La Suburra del cibo e dei sensi (terza e ultima parte)


Dal cocomero al kiwi, the bittersweet fruit nel film Singapore Sling di Nikos Nikolaidis (1990). Qui occorre poggiare un attimo le posate, alzarsi in piedi e genuflettersi, stiamo parlando di un capolavoro assoluto. Ascritto per convenzione al genere del supernoir, o postnoir, o neonoir, Singapore Sling è un’opera disturbata, radicalmente perturbante indi intrinsecamente politica sulla cultura fallocentrica, sulle convenzioni sociali, sulla perversione dei rapporti di potere. Nikolaidis pare Joseph Losey pervaso dallo spirito di Tinto Brass, inscena una sarabanda di rapporti sessuali politicamente scorretti in cui due assassine seriali – madre e figlia – abusano mascolinamente di un detective narcotizzato, con tanto di copule intrafamiliari ai limiti della sevizia, torture (waterboarding, elettroshock), umori e sontuosi culi femminili a dominare le scene, fino alla nemesi del maschio represso/soppresso ed alla tragica, affilatissima ecatombe. Il culmine, ovviamente, è quando il sesso incontra il cibo: le due ingozzano a più riprese il prigioniero paralizzato, schiaffandogli in bocca grumi di cibo, poi d’un tratto la figlia agguanta un kiwi, se lo strofina dappertutto fino a spiaccicarselo sulla clitoride, per continuare a masturbarsi fino all’orgasmo.

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Compulsion

Egidio Coccimiglio

2013

 

Esorcizziamo subito le due comprensibili paure iniziali: nonostante il nome e cognome di origini allarmanti, e la fotografia esageratamente televisiva, non si tratta di un film italiano.  Che nelle vene del signor Coccimiglio scorra anche sangue nostrano è fuor di dubbio, ma è nato in Canada.

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