terrore, sgomento, E’ ancora presto per dirlo, ma tutti i sintomi convergono verso una diagnosi dolorosa, per certi versi imprevedibile. Sembrerebbe proprio che sia arrivata una pessima annata. Che il 2018 sia il nadir del cinema di genere, in specie del cinema horror, malgrado la Blumhouse, malgrado i confortanti successi commerciali di certo horror di cassetta. Ho bisogno di qualcosa di forte, che sia coraggioso, repulsivo, provocatorio, brutale. Che sia rivoluzionario, perché a me purtroppo piace guardare la rivoluzione, anziché farla. Ho bisogno di Buio Omega, di Joe D’Amato.


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