Sicario, di Denis Villeneuve


Diciannove anni fa mi trovavo a Roma, nella sede direzionale di un prestigioso istituto di credito, per la prima lezione di un master avanzato in finanza internazionale. Il professore era un docente universitario, piemontese ascendente pugliese, liberale, liberista e progressista, con un’ostilità congenita al fariseismo ed alle mezze misure. Nello stupore generale, costui cominciò a parlare delle lobby finanziarie più potenti del pianeta, sciorinando una serie di slide in cui comparivano foto e organigrammi dei board, in modo che noi, poveri ignari guasconi post lauream, vedessimo la presenza in proporzione costante degli italo-americani, degli ebrei, dei sudamericani, degli arabi ivi elencati. Analizzando la composizione di queste organizzazioni legali e yes profit, diceva, si può risalire alle organizzazioni criminali che le generano e che detengono l’economia mondiale, e questo perché nel crimine non vale il principio della competizione, ma della cooperazione, tutti devono avere una fetta di torta, win win no war. Che fosse subdolamente razzista, evoluzionisticamente lombrosiano o illuminato non so, fatto sta che questo professore cambiò per sempre il mio modo di vedere le cose. Sicario, di Denis Villeneuve.

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Paul Thomas Anderson, il regista privo di Vizio Di Forma


Un giro di basso che si sposta di continuo da una parte all’altra, e la batteria che zoppica e inciampa, cade e si rialza. I due strumenti si aggrovigliano e si allontanano, si intrecciano e si staccano, creando una base ritmica geniale e inquietante. E su quella base, la voce nervosa di Damo Suzuki si lamenta, strozzata: “Hey you! You are losing, you are losing, you are losing, your vitamin C!”. Psichedelia, angoscia e paranoia, ma al ritmo di un groove pazzesco: niente poteva aprire meglio di Vitamin C dei Can, una delle loro canzoni più “pop”, l’adattamento che Paul Thomas Anderson ha realizzato del romanzo più “pop” di Thomas Pynchon.

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Ci pensi ogni tanto alle rane?


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Paul Thomas Anderson

Phil Parma è l’infermiere che assiste un malato terminale. Phil è una persona sola, buona, e sulle sue sincere lacrime versate al capezzale del vecchio morente, partono le prime note di pianoforte di Wise up.

Siamo nel bel mezzo di una sequenza-chiave del film, e quello che Paul Thomas Anderson ci mette sotto gli occhi è un vero e proprio videoclip. Integrale, con tutti i personaggi che cantano, immersi nelle loro crisi esistenziali ed aggrappati a speranze sottili, sottilissime, già spezzate o sul punto di spezzarsi. Ma cantano. Continua a leggere