Neruda, di Pablo Larrain. Sempre sia lodato.


Confessatelo: quanti di voi hanno visto Profugos? Parlo della serie tv, trasmessa qualche anno fa da HBO Latin America. Non vi sprecate a rispondermi adesso, non intasate il blog con i vostri commenti contriti, in pochi, pochissimi lo hanno fatto. Questo è male, è malissimo, non comprendo a quale titolo poi guardiate altro e vi affrettiate a definire questo altro come serie dell’anno, del secolo, del millennio. Dal momento che non avete visto Profugos, vi mancano i fondamentali. Profugos, che significa Fuggitivi e non profughi – lo dico a scanso di equivoci umanitari – è pensata scritta ed in parte diretta da Pablo Larrain, è un road movie, un cocaine thriller, un noir politico, una saga criminale, è la nascita di una nazione, ma a voi non interessa, voi ignorate. Ignorate quindi che in Profugos c’è Moreno, trafficante fuggitivo, con un passato da ex fascista torturatore gaudente sotto Pinochet. Questo Moreno, che poi è stato il subdolo Cucaracha in Narcos di Josè Padilha, ora è l’interprete di Neruda, ed è ovvio che sia così, il contrappasso filmico è la Storia secondo Pablo Larrain. Neruda.

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El Club, di Pablo Larrain. Bergoglio contro i malefici Zurdos


Uh, com’è difficile restare calmi quando i bimbi crescono ed i preti imbiancano. Vi confesso di aver peccato di superbia, per Carnevale avrei voluto travestirmi da Pseudo Simon Wiesenthal, per dare la caccia, non ai nazi imboscati, ma ai preti intruppati, quelli criminali, quelli stupratori, pedofili, maniaci, impettiti, impuniti, trasferiti. Ho cominciato a raccogliere materiale, circoscrivendo il periodo agli ultimi 30 anni,  ma l’impresa si è rivelata da subito titanica, centinaia di migliaia i casi accertati nel mondo intero, senza distinzione di sesso razza lingua o classe sociale, perchè i buoni pastori calano cristianamente la verga sul gregge tutto, pecore nere e pecore bianche, pecorine, pecorelle. Ero oramai prossimo allo scoramento, poi, su un quotidiano cileno, mi è apparso Bergoglio, la pope-star del cordoglio, e il suo anatema mi ha indicato la “retto” via. Zurdos!, ha tuonato il Gesuita. Non credete agli Zurdos, ai mancini, ai sinistrorsi, ai comunisti insomma, cileni e internazionali, che diffondono sui media pettegolezzi sulla Chiesa infetta e sul marciume dei suoi ministri. El Club, di Pablo Larrain, Orso d’Argento alla 65ma Berlinale.

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Grande cinema sotto l’ombrellone


Il ritorno di luglio è inesorabile. Uno si sollazza a pensare che un mese vale l’altro, invece no, luglio è un mese con i controcavoli, arriva e impone la sua legge biologica, la legge di luglio: occhi a mezz’asta, azzeramento cerebrale, inedia, dilatazione spazio-temporale. Anche io, che ho un grande potere da cui derivano grandi responsabilità, sento il mio cervello afflosciarsi, allora assecondo languidamente il riflusso e ripiego lemme lemme nella mia caverna, invulnerabile all’afa e sordo alle bombe d’acqua. Così, mentre il mondo esterno passa il suo tempo a declamare la grandezza e l’autorevolezza delle grandi serie TV, confondendo evanescenza e rivoluzione, io apro la dispensa del mio rifugio antiLuglio alla ricerca del grande cinema, che è stato e sarà per sempre, e ci trovo, ovviamente, William Friedkin.

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Riempite ora il rigo vuoto qui sotto come più vi aggrada:

Friedkin è …………………

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Running monday tuesday wednesday thursday friday saturday sunday..Chapter One


the magnificent four

the magnificent four

Profugos  

Pablo Larraìn & Johnathan Jacubowicz

2011

Romanzo Criminale, la serie diretta dal buon Stefano Sollima (ACAB), è forse il miglior prodotto televisivo di genere che si sia visto negli ultimi anni in Italia. Azzardarne un paragone con la serie cilena Profugos è come mettere a confronto il meteo del TG4 (è ancora così ridicolmente trash? Mi è capitato di vederlo qualche anno fa, c’era una bungabunghina che sorrideva ebete e sembrava chiedersi “che ci faccio qui? quando mi danno l’assegno? ma pure stasera devo farmi quei buffi vecchietti con la faccia dipinta?”) con Ichi the killer.

Insomma, siamo rovinati. Irrimediabilmente.

Meglio volare in Sudamerica, cullati tra le nuvole dalla malinconica voce di Camila Moreno e dalle sue canzoni calde e tenere come abbracci di una chica muy hermosa ad un condannato a morte, perfetto commento sonoro alla corsa forsennata di quattro fuggiaschi attraverso 13 puntate che provocano dipendenza.

Quattro fuggiaschi che vogliono solo restare vivi, magari portando via un bel mucchio di soldi.

Ovviamente, tutti li vogliono morti.

Corrono senza tregua, zigzagando tra Tir stracarichi di bottiglie di vino pregiato che in realtà contengono cocaina liquida, politici e sbirri corrotti di default, un’intero quartiere autogestito e controllato da ex rivoluzionari (quartiere che ricorda un po’ il nostrano narcojapigia di vent’anni fa), un seminario che per qualche ora diventa il nascondiglio perfetto, nonchè bucolica location per la sodomizzazione di un efebico monachello, una sterminata sinfonia di pallottole coltelli inseguimenti corpi stuprati decapitati malati di tbc torturati rapiti eviscerati mutilati decapitati e strafatti.

Profugos è forse la più entusiasmante galleria di personaggi mai apparsa sul piccolo schermo. Che per loro è davvero troppo piccolo. Questo è cinema, purissimo come cocaina non tagliata. Infatti lo produce e lo dirige la mano di Pablo Larraìn, l’autore della tripletta capolavoro sulla dittaura di Pinochet (Tony Manero-Post Mortem-No).

Qui la dittatura non si vede, ma passa nelle ossa e nel sangue, negli occhi e nelle mani dei fuggiaschi. Si affaccia negli incubi, si nasconde tra le lacrime e riempie con rancore i vuoti affettivi che ha generato…

(continua)

Panamericana


Pinochet

No

Pablo Larrain

2012

Pablo Larrain, cileno, è un genio, lo ringraziamo per Profugos, forse la migliore serie TV di sempre, insidiata,  ma a debita distanza, da House of Cards.

Gael Garcia Bernal, messicano, anzi, Panamericano, è un’icona, coni Inarritu, Cuaron, Meirelles, Salles, e, fuori dal Sud America, con Almodovar, Gondry.

Quando un genio incontra un’icona, il risultato è un capolavoro.

Nel film di Larrain, Gael è un pubblicitario medio, incaricato di progettare la campagna per votare No al referendum sulla legittimazione democratica del dittatore cileno, di cui non scriviamo il nome in quanto è bene che sia condannato ad eterno ed imperituro oblio.

No è un film intrinsecamente rivoluzionario: nel tema trattato, nella tecnica impiegata, nei dubbi e nelle inquietudini nascoste sotto l’euforia di un trionfo inatteso, quanto, forse, effimero.

E adesso, spingiamoci oltre, e, canticchiando il jingle della campagna per il No, che fa così:

Chile, la alegría ya viene (battendo le mani, un clap ogni 2 secondi)

leggiamo insieme queste parole:

Creemos, y después de este viaje

más firmemente que antes,

que la división de América

en nacionalidades inciertas e ilusorias

es completamente ficticia.

Constituimos una sola raza mestiza desde

México hasta el Estrecho de Magallanes.

Así que, tratando de librarme

de cualquier carga de provincialismo,

brindo por Perú.

Y por América unida.

Da I Diari della Motocicletta. Il Che si accommiata dagli amici della Colonia di San Pablo, va a finire il suo viaggio, ad iniziare la Storia.