Sabotage, ancora un ritorno del mio amico Arnold


Prologo: stanco, sofferente, sconfitto, un vecchio guarda il monitor di un pc, scorrono le immagini di sua moglie che viene giustiziata mentre lui, impotente da remoto, ha le mani e gli occhi legati. Sembrerebbe l’inizio del milleunmillesimo revenge movies, non fosse che il pensionato inane è Arnold Schwarzenegger nel pieno sfiorire della sua seconda vita cinematografica. Il film è Sabotage e non è un revenge movie classico, perché Schwarzy ha già vendicato tutto il vendicabile umano e sovrumano; non è nemmeno un action movie,è un b-noir brutto sporco e cattivo, un videogioco inteso come gioco-da-guardare, dove tutto si muove ma l’azione diretta del protagonista non c’è o è fuori campo, quello che succede è lontano da lui, che è attore-regista occulto che eteroinduce, mentre tutti gli altri personaggi sono mere macchine da scena che si sbronzano e cercano e sparano e tradiscono e si ammazzano.

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goodbyeYellowbrickroad


 

E’ un disco di Elton John uscito nel 1973, ritenuto uno dei suoi migliori lavori, nonché universalmente riconosciuto come opera fondamentale nella storia della musica. Ne conosco una canzone perfino io, si tratta di Saturday night’s alright (for fighting): l’ho ascoltata nella colonna sonora di Fandango, e ricordo di essermi stupito quando, leggendo i credits, ho dovuto ammettere a me stesso di apprezzare una canzone di Elton John. Ho sinceramente temuto che Yellowbrickroad fosse un film ispirato a quel disco, o che comunque avesse spunti in comune. No, non ne ha nessuno. Il disco è una sorta di concept che cita nel titolo Il Mago Di Oz, e che racconta la perdita dell’innocenza e il doloroso passaggio alla vita adulta. Nel film Yellowbrickroad, invece dell’innocenza, i protagonisti perdono altre cose, tipo una gamba e parecchie gocce di sangue, oltre che l’autocontrollo e gran parte della sanità mentale, perchè la strada dei mattoni gialli si rivela una strada verso l’ignoto.

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Song’e Seul


Solido. E’ un aggettivo molto usato, indica robustezza, compattezza, concretezza, affidabilità. Non brillantezza. Nemmeno genialità. Detto per il cinema, un film è solido quando fa diligentemente il suo dovere, performa secondo le aspettative sviluppando una buona sceneggiatura su argomento a tinte scure terminante in un approdo coerente. I film coreani, quando non sono eccezionali, lo sono. Solidi. Thriller coreani? Solidi. Horror coreani? Solidi. Gangster movie coreani? Solidi. Poi arriva un poeta coreano contemporaneo, Ha Yoo, che è pure regista e mischia un solido gangster movie con uno struggente melò, ottenendone A Dirty Carnival, un film…contaminato? Eclettico? Definitivo? Mi sfugge l’aggettivo, aiutatemi voi.A Dirty Carnival4

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Blind. Cecità alla norvegese


Il 22 luglio 2011 un norvegese come tanti ammazzò 77 norvegesi come tanti. Fece tutto da solo, innescando bombe, depistando, giustiziando, arrendendosi a strage compiuta. Quello che restò, come il foro dei proiettili nella pelle dei non più vivi: la visione fondamentalista nazicrista che animava Anders Breivik. Quello che impressionò, come un’invocazione di pietà persa nel vuoto: la civile Norvegia, la placida Norvegia, la glaciale Norvegia non aveva visto per tempo il mostro nero che strisciava sotto la sua pelle. Due giorni dopo la strage, Morrisey, il guru il mito il vate il dio consolatore il terzo occhio Morrisey affermò di provare orrore per la strage, in misura minore rispetto all’orrore per la strage quotidiana di animali perpetrata da McDonald’s e Kentucky Fried Chicken (Kentucky Fried Shit, ipso verbo). Dichiarazione che colpì la Norvegia negli occhi. Un vinile di Morrisey solista solo senza gruppo, Bona Drag, contiene la traccia I Am Blind ed è su di una mensola in Blind, film norvegese del 2014, esordio alla regia per Eskil Vogt strapremiato in patria, alla Berlinale, al Sundance, ovunque.

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L’armata delle femmine


 

Kenau

Maarten Treurniet

2014

 

Non se lo filerà nessuno: un film olandese, un film in costume, un film che ricostruisce una vicenda di cinque secoli fa, con qualche eccesso di romanticismo e un plot nel quale è nutrita la presenza di didascalie e ingenuità. Eppure, nonostante tutto, Kenau merita una visione. I motivi son presto detti: Resistenza, Barricate, Donne. Donne sulle Barricate che Resistono. Nel 1572, più di duecento anni prima della Rivoluzione francese.

 

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Va ora in onda: Il Terrore


The Terror, Live

Kim Byung-Woo

2013

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Una delle definizioni che più ci piace, capace di farci stravaccare bendisposti in poltrona con gli occhi sgranati e la massima attenzione, è: “solido thriller coreano”. Se qualcuno presenta un film con questa formula magica, pensiamo subito “è nostro”. E infatti The Terror, Live è nostro. Girato interamente all’interno di uno studio radiotelevisivo, è la miliardesima riflessione sui media, ma per fortuna del tutto priva di sermoni e pretese meta-qualsiasi cosa.

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The Terror, Live è costato meno di un decimo di Snowpiercer: i due film sono arrivati nelle sale contemporaneamente, e il piccolo film di Kim ha avuto comunque un ottimo successo: più di 200.000 biglietti nel primo giorno di programmazione.

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