I generi del cinema coreano. Parte III: K-Action


Fratello burbero del k-horror, anche l’action deriva dal melodramma. Rispetto al primo, è ancora più reazionario e legato alla cultura confuciana: se le donne fantasma tornano dall’oltretomba per riparare torti subiti perlopiù nell’ambito domestico, l’action coreana è un melò al maschile nel quale l’uso della forza e della violenza è originato dal desiderio nostalgico di tornare al passato e ritrovare la figura paterna forte al comando, ad una società composta di servi e padroni, nella quale la donna non ha praticamente nessun ruolo rilevante e l’obbedienza alle regole e al potere assume carattere religioso.

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The big man from Japan – speciale Hitoshi Matsumoto


 

“Il mio obiettivo è quello di mettere in crisi e far collassare la definizione stessa di cosa sia il cinema, e cosa dovrebbe essere.”

(Hitoshi Matsumoto)

 

Perfetto sconosciuto quaggiù, il cinquantenne Hitoshi è un famosissimo comico televisivo, metà di una coppia che dopo qualche anno di dura gavetta raggiunge il successo alla fine degli anni 80. Sarcasmo, una predilezione per l’assurdo e sopratutto la capacità di dire e fare le cose più incredibili senza mutare l’espressione del volto, sono le sue armi più efficaci. Quelle che lo hanno reso una star. Le stesse che ha utilizzato nel cinema a partire dal 2007, scrivendo, dirigendo e interpretando Big Man Japan, senza aver studiato e senza, o almeno così dice, aver guardato molti film.

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We Saw The Devil, again


We Saw the Devil – Visioni Differenti

Villa Roth Occupata – Bari

Le Fucine dell’Eco – Matera

Domenica 17 novembre 2013

Imprevedibile come la sorte, inesorabile come la primavera, invocata come la pioggia.

We Saw the Devil è tornata a colpire l’immaginario popolare, materializzandosi nuovamente all’interno del csoa Villa Roth Occupata, da qualche tempo nel centro di parecchi mirini strabici, ma che indomito continua a svolgere il suo prezioso ruolo socio(contro)culturale.

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L’alone di mistero che circonda We Saw the Devil powered by Dikotomiko è divenuto leggendario, quando attendibili e neuroattivi testimoni hanno giurato di averla vista, nello stesso momento, a Matera !

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Ubiquità o clonazione ? Sticazzi. Il ghigno diabolico che è ormai scolpito sul nostro non-volto è l’unico indizio che voi umani avrete mai, e su quello dovrete costruire le vostre inutili indagini e teorie più o meno spaventose.

Comunque.

A Villa Roth la seconda apparizione ha avuto un pubblico ancora più numeroso, e non daremo cifre per non mandare in crisi gli abbecedari della questura. Muertos de Risa, capolavoro del nostro amico Alex De La Iglesia (cliccate qui per una sua breve monografia), ovviamente inedito in Italia,è piaciuto molto a tutti i fortunati presenti, che a fine proiezione hanno rilasciato le seguenti brevi testimonianze (almeno quelli in grado di tenere in mano un pennarello):

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Ci son volute diverse birre per mandare giù il diabolico/irresistibile mix di zucca e melanzane sott’olio-e-tanto-sale preparato dalle Rothine, ma le immagini del film ben si addicevano all’elevato tasso alcolico presente in sala come uno spettatore in più.

Da Matera, invece, dove umani e umanoidi  hanno assistito a Countdown, sono pervenuti  pareri freddini. Le dichiarazioni riportano una parziale delusione per la banalità della trama e il moralismo di fondo della vicenda. Il taglio delle immagini e la fotografia hanno invece fatto rialzare le asticelle di gradimento, salvando il giudizio globale del film ma condannandolo ad una anonima sufficienza.

Dikotomiko si sente pungolato, quindi, e stimolato a conquistare il gusto dei ragazzi di Matera con le prossime proiezioni.

In attesa di allargare i nostri orizzonti di conquista, e piantare lo stendardo di Dikotomiko nel culo di ogni angolo di mondo,  salutiamo tutti cordialmente.

Apulia Ghost Commission


Pianeta Terra

Sezione Europa

Distretto Italia

30 ottobre 2033

fantasma

Dal principio le apparizioni non venivano prese sul serio. Continua a leggere

In questo post non si parla di cinema, si parla di dicotomie. E di Roberto Saviano.


Capitolo 1

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Bianchi e neri, buoni e cattivi, vivi e morti, sani e malati, sommersi e salvati, vittime e carnefici, cioccolato e fiordilatte, bello e brutto, alto e basso, lungo e corto.

Le dicotomie.

Banalità, semplificazioni, consolazioni: se esiste un ignoto che terrorizza, il suo compare dicotomico è il noto che tranquillizza, e così vale per tutte le dicotomie. Se c’è una scelta, tutto diventa più comprensibile.

Il mondo vive attraverso le dicotomie, la storia è raccontata dalle dicotomie, ma ce n’è una che è la madre di tutte, sempiternamente feconda di infinite subdicotomie.

I raccomandati e i non raccomandati.

La mia visione del mondo: due razze, differenti intrinsecamente, non riconducibili ad alcun ceppo etnico conosciuto, non catalogabili in alcuna religione costituita.

La razza dei raccomandati governa il mondo, detiene lo scettro del Favore, lo tramanda di generazione in generazione, lo conserva e lo diffonde selettivamente attraverso occulti meccanismi di trasmissione. I raccomandati sono i prescelti, sono il popolo eletto: nei loro occhi c’è la radiosa prospettiva del futuro, la certezza del successo, la forza millenaria del Favore. Contro di essi lottano i non raccomandati, cani sciolti dal destino spesso segnato, che schiumano rabbia e versano fiumi di bile perché condannati a guardare lo scettro del Favore e a non raggiungerlo mai.

In questo senso, Gollum è rappresentazione più autentica di Neo.

Gollum è subumano, rachitico e stomachevole, infido e straccione. È l’esempio più vero di non raccomandato, vuole l’anello, vuole il tesoro, ma non può averlo, il tesoro spetta per destino al piccolo, graziosissimo hobbit, crinariciuto e ben vestito, che nell’occhio glaucopide ha il marchio di appartenenza alla razza dei raccomandati.

Neo, invece. Nasce non raccomandato, eppure è il prescelto. E’ un impiegato, ingoia la pillola giusta, ottiene la rivelazione, rinasce per farsi  ammazzare, non si capisce bene per cosa. Però, si fa ricordare: è bello, moderno pur se clericalmente vestito, è messianico: è questa la sua più grande mistificazione, illudere i non raccomandati che esista una deificazione del non raccomandato. Ma i non raccomandati sono Gollum, non sono Neo.

Al massimo, potrebbero essere Donnie Darko, se solo quel maledetto film fosse finito 10 minuti prima, e a morire fosse stata quella ragazzina insipida, invece che  Donnie.

“Mah… non so… è che non mi interessa questa storia dei raccomandati, per me il mondo è diviso in alieni e umani”.

l’introduzione dell’elemento extraterrestre complica l’ideologia delle dicotomie: il sistema che fa del Favore il motore primigenio, infatti, tollera e comprende l’elemento sovrannaturale, in fondo la Grazia è estrinsecazione mistica o superstiziosa del Favore,  ma esclude le possibilità di mondi alieni.

“Alieno ed umano? Accetto la sfida. E dove nasce la dicotomia?”

“Non puoi saperlo, il solo fatto che non ci avessi pensato, ti dimostra che l’alieno non si rivela.”

“Allora alieno è sinonimo di possibilità ?”

“Easttamente”

“Non mi piace: dove c’è possibilità, c’è scelta. Chi sceglie, o viene scelto, è sempre raccomandato”.

“Mettiti gli occhiali da sole”

“Fatto. Perché?”

“Come mi vedi?”

“Umano”

“I tuoi occhiali non funzionano”

“Guarda che ho visto Essi Vivono quando tu ancora facevi le ombre cinesi sullo schermo”

“Minchia, conosci Carpenter, io che pensavo ti fermassi a Spielberg”.

Capitolo 2

saviano

Alieno.

L’alieno vive altrove la sua esistenza primaria.

Io sono un alieno, perché vivo il mio mondo mentale, non su questa Terra. M. è un alieno, pure per lo stesso motivo.

“hai presente il bar dove si trovano Luke Skywalker e Chewbekka ne L’Impero Colpisce Ancora ? per me è la massima espressione della alienitudine sociale: una moltitudine di alieni, di morfologia eterogenea ed eccentrica a dir poco, che si riuniscono per bersi una cosa. Tutti insieme, i freak, i geek,  i nerd, gli sciroccati.

“Non ti seguo, odio Guerre Stellari”.

“Non capisci una minchia di saghe spaziali, del genio che c’è dietro la creazione di una cosmogonia così complessa”.

“Ho detto che Guerre Stellari non mi interessa”.

“E magari odi anche Il Signore degli Anelli”.

“No, ho visto tutta la trilogia per un solo motivo: Liv Tyler”.

“Guarda, non parlarmi di Guerre Stellari, Signore degli Anelli o Harry Potter”.

Ci giriamo entrambi, colpiti alle spalle da questa audace quanto rozza dichiarazione. Ha parlato G.  uno di 40 anni, che fa jogging in maglietta da calcio del Tottenham, celeste quindi, pantaloncini da basket neri, calzettoni del Barcellona, a strisce blu e amaranto orizzontali, scarpe Nike bianche. Un dandy del jogging.

Un coraggioso dandy del jogging.

Apprezzo il coraggio di chi sfida la città più calvinista del mondo in fatto di abbigliamento. Bari impone rigidi canoni di abbigliamento, che il barese non può variare né intepretare, deve soltanto osservare, attuare e divulgare.

A Bari, se fai jogging devi vestirti in uniforme da jogging, possibilmente nera, con IPod di ordinanza, e cronofrequenzinetro al polso.

G. viola le regole. Non è di Bari, non potrebbe esserlo. è della remota provincia di Lecce

E’ anche il coinquilino di M.

“Che hai da dire su Harry Potter?”

“Troppo commerciale”.

G. ha la sindrome da elettore del  PD, quella per cui i gusti e le opinione devono essere netti, corretti ed eterodiretti, volta per volta da autorevoli PD opinion leader o da riviste e quotidiani che fanno PD tendenza.

“Non ti piace Harry Potter, e ti piace Saviano.”

“Che c’entra? Saviano non è un personaggio di fantasia, non è finzione !”

“Lo dici tu, Saviano è un’icona, si atteggia da icona, dispensa iconicamente perle di saggezza, afferma lui stesso di vivere una vita ai confini della realtà”.

Io odio Saviano, la sua espressione studiata, 1/3 vittima sacrificale, 1/3 eroe, 1/3 intellettuale moderno.

Saviano non ha niente da dirmi, né io mi sogno di chiedergli qualcosa.

“Beh, Saviano non mi dispiace”.

 “Non capisci niente di creazione e manipolazione del consenso”

Decima Mas(sa)


E’ difficile, molto difficile, trovare una pizza disgustosa a Bari. Ci sono centinaia di pizze ottime, altrettante buone, altre decenti, altre ancora senza infamia e senza lode. Ma una pizza inequivocabilmente immangiabile e schifosa io…. io… io l’ho trovata. Uno o due anni fa, prima del pallosissimo concerto dei tetes de bois al porto. L’energia elettrica necessaria al concerto era alimentata da un esercito di biciclette, e la cosa più o meno funzionò. Il colpo d’occhio della platea, che sembrava un estratto del giro d’italia in versione freakedelica e fermo immagine, era anche la cosa più divertente. Io e una mia amica, infatti, essendo musicalmente ignorantissimi, a metà concerto ci dileguammo (a piedi) con le palle fracassate. Eravamo anche affamati. Quasi di fronte l’ingresso all’area portuale vediamo un’insegna: bar pizzeria Titti Tuister. TUISTER. tUister! Nome tratto dal film “Dal tramondo all’alba” forse.

Le pizze..

Se io lascio nel contenitore metà pizza, allora deve essere come minimo impastata con la merda. Increduli, disgustati e divertiti ci scambiavamo frasi tipo “ma anche la tua è così orrenda?”

Probabilmente se invece della pizza avessimo optato per uno spuntino al banco del bar (stesso locale ma area separata) ci saremmo spiegati sia il nome imbarazzante che la pizza infame.