Al Korea Film Fest il solido Tunnel coreano di Kim Seong-hun


Vi è mai capitato di parcheggiare in spazi ristrettissimi, tanto da essere costretti ad uscire dalla parte del passeggero? A me spesso, ed è sempre un’esperienza traumatica, ai confini dello sport estremo. Scavalco la leva del cambio, mentre una gamba è ancora intrappolata tra lo sterzo e i pedali, le piego entrambe con sforzo pazzesco, intanto sento la schiena che scricchiola preoccupata, sto sudando, e quando finalmente riesco a poggiare il culo sul sedile mi rendo conto che devo ancora recuperare la gamba sinistra. Solo a pensarci mi viene il fiatone. Non oso neanche pensare, invece, alle difficoltà che incontrerei se dovessi saltare sul sedile posteriore. Per poi magari uscire attraverso il lunotto in frantumi e quindi strisciare dentro un’altra automobile ridotta pure peggio. Mentre fuori dall’abitacolo macerie, lastre di cemento, tubi di ferro ed un’intera fiancata di montagna crollata impediscono qualsiasi altro movimento. Giammai, quella è roba da disaster-movie. The Tunnel, di Kim Seong-hun.

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The Chronicles Of Evil. Il caro, vecchio, solido thriller coreano


Con più di due milioni di biglietti staccati, 700.000 solo nel primo weekend, è stato il film più visto nelle sale coreane nel mese di maggio di quest’anno, dopo Avengers: Age Of Ultron e Mad Max: Fury Road. Il merito, oltre al sempre valido passaparola, va ad un cast di tutto rispetto: i volti sono familiari anche da queste parti, e lo sono maggiormente a chi ha presenziato alle gloriose giornate de I dispersi verso Oriente. Il protagonista, poliziotto della omicidi sulla via trionfale di una imminente promozione, è Son Hyun-joo, che abbiamo ammirato in Secretly, Greatly e Hide And Seek. Nella sua squadra spicca il detective Oh, che ha il riconoscibilissimo volto di Ma Dong-seok, visto di recente in Kundo: Age of Rampant, ma che tutti ricorderete incazzato nero in One On One di Kim Ki-duk. Il ruolo chiave è però quello assegnato al giovanissimo teen tv idol Park Seo-joon, 26enne al suo debutto cinematografico, l’ultimo arrivato nella squadra omicidi, l’allievo devoto, la mascotte benvoluta da tutti i colleghi.

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A Hard Day. Un giorno di straordinaria follia coreana


La legge di Murphy tradotta in coreano, ovvero: se qualcosa può andare storto, non solo andrà storto ma diventerà una catena di eventi nefasti inarrestabile, una spirale senza fine di incubi e catastrofi talmente assurda da somigliare pericolosamente alla vita reale, una valanga di guai sparata addosso a velocità folle. Per nostra fortuna parliamo di cinema, e tutto questo si traduce in due ore di divertimento assicurato, anche se un po’ sadico, capace di tenere incollato alla poltrona con gli occhi sgranati anche il più assonnato e svogliato degli spettatori. Azione. Thriller. Black comedy. Caccia all’uomo. Poliziesco. Durante le giornate dei Dispersi Verso Oriente, si è spesso posto l’accento sul mix di generi che caratterizza sempre le nostre pellicole coreane preferite. A Hard Day in tal senso è uno dei migliori esempi del 2014.

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